Nelle reti da pesca dei marinai termolesi il pericoloso granchio blu dell’Atlantico: al via gli esami

L'esemplare di crostaceo preda molluschi e altri pesci e mette a rischio la biodiversità non essendo una specie autoctona

Un esemplare di granchio blu è stato pescato nelle scorse ore nel mare al largo di Termoli da un peschereccio locale. Si tratta di un crostaceo parecchio pericoloso per l’ecosistema marino dell’Adriatico poiché il granchio blu è originario invece della sponda occidentale dell’Oceano Atlantico, quindi nella zona che va dal Canada fino all’argentina.

Granchio blu

In Italia la sua presenza era stata segnalata negli anni scorsi in Puglia e in un secondo tempo anche nella zona di Venezia e in Romagna. Ma a quanto pare di questi esemplari se ne vedono sempre più spesso anche nelle reti da pesca delle imbarcazioni che battono acque molisane.

granchio blu

Si tratta di un animale onnivoro e aggressivo, capace di catturare molte specie marine compresi molluschi nonché altri crostacei e pesci. Lo si riconosce facilmente per la colorazione bluastra delle sue chele.

Per questo l’associazione Armatori Pesca del Molise fa sapere che “in accordo con la marineria termolese, in seguito alle ormai sempre più frequenti presenze nelle battute di pesca di crostacei blu, ha deciso di segnalare l’ultimo rinvenimento, in quanto consapevole della loro pericolosità.

Stamattina l’armatore Maretto Recchi ha consegnato alla biologa marina Giuseppina Mascilongo, dipendente dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise “G. Caporale” (Izsam), un esemplare di granchio blu, specie esotica particolarmente invasiva che può mettere in pericolo la biodiversità locale”.

Granchio blu

Secondo quando aggiunge l’associazione Armatori Pesca del Molise “la dottoressa ha confermato essere un esemplare di granchio denominato “Callinectes sapidus” originaria della sponda americana dell’oceano Atlantico. Questo granchio preda pesci, crostacei e molluschi recando gravi danni alla pesca“.

Scattano quindi le necessarie verifiche. “Quindi l’esemplare conferito presso l’Izsam sarà esaminato e sarà attivata la procedura di segnalazione del rinvenimento che prevede la comunicazione all’Ispra, l’Istituto Superiore della Protezione dell’Ambiente. Tutto ciò conferma come il connubio tra operatori del settore pesca e gli enti di ricerca sia indispensabile per la salvaguardia dell’ecosistema marino“.