Procura Isernia prima in Italia contro le speculazioni su vendita mascherine e gel

Il Procuratore Carlo Fucci ha attivato le forze dell'ordine nelle verifiche conto i rincari dei prodotto più gettonati del periodo. La speculazione è un reato punito col carcere fino a 3 anni e con multe fino a 25mila euro. Più verifiche in tutto il Molise.

Se nei principali luoghi dell’e-commerce, a cominciare da Amazon e e-Bay, arriva la Guardia di Finanza perché in molti casi i prezzi delle mascherine e dei gel igienizzanti sono arrivati alle stelle, la provincia di Isernia è prima in Italia ad avviare controlli contro le speculazioni nelle attività commerciali reali.

Il procuratore Carlo Fucci ha infatti adottato una direttiva straordinaria finalizzata alla verifica dei prezzi della merce più richiesta del periodo, cioè tutti quelli articoli che vengono considerati, a torto o a ragione, preziosi per contrastare il virus e limitare il contagio.

I prezzi di vendita al pubblico di mascherine e igienizzanti in diversi casi sono aumentati vertiginosamente, arrivando a proposte impensabili: anche fino a 10 per una mascherina che abitualmente costa meno di 2 euro, e aumenti eccessivi anche sui detergenti con il 60% di alcol, considerati utili per lavare le mani quando mancano acqua e sapone.

Contro tutto questo il procuratore di Isernia ha attivato Questura, Carabinieri e Polizia municipale in un controllo a tappeto delle attività commerciali. Il reato di speculazione dei prezzi è il 501 bis ed è punito fino a 3 anni di carcere, con multe che partono da 500 euro e possono arrivare a 25mila euro.

Il cittadino può rivolgersi alle forze dell’ordine nel momento in cui accerta che i costi di questo tipo di articoli siano aumentati. E’ un rischio, che in altre aree italiane è già stato accertato.

Oggi c’è stata una riunione in Prefettura sull’argomento. Non è solo Isernia che avvia controlli perché le forze dell’ordine del territorio molisano sono attivate in generale per fronteggiare questo tipo di reato e arginare rincari che possono superare il 140%, come denunciato anche nei giorni scorsi da Federconsumatori, perché i prezzi sono lievitati a dismisura non solo su internet ma in alcuni casi anche in alcuni negozi italiani.