Maxi risarcimento per il Termoli jet, i condannati vanno in Appello. Chieffo: “Non ho nulla di mio”

Gli esponenti dell'ex giunta Iorio e l'ex dirigente Pollice si preparano a rivolgersi ai giudici di secondo grado dopo la condanna della Corte dei Conti a pagare 3,5 milioni. L'ex assessore alle Infrastrutture, che dovrà versare l'esborso più salato (2,1 milioni), commenta: "Rifarei altre cento volte quella delibera, ma chi è addentro ai fatti sa come si sono svolte le cose". Non si dice pentito neppure l'ex governatore: "Ho agito per il bene del Molise". Ma i giudici contabili hanno riconosciuto il danno erariale e lo sperpero di soldi destinati alla ricostruzione post sisma.

Si giocheranno le loro carte in Appello dopo la sentenza della Corte dei Conti. Le sette persone condannate – sei esponenti dell’ex governo Iorio e l’ex dirigente Domenico Pollice – sperano nel secondo grado di giudizio per evitare la ‘mazzata’ inflitta dai giudici, che li hanno ritenuti colpevoli di aver sprecato 8 milioni di soldi pubblici per realizzare il famoso Termoli jet.

Antonio Chieffo è il più colpito in questa vicenda, considerato il principale responsabile perchè promotore della delibera che ha autorizzato il progetto. Dovrà pagare il conto più alto: la bellezza di 2 milioni e 100mila euro, la fetta più cospicua (il 60%) del risarcimento complessivo di 3,5 milioni stimato dai giudici. “Sono costernato”, commenta il giorno dopo la condanna a Primonumero. “Se farò appello? E’ il minimo. Io non ho nulla di mio, non sono uno che ha nascosto qualcosa, non ho grandi proprietà. Ho vissuto sempre con grande trasparenza e onestà”.

Per la magistratura contabile non è esattamente così: è stato riconosciuto il danno erariale. Chieffo e Pollice sono stati ritenuti responsabili di “dolo”, mentre si parla di “colpa grave” per gli altri imputati, ossia gli ex amministratori della Regione Molise Michele Iorio, Filoteo di Sandro, Rosario De Matteis, Michele Picciano e Gianfranco Vitagliano. Pagheranno anche loro nel caso in cui Chieffo e Pollice non riescano a saldare: 500mila euro l’ex presidente, 350mila gli altri.

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Inoltre l’ex assessore, ricordano ancora i giudici nella sentenza, era amico di vecchia data di Larivera, il gruppo imprenditoriale favorito dall’operazione perchè scelto come partner privato del progetto di rilancio turistico senza gara pubblica.

Ma Chieffo ha un’altra versione: “Ci aspettavamo tutt’altro per come si sono svolte le vicende e per i fatti che altri non conoscono nei dettagli”, aggiunge l’ex titolare delle Infrastrutture nella giunta Iorio.

Dalle sue dichiarazioni è forse possibile ipotizzare uno scenario diverso, intrecci che probabilmente solo chi era nelle stanze dei palazzi del potere conosce. “So che la vicenda ha colpito l’opinione pubblica – rimarca ancora Chieffo – ma chi è addentro ai fatti sa come si sono svolte le cose realmente“. E insiste: “Non me l’aspettavo, ho vissuto sempre con integrità. So che ho proposto io quella delibera, ne ero convinto e lo rifarei altre cento volte. Ma poi per come si sono svolti i fatti… sono passati quindici anni, ci sono state altre delibere di indirizzo che il nesso di causalità si ritrova lì, con tutte quello che è successo dopo”.

Un riferimento forse alle tesi della difesa che ha sostenuto l’assenza del nesso di causalità: la mancata realizzazione del Termoli jet sarebbe conseguenza di eventi successivi alla delibera di giunta e in particolare alla mancata sottoscrizione dell’aumento di capitale da parte del privato, la rottura dei motori della nave e la successiva gara andata deserta.

