“Rete di Ugolotti”: 13 febbraio 1985, la Juve cade nel nuovo stadio dei Lupi

Esattamente 35 anni fa veniva inaugurato nel modo più incredibile il catino di contrada Selvapiana: la squadra di Trapattoni, Platini, Boniek, Tardelli e Scirea andava al tappeto contro i rossoblù grazie a un gol di Ugolotti, con deviazione di Pioli. Quest’ultimo oggi allena il Milan e questa sera sfiderà proprio i bianconeri di Sarri. Chissà se le lancette dei suoi ricordi torneranno a quel freddissimo pomeriggio…

Avevamo 35 anni in meno e quel giorno toccammo il cielo con un dito. 13 febbraio 1985: una data stampata sulla rotativa del cuore dei tifosi rossoblù, oseremmo dire dell’intero Molise. Campobasso-Juventus 1-0. “E ho detto tutto…” se la sarebbe cavata il grande Totò. E invece bisogna raccontare tutto di quel giorno, tanto grande da far parte non solo della storia ma della leggenda, del mito, come una specie di poema omerico che narra le gesta di eroi senza tempo, venerati come divinità.

 

Dicono che il boato, intorno alle 16.00, si sentì fino a Corso Vittorio Emanuele e oltre. E quei gradoni tremarono per diversi secondi. Una specie di ‘collaudo’ naturale. Avevano segnato i Lupi, grazie a un gol di Ugolotti, al 38’ del primo tempo, che trovò la deviazione di Stefano Pioli, allora difensore bianconero e oggi allenatore del Milan. Le coincidenze della vita: questa sera il suo ‘diavolo’ affronterà in Coppa Italia proprio la ‘madama’. E chissà che per un attimo i suoi ricordi non facciano flash-back per tornare a quel mercoledì di 35 inverni fa.

Campobasso-Juventus

Faceva freddo, la neve era ancora ammucchiata a bordo campo. Ma nessuno sembrava avvertirlo. Le cronache ufficiali parlano di 26mila paganti, ma di spettatori ce n’erano almeno 10mila in più per quel match d’andata degli ottavi di Coppa Italia. E tanti rimasero fuori dai cancelli. Stretti come sardine, cuore in gola all’entrata delle squadre, entusiasmo alle stelle, tifo da urlo, sofferenza ed esaltazione. È dura descrivere quello che si provò quel giorno, sono sensazioni che al solo pensiero ti provocano un brivido lungo il corpo.

 

Per capire la portata di quell’evento che va oltre il calcio e lo sport: gli studenti furono fatti uscire prima dalle scuole, la campanella suonò con qualche ora di anticipo. C’era il Campobasso del presidentissimo Molinari che fece raggiungere l’apice della storia calcistica nostrana da seguire, da sostenere, da coccolare. Ed è bello osservare qualche foto sbiadita dell’epoca e poter dire: “Io ero seduto là, ai distinti…”, oppure “feci il raccattapalle quel giorno”, e ancora “sono da sempre juventino ma quel giorno mi tremò il cuore di fronte all’impresa della squadra della mia città per la quale esultai come un bambino”. E c’è chi pubblica su facebook il biglietto del “padre tornato appositamente da Roma per seguire la partita” (la foto è di Mario Colitti).

Campobasso-Juventus

Gli eroi di giornata furono, nell’ordine: Ciappi, Anzivino, Trevisan, Maestripieri, Progna, Della Pietra, Perrone, Pivotto, Rebonato, Goretti, Ugolotti, e poi Donatelli, Tacchi e Lupo subentrati nella ripresa. E questo era lo schieramento juventino: Bodini, Favero, Caricola, Bonini, Pioli, Scirea, Briaschi, Prandelli, Vignola, Platini, Boniek, ai quali vanno aggiunti Koetting, Limido e Paolo Rossi entrati nel secondo tempo.

 

Riccardo Cucchi così commentò per RadioRai: “Crollati tutti i record, praticamente allo stadio c’è tutta la città che conta 55mila abitanti, incasso di oltre 350 milioni”. Commovente e impeccabile la telecronaca di Gennaro Ventresca per Telemolise. Questa l’azione del gol: “Il cross di Goretti è buono, intervento della difesa, palla a Ugolotti… e rete, rete, rete, Campobasso in vantaggio per 1-0 sulla Juve al 38’. Sinceramente non avremmo mai atteso di concludere il primo tempo di questa telecronaca con il Campobasso in vantaggio”. E nel commento finale: “L’arbitro conclude la partita, vince il Campobasso contro la Juventus campione d’Italia, eccezionale”. E le immagini che scorrono inquadrando uno striscione che ha fatto storia: “U Campuasce è nata merce”.