La Tua, la società che voleva fare il tunnel ma ha fatto solo debiti: ora Piazza del Papa è delle banche, che la possono vendere all’asta foto

Se il Comune di Termoli non paga subito almeno i 300mila euro della transazione stragiudiziale, le banche creditrici decideranno di mettere all’asta le numerose aree di piazza del Papa sotto ipoteca a garanzia dei (tanti) soldi prestati alla Società di Trasformazione Urbana che ha dilapidato il capitale senza produrre utili. La storia comincia nel 2003, con Remo Di Giandomenico sindaco, e va avanti tuttora tra paradossi ed errori, come il Palairino ceduto fra i beni del Comune alla società privata e recuperato solo grazie a un “miracolo” del Liquidatore incaricato dal Tribunale

Si chiamava Tua, alias Società di trasformazione urbana. Voleva rivoluzionare Termoli, realizzare una cittadella a Piazza del Papa con Municipio, scuole, attività commerciali, opere di edilizia residenziale convenzionata. Qualcuno lo ricorderà: era nata nel dicembre del 2003. Propositi ambiziosi, ma risultati fallimentari.

La Tua, una idea dell’ex sindaco Remo Di Giandomenico, è naufragata tra codicilli, nuove norme, modifiche alle leggi che disciplinano l’urbanistica. Peccato che, insieme alle grandi idee per l’urbanistica termolese, non si siano volatizzati anche i debiti. Quelli rimangono, superano il milione di euro, e aspettano di essere “saldati”. Da chi? Dal Comune, ovviamente. Perché la Tua era una società a capitale misto, pubblico privato, ma non è mai decollata. Gestita al 97% dal Comune di Termoli e al 3% dallo Iacp, dopo anni di spese per pagare l’affitto e una “governance” che governava solo se stessa, è stata messa in liquidazione volontaria. E ora è proprio il liquidatore, il commercialista Giovanni Monti, a lanciare un allarme niente affatto campato in aria: se il Comune di Termoli non si sbriga a restituire i soldi avuti in prestito dalle banche, queste ultime metteranno in vendita i terreni sui quali insiste l’ipoteca. Non si tratta di terreni qualunque, ma di un’area strategica e fondamentale come Piazza del Papa.

piazza Papa Termoli foto

Già. Perché anche se nessuno lo sa, anche se la notizia è sempre stata tenuta “riservata” il più possibile dalle varie amministrazioni che si sono succedute nel corso degli ultimi 20 anni a Termoli, una larghissima fetta di Piazza del Papa – tra via America, Viale Pertini e via Madonna delle Grazie – non appartiene più al Comune. Possibile? Altroché, spiega il dottor Monti, che da anni sta cercando – finora inutilmente – di chiudere la liquidazione pagando i creditori e restituendo finalmente immobili e aree pubbliche al Comune.

“Le banche – spiega il commercialista nominato dal Presidente del Tribunale di Larino – richiedono la restituzione dei finanziamenti anticipati, ipotecando le aree pubbliche e minacciando di venderle all’asta”.

Per la verità qualcosa di simile è già accaduto quando alcuni creditori, ex componenti del collegio sindacale e contabili della Tua, non soddisfatti perché non erano stati pagati dalla Tua come da accordi, hanno avviato un’azione giudiziaria presso il Tribunale di Larino per circa 130mila euro. Questo è avvenuto ancora prima della messa in liquidazione, nel 2011, e già all’epoca il Tribunale ha riconosciuto loro il credito vantato e ha avviato un procedimento di esecuzione immobiliare di un’area di 5mila metri quadri di proprietà della Tua, vendendola all’asta a 99mila euro. L’ha comprata la società Scavolo Costruzioni.

In pratica è successo questo: la Tua, partecipata del Comune di Termoli quasi interamente, si è auto-intestata alcune aree del Comune a Piazza del Papa durante una operazione di aumento del capitale sociale, portato da 100mila a un milione e 600mila euro. D’altronde i progetti urbanistici erano questi: la società messa in campo da Di Giandomenico, con Mario Ferretti presidente e Vittorio Abiuso Amministratore delegato, intendeva realizzare tra le altre cose un parcheggio sotterraneo a 3 piani da minimo 450 posti auto in piazza Sant’Antonio e un tunnel di raccordo tra il porto e il lungomare. “Un progetto che contribuirà a cambiare in meglio il volto della città” aveva dichiarato nell’agosto 2004 proprio l’ex sindaco Di Giandomenico. Una cosa molto simile, nelle intenzioni, al progetto di riqualificazione della ex amministrazione di Angelo Sbrocca. Il quale è stato anche lui, dopo Ferretti, presidente Tua, al vertice di un cda che vedeva Abiuso e Glave in rappresentanza del Comune, Fagnano e Lembo per lo Iacp.

Cosa c’entri piazza del Papa con tutto questo è presto spiegato: poiché la Tua, dal 2004 al 2013, non ha affatto conseguito l’oggetto sociale per il quale si era costituita, cioè non ha realizzato nulla di quanto voleva o doveva fare, è ricorsa a un escamotage per “fare cassa”, e cioè ha ceduto volumetrie di edilizia per permettere ai privati di realizzare edifici e palazzi vari. Una operazione tuttavia che non ha minimamente risolto il problema, portando ricavi marginali, insufficienti anche solo a coprire i costi fissi: affitto sede e uffici, consulenti e contabili, onorari del Collegio sindacale, gettoni di presenza ai componenti del Cda e dell’amministratore delegato.

Ecco un esempio, atti alla mano: a fronte di un introito di 70mila euro a esercizio per la cessione delle volumetrie ai costruttori, la Tua ha sborsato 168mila euro per pagare l’ex amministratore delegato della società (società che non ha fatto nulla) Vittorio Abiuso nel triennio 2004, 2005, 2006.

Insomma, una emorragia inarrestabile. E siccome la Tua aveva bisogno di liquidità, siccome doveva aumentare il capitale, si è rivolta alle banche. Chi altri avrebbe potuto prestare somme a 6 cifre? Unicredit e Bls non hanno fatto una piega e hanno sganciato alla Tua (partecipata al 97% dal Comune di Termoli) 450mila euro sull’unghia. La garanzia era rappresentata proprio da tutte quelle aree di piazza del Papa, acquisite dalla Società di Trasformazione Urbana e finite sotto ipoteca dei creditori.

Il meccanismo è il seguente: tu hai bisogno di soldi ma non fatturi nulla e quindi io non so se mi potrai restituire il denaro che ti presto. Quindi tu metti in gioco i tuoi beni mobili e io ti dò i soldi. Se non puoi pagare quei beni diventano miei, che li vendo per ricavare quei soldi che tu non mi hai restituito.

piazza Papa Termoli foto

E così piazza del Papa, per una larga parte, è passata alle banche come nel gioco del Monopoli. E sono passati alle banche perfino edifici che insistono in quella zona come il Palairino. “Quello fu un errore del perito – chiarisce il liquidatore Giovanni Monti – scoperto nel 2017, quando il sindaco Sbrocca segnalava la necessità di lavori di straordinaria manutenzