Non solo protesi e carrozzine, a rischio anche i prodotti per celiaci. “L’Asrem paga dopo 6 mesi, siamo allo stremo”

L'Asrem paga dopo 180 giorni e le aziende audioprotesiche, le ortopediche sanitarie e i negozi specializzati per celiaci sono allo stremo. "Se non ci sarà una soluzione in tempi rapidi, dal 1 marzo non potremo più garantire il servizio". Una tegola che avrebbe ripercussioni ingenti e sui pazienti e sull'economia molisana

All’inizio del mese di marzo al Molise della sanità disastrata potrebbe aggiungersi un’altra tegola. Stop alle forniture, per i pazienti che ne hanno diritto, da parte delle aziende sanitarie ortopediche, delle audioprotesi e dei prodotti per celiaci convenzionati con l’Asrem.

Il perché è presto detto: le aziende scontano ritardi di oltre 180 giorni nei pagamenti col risultato che “siamo ormai al collasso”. È un grido d’allarme il loro, di cui già settimane fa Primonumero.it vi aveva dato conto, in particolare riguardo alle aziende ortopediche che lamentavano ritardi sui 150 giorni. Ma la situazione è addirittura peggiorata ed è comune anche ad altre realtà, tra cui quella dei negozi specializzati – convenzionati con l’Asrem – per i prodotti per celiaci.

Primonumero ha contattato un referente di una di queste realtà: Ivan Pasquale, titolare di un negozio di alimenti senza glutine di Campobasso. Una delle tante aziende che domani, 5 febbraio, si rivolgeranno alla stampa per sottolineare la drammaticità del momento che stanno vivendo. Sarà più o meno una sorta di ultimatum rivolto all’azienda sanitaria molisana e alla Regione Molise. “Non lo facciamo per ripicca, ma perché siamo allo stremo e davvero non ce la facciamo più”. Se non si porrà fine a questa situazione e non si troveranno delle soluzioni – anche di compromesso – le aziende di questi tre settori, peraltro fondamentali perché legati alla salute dei cittadini più vulnerabili, alzeranno bandiera bianca a partire dal 1 marzo.

È questo quanto si legge nella missiva che sarà inviata domani ai vertici di Asrem e Regione e, per conoscenza, ai Ministeri dell’Economia e delle Finanze e a quello della Salute. La sostanza è chiara e suona all’incirca così: saremo in grado di erogare il servizio fino al 29 febbraio, non oltre. “Abbiamo già fatto tantissimo finora, sarà un miracolo anche arrivare a fine mese”.

Eppure la legge, e in particolare la nota del Mef, parla chiaro a riguardo. Le aziende sanitarie regionali devono assicurare la liquidazione delle fatture entro i 60 giorni. Ma qui siamo ben oltre i 6 mesi, tanto da fare del Molise il fanalino di coda d’Italia. Perché anche nelle regioni notoriamente ‘lumaca’ nei pagamenti alle imprese convenzionate, come la Campania, ci si è messi in regola. Non così da noi. “Anzi, dai 4 o 5 mesi di ritardo siamo arrivati ai 6 da giugno fino ad ora”. “Senza incassare non riusciamo più a sostenere i costi”, il grido d’allarme che si spera venga raccolto da chi di dovere. Altrimenti a pagarne le spese saranno anche gli incolpevoli pazienti.

Protesi acustiche, carrozzine, letti ortopedici, e alimenti per chi è intollerante al glutine. Presto i pazienti che ne hanno bisogno, e che sono dotati di un particolare buono che gli consente di pagare di tasca propria il materiale suddetto, potrebbero sentirsi rispondere dai rivenditori specializzati che non possono più averli. Solo per i celiaci, parliamo di circa un migliaio di persone nell’intera regione.

Si tratta di aziende, da Termoli a Campobasso e non solo, che lavorano al 90 per cento con la Pubblica Amministrazione. Se questa paga dopo sei mesi, i rivenditori non sanno come pagare la merce ai fornitori. Non solo, molte di queste realtà imprenditoriali hanno dei dipendenti. “Come facciamo ad essere in regola con tasse, stipendi e pagamenti ai fornitori?”. Oltre al danno si aggiunge la beffa di vedersi recapitare le cartelle esattoriali, insomma di pagare la mora sulle tasse non versate nei tempi. “Da una parte non prendiamo i nostri soldi, quelli che ci spettano, e dall’altra dobbiamo pagare gli interessi sulle tasse”. Una situazione esplosiva, che rischia di paralizzare buona parte dell’economia del nostro già fragile territorio.

Di chi la colpa? “Sta diventando una barzelletta, Regione ed Asrem si rimpallano le responsabilità e nulla cambia”. Eppure non per tutti funziona così, come fa notare l’imprenditore del capoluogo. Aziende grandi, tanto per citarne una la Neuromed, o le stesse farmacie vengono rimborsate con una tempistica ben diversa. “Siamo tutti imprenditori, abbiamo tutti le stesse esigenze e dobbiamo essere trattati allo stesso modo”.

In attesa di soluzioni, che vista la situazione dovranno essere repentine, le aziende di questi settori stanno provvedendo, singolarmente, a far fare agli avvocati i decreti ingiuntivi per l’Asrem. Un modo per tutelarsi, certo, non già la soluzione, perché i tempi di questa strada sono in ogni caso lunghi. “Così non possiamo risolvere il problema del servizio all’utenza”. Oltretutto ad esserne danneggiato sarebbe anche il bilancio della sanità molisana, perché una volta condannata a pagare l’Asrem si troverebbe con un aggravio di spesa (rimborsi spese legali, interessi ecc).

Vista la situazione, le aziende sono decise ad alzare la ‘voce’, ad avere risonanza anche sui media nazionali. “Perché questa non è una situazione normale”. Non chiedono il rispetto pedissequo della legge, e dunque del pagamento a 60 giorni, ma almeno a 120. “Invece c’è un menefreghismo assoluto”.

Fornitori che si fermeranno, cittadini che dovranno rivolgersi al privato non convenzionato (rimettendoci del denaro) o finanche fuori regione. Il conto alla rovescia è partito ed è inesorabile.

 

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