I dati scientifici contro la paura del contagio. L’infettivologo: “Coronavirus come un raffreddore”

C'è davvero da temere il paventato contagio da Coronavirus? Se anche si verificassero - cosa peraltro probabile e verosimile - dei casi in Molise, come andrebbe contestualizzato il tutto? Per fare chiarezza abbiamo intervistato il dottor Claudio Ucciferri, infettivologo all'ospedale di Chieti nonchè professore all'Università degli Studi del Molise. "Si tratta nella stragrande maggioranza dei casi di una patologia banale, con un decorso simile a quello di un raffreddore. Non ci deve terrorizzare".

Primonumero.it ha chiesto il parere di un esperto, il dottor Claudio Ucciferri, infettivologo all’ospedale di Chieti nonchè professore all’Università degli Studi del Molise, per fare chiarezza su alcuni aspetti dell’infezione del Coronavirus che preoccupa vieppiù la popolazione.

 

Dottor Ucciferri, partiamo dai punti fermi: cosa sappiamo di questo virus?

“È un virus già noto, un Coronavirus appartenente a una famiglia che dà spesso patologie negli animali e nell’uomo, un virus RNA che è già diffuso nell’ambiente e che in passato è stato responsabile di patologie più serie come la Sars e la Mers”.

Da parte della comunità scientifica, ci sono motivi di preoccupazione legati al fatto che il Covid-19 sia un virus nuovo e ancora senza un vaccino?

“Sì, la preoccupazione è legata al fatto che sia un virus nuovo, perchè è un sottotipo di Coronavirus che non era presente in precedenza. Si ritiene che verosimilmente da una specie animale si sia sviluppato un virus con capacità di aggredire l’uomo. Da un punto di vista scientifico, il fatto che sia un virus nuovo fa sì che il sistema immunitario non sia totalmente preparato e quindi si può diffondere più facilmente rispetto ad altri Coronavirus”.

Ci può spiegare le modalità con cui si trasmette (e non si trasmette)?

“Il virus si trasmette, come tutti i Coronavirus a cui appartiene, attraverso le goccioline di Flügge (emesse tramite starnuti e tosse), analogamente a quello che accade con l’influenza. Non è dimostrata né sospettata la trasmissione indiretta, ovvero quella tramite oggetti inanimati. Quindi non si trasmette passando in un posto dove è passata una persona infetta tempo prima, né toccando una superficie che può contenere il virus, né in nessun altro modo simile”.

Come è la sintomatologia del virus?

“Il virus nell’80% dei casi causa una patologia che presenta scarsissima rilevanza clinica e scarsissimi sintomi. Analogamente a quello che fanno gli altri Coronavirus circolanti, la patologia somiglia molto ad un comune raffreddore. In questo 80% rientrano anche persone che addirittura non hanno sintomi. Nel 20% dei casi la patologia sembra clinicamente più rilevante ed interessa l’apparato respiratorio in maniera più importante, tanto che le persone possono stare male. Di questo 20% una piccola parte di persone svilupperà un’insufficienza respiratoria, cioè una incapacità di respirare bene e normalmente, e di questi solo una piccolissima parte, inferiore in Occidente (ovvero fuori dalla provincia cinese dell’Hubei) all’1% può morire. In genere muore chi ha delle patologie che possono portare a complicanze, un po’ come è accaduto nei casi italiani”.

È utile che su tutti i casi sospetti (con persone cioè che presentano sintomi simili a quelli del Covid-19), come sta succedendo anche in Molise, si effettuino tamponi oppure è una procedura della quale in generale si sta abusando?

“Premesso che parliamo di una patologia che non è estremamente grave e seria, ma che nella maggior parte dei casi è abbastanza banale. Ebbene, in un’ottica di controllo della popolazione si è deciso di fare tutti questi test. Ma l’utilità reale nel testare una persona che non ha sintomi (come detto sopra è così in molti casi, ndr) in realtà non c’è”.

Stanno emergendo due posizioni nel mondo scientifico, quella che tende a sminuire la portata dell’epidemia e l’altra che vuole che si tenga alto il livello di allerta. Lei cosa pensa?

“Noi dobbiamo sempre basarci su quello che abbiamo, sui dati e non sulle opinioni. Il virus verosimilmente è mutato da un animale, il pangolino, e si trasmette all’uomo grazie a questa mutazione che ha subito. Ma nella maggior parte dei casi non causa patologie rilevanti ed è gravato da una mortalità davvero bassa. Il virus ha un’infettività sostanzialmente sovrapponibile a quella che ha un’influenza, quindi ci si può aspettare una diffusione del virus nella popolazione molto più ampia di quella attuale, ma va detto che la mortalità rimane inferiore all’1% nei Paesi Occidentali. Questo significa che per quanto la patologia possa diffondersi, in realtà è una patologia per la maggior parte dei casi banale. Dovremo essere tutti tranquillizzati da questo aspetto. Non mi pare che abbiamo delle norme molto restrittive riguardo all’influenza, che ogni anno in Italia miete 7mila morti. Dovremo considerare tutto cum grano salis”.

Ritiene eccessive dunque le misure precauzionali (isolamento, quarantena, ordinanze varie) che si stanno prendendo a livello nazionale?

“Alcune misure sono oggettivamente fuori luogo ed eccessive, altre hanno lo scopo di limitare la diffusione del virus e possono essere comprese e capite. Alcune misure ‘estremistiche’ probabilmente sono un po’ eccessive. Non lo sarebbero se parlassimo di un virus con una mortalità del 10-20%. Invece parliamo di un virus con una mortalità estremamente bassa e una possibilità di eventi seri abbastanza contenuta. Molte strategie sono rivolte a contenere la diffusione della malattia, parliamo comunque di una malattia che si trasmette tramite goccioline di Flügge pertanto è necessario un contatto molto stretto. Detto ciò, ripeto, alcune misure mi paiono eccessive”.

Ci sono soggetti che più di altri hanno motivo di temere la contrazione del virus?

“La malattia si trasmette analogamente a qualunque malattia respiratoria come l’influenza: starnutendo, con secrezioni rino-faringee, col contatto di queste secrezioni con le prime vie aeree (naso, bocca, congiuntiva). Il paragone con l’influenza che fanno molti colleghi è sicuramente corretto, e come nell’influenza i soggetti che hanno altre patologie (respiratorie o di altro tipo) sono a maggior rischio di complicanze. Come d’altronde si è visto in questa epidemia di Sars-Cov-2, i soggetti con altre patologie (neoplastici, persone con problemi respiratori gravi, anziani) sono quelli che rischiano di andare incontro alle complicanze. I soggetti più fragili insomma rischiano di più”.

Una persona in buona salute dunque non ha motivo di temere di contrarlo? Nel caso il contagio sia conclamato, che decorso della malattia la persona infettata si deve aspettare?

“Per la maggior parte delle persone, giovani e in buona salute, il virus si presenterà come una patologia banale con pochissimi sintomi se non addirittura nessuno. Il decorso sarà simile a quello di un raffreddore”.

Il Coronavirus, insomma, da solo non può essere fatale?

“Ce lo dicono i morti che si sono registrati finora in Italia. Avevano tutti delle gravi compromissioni, preesistenti, e con qualunque patologia infettiva avrebbero rischiato”.

In Molise, così come in molte altre regioni, finora non si registrano casi. Da un punto di vista epidemiologico, si può scongiurare che il virus arrivi anche qui?

“Ritenere che abbiamo un gradiente ‘inverso’ Nord-Sud è un po’ una utopia. Il virus si trasmette per via aerea. Quindi è possibile e verosimile ritenere che prima o poi si diffonda anche alle nostre latitudini. Vero è che il nostro Ministero della Salute sta attuando delle norme abbastanza ‘forti’ per contenere l’infezione. Però non dobbiamo temere né essere preoccupati del fatto che il virus possa raggiungere il Molise o qualunque altra regione del Sud. Questa cosa è possibile e non ci deve terrorizzare”.

Come consiglia di comportarsi nel caso si venga contagiati?

“Beh, le norme stabilite da Ministero e Regioni sono abbastanza rigide e codificate per i pazienti che hanno contratto l’infezione e a quelle ci si dovrà attenere. La persona a cui viene fatta la diagnosi sicuramente entrerà in un sistema di sorveglianza sanitaria per evitare di diffondere il virus ad altri”.