Regione Molise, carte di credito usate per viaggi di lusso. La Procura cerca riscontri con hotel e ristoranti

Sta facendo rumore il caso delle carte di credito in dotazione a Giunta e dirigenti che possono spendere fino a 45mila euro all’anno per viaggi di rappresentanza al di fuori dello stipendio mensile, che sfiora i 13mila euro lordi. Dopo essersi rivolto ai magistrati, la denuncia social di Greco (5 Stelle) che annuncia una integrazione all’esposto. Intanto l’avvocato della Regione che aveva richiamato la struttura alla legge dicendo che i resoconti delle carte si devono poter visionare non solo è stata trasferita a un altro settore, ma è stata anche multata per 200 euro. La magistratura di Campobasso vuole chiarezza e ha aperto un fascicolo per peculato, truffa e falso. In seguito all’acquisizione della documentazione in via Genova, la polizia giudiziaria sta procedendo ai riscontri con fatture e ricevute emesse da hotel di lusso e ristoranti.

Sta facendo molto discutere l’indagine della Procura di Campobasso sulle carte di credito della Regione Molise. Alberghi, viaggi e cene pagati coi soldi dei contribuenti strisciando il bancomat in dotazione alla Giunta molisana e ai dirigenti di Palazzo Vitale sono un argomento che ancora oggi scuote l’opinione pubblica. Indignandola, non solo perché i ‘nostri’ continuano a scialacquare denaro pubblico senza lesinare su nulla, ma anche perché non sono trasparenti. Come se quel filo rosso di rabbia e sdegno che unisce le monetine addosso a Bettino Craxi e gli scandali più recenti sulle spese pazze dei consiglieri regionali fosse talmente sottile da essere quasi invisibile.

Almeno nei palazzi della Regione Molise – come abbiamo raccontato in questo articolo – dove a chiedere atti e documenti ci ha pensato la polizia giudiziaria che lavora alle dirette dipendenze della Procura campobassana e che, proprio in questi giorni, sta cercando riscontri tra alberghi e ristoranti in cui hanno mangiato e dormito politici e dirigenti regionali durante le loro missioni istituzionali.

Gli estratti conto delle carte sono sotto la lente della magistratura che lavora sulle ipotesi di truffa, peculato e falso: reati penali, per i quali ci sono persone indagate. Chiarire con un riscontro che quanto riportato negli atti acquisiti sia coerente con fatture e ricevute emesse da hotel e ristoranti è compito della polizia giudiziaria.

Al di là delle risultanze di questa investigazione, resta il fatto che chi per primo aveva chiesto questi riscontri, e cioè i consiglieri di opposizione del Movimento 5 Stelle, non hanno ottenuto alcuna risposta. Per di più la dirigente che aveva avvisato la Regione Molise della necessità, ai sensi della trasparenza, di fornire quelli che sono atti pubblici a tutti gli effetti è stata trasferita in altro ufficio e addirittura fatta oggetto di un provvedimento disciplinare e multata con 200 euro.

Ora, potrebbe essere che quanto accaduto alla dirigente Alberta De Lisio, prima in servizio all’Avvocatura regionale e oggi in Protezione civile, sia solo un caso. Ma la tempistica è sospetta e la trasparenza scarsa. Come esperta di legge, lo ricordiamo, la De Lisio consigliava e suggeriva alla collega Marilina di Domenico alla quale i grillini si erano rivolti (la Di Domenico è in servizio al Servizio Risorse finanziarie, bilancio e Ragioneria generale, ndr) di dare gli estratti conto degli assessori e del governatore. A Palazzo Vitale invece sembra abbiano fatto modo e maniera per non fornire i documenti, tanto che né Greco né gli altri del gruppo pentastellato alla fine hanno ricevuto nulla.

Loro si erano mossi già quando, durante la legislatura targata Donato Toma, il budget annuale sulla carta di credito è passato da 30 a 45mila euro. Una scelta anche questa poco in linea con la spending review ma anche con una Regione perennemente alle prese con i debiti della sanità. Nonostante tutto, per le spese di vitto, alloggio e trasporti la cifra, già di tutto rispetto, era stata aumentata di 15mila euro messa a disposizione delle carte di credito di assessori e dirigenti senza intaccare i già lauti stipendi di assessori e dirigenti quando gli stessi si recano in Italia e all’estero per conto e in nome della Regione Molise.

Già, perché questa indagine non riguarda solo i politici, quelli più abituati a metterci la faccia ma anche i capi dipartimento, personaggi generalmente nell’ombra, poco conosciuti dalla gente comune e dunque meno esposti alle critiche. Anche loro, come la classe politica, possono viaggiare a spese dei cittadini quando vanno in missione istituzionale. E alcuni di loro lo hanno fatto.

Ora i riscontri sui bancomat strisciati li sta facendo la Procura.

Non c’è dubbio: l’inchiesta  sulle carte di credito ha fatto parecchio rumore. Il nostro articolo è stato citato sui social scatenando reazioni che hanno arroventato ancora di più il clima.

Per alzare il ‘volume’ sulla vicenda l’autore dell’esposto presentato alla magistratura, Andrea Greco, questo pomeriggio (12 febbraio) ha pubblicato un video su Facebook in cui fornisce ulteriori dettagli annunciando un’altra diffida a integrazione di quella inviata al presidente Toma lo scorso 13 gennaio. Il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle ha annunciato di essersi rivolto non solo alla Procura, ma anche alla Corte dei Conti, ipotizzando un danno erariale alle casse pubbliche. 

Dopo aver accusato “la casta di essere scollegata dalla realtà”, a supporto della sua tesi Greco ha citato anche le missioni istituzionali dei consiglieri regionali, pagate ovviamente con i soldi pubblici. Ad esempio ha ricordato il famoso viaggio a Bruxelles (nelle foto correlate all’articolo) in occasione della ‘Settimana europea delle città e delle Regioni 2019’.

Bruxelles Toma Micone Di Lucente Fanelli

Nella capitale belga c’erano il governatore Donato Toma e la dirigente Mariolga Mogavero (che si occupa, fra le altre cose, proprio dei fondi europei), ma c’erano pure il presidente del Consiglio regionale Salvatore Micone, l’esponente della maggioranza Andrea Di Lucente (Popolari) e la collega del Pd Micaela Fanelli.

L’albergo nel quale hanno alloggiato Salvatore Micone e Andrea di Lucente si chiama Thon hotel: una rivelazione che ha fatto durante la diretta Facebook il consigliere pentastellato. Che ha rimarcato anche il costo della stanza: circa 450 euro per una doppia ad uso singolo. La cena? Cascate di pesce crudo in un rinomato ristorante belga. Al costo di circa 100 euro. A testa chiaramente. “Un sistema inaccettabile”, l’accusa finale di Greco.

I diretti interessati, finiti loro malgrado nel tritacarne mediatico, si sono giustificati così sulle elevate somme spese. “A Bruxelles – le parole di Micone – era in programma la Settimana europea delle Regioni, era piena di ospiti. Abbiamo prenotato due giorni prima di partire ed evidentemente le cifre alte erano dovute a questo. Altri viaggi istituzionali non sono costati tanto”. 

Motivazioni simili quelle fornite da Di Lucente che a Primonumero ha spiegato: “A Bruxelles c’erano commissioni e workshop a cui i consiglieri regionali – da che mondo è mondo – partecipano. Io sono stato autorizzato dall’Ufficio di presidenza e sono atti pubblici perchè io non uso le carte di credito della Regione, ma vengo rimborsato. Ho speso 1700 euro, è vero. Ma vedete in quei giorni quanto costano voli e alberghi a Bruxelles”. L’esponente di maggioranza, nonostante non utilizzi le carte di credito, è stato il primo ad essere tirato in ballo da Greco nel suo video-denuncia su Facebook. Un attacco frontale che ha provocato la reazione di Di Lucente: “Lo denuncio, Greco non dice niente su chi ha distrutto il Molise governando 20 anni”.

Tuttavia, a Bruxelles è andata anche la consigliera di minoranza Micaela Fanelli, sempre negli stessi giorni. “Ho pagato tutto io col mio stipendio e ho dormito in b&b pagando 80 euro”.