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Pure Michele Iorio proverà a spuntarla nel secondo grado di giudizio. “Non sono pentito di quello che ho fatto, dimostrerò in sede di Appello le ragioni di questa scelta che a mio giudizio non comporta alcuna penalità tanto è vero che eravamo stati assolti presso il Tribunale di Campobasso in sede penale. Mi risulta difficile immaginare come si possa essere condannati in altra sede”.

Per l’ex presidente non si può parlare di sprechi: “Io ho fatto quella scelta convinto di fare l’interesse del Molise e soprattutto dell’area di Termoli . Il collegamento con la Croazia è stato un sogno molisano che avevo trovato modo di realizzare. Poi ci sono stati alcuni episodi, la guerra delle compagnie di navigazione che collegano Pescara e Ancona che hanno presentato ricorso al Tar contro questa iniziativa”.

Il riferimento è al ricorso al Tar Molise presentato nel 2010 da uno dei colossi dei trasporti marittimi, la Snav.

Iorio rivela poi che il Termoli jet avrebbe comportato dei benefici economici: “Nel primo anno di attività la nave ha prodotto un fatturato che supera il milione di euro. Nessuno poi ha voluto comprendere che anche l’investimento fatto dalla Regione, se l’imbarcazione avesse continuato a funzionare, sarebbe stato ripagato dal privato dopo cinque anni. Abbiamo fatto tutto nell’interesse pubblico del Molise. Quindi, non sono pentito di quello che ho fatto. All’epoca però ci furono una serie di denunce da parte dei miei oppositori politici che hanno portato la vicenda nei Tribunali. C’è stata una causa penale durata parecchi anni e che mi ha visto assolto in prima istanza con formula piena assieme a tutta la ex Giunta. Quindi ora c’è sconforto nell’apprendere questa decisione, che ribalteremo in Appello, perchè non regge”.

Se i condannati sono convinti della loro buonafede, la sezione giurisdizionale della Corte dei Conti è di tutt’altro avviso. In questa storia di sprechi di soldi pubblici i magistrati contabili hanno riconosciuto anche le responsabilità della ‘parte tecnica’, oltre a quella politica:  l’ex dirigente regionale Domenico Pollice è stato condannato a pagare un conto salato, 1 milione e 200 mila euro. E’ intenzionato a far valere le proprie ragioni nel secondo grado di giudizio.

“Stiamo già predisponendo l’appello”, dice l’avvocato Daniela Mammarella che difende l’ex capo della struttura regionale per il Servizio opere marittime. “Il dirigente Pollice è convinto di non aver assolutamente contribuito alla delibera che è un atto politico, non un atto del dirigente”. 

Tutto è cominciato nel 2005, quando l’ex governo regionale guidato da Michele Iorio ha avviato il progetto di realizzazione del collegamento marittimo veloce tra la costa molisana e la Croazia.

In base al progetto, dal porto di Termoli viaggiatori, mezzi e merci avrebbero potuto raggiungere i porti di Spalato, Piace e Dubrovnik. Trasporto garantito con frequenza giornaliera e per tutto l’anno. Costo complessivo dell’operazione: 15 milioni e 900mila euro, di cui 7,9 milioni di risorse regionali (vennero utilizzati i fondi  dell’articolo 15, ossia i soldi stanziati dal Governo dopo il terremoto del 2002), 8 milioni a carico del privato, la società Larivera spa, individuata solo in un secondo momento e senza una procedura a evidenza pubblica nonostante la mole di soldi prevista nell’investimento. Inizialmente, si sarebbe dovuta costituire una società mista pubblico-privata (con una partecipazione minoritaria della stessa Regione Molise). Salvo poi concedere l’esclusiva alla società Larivera, considerato “partner industriale privato”.

Poi il processo penale sul Termoli jet, dal quale la giunta Iorio è stata assolta. Ma per la Corte dei Conti il danno alle casse pubbliche c’è stato ed è stato pure ingente. Il secondo tempo della partita si giocherà dunque in Appello. E chissà se nel secondo grado di giudizio saranno rimodulati pure gli importi che Chieffo e Pollice dovranno restituire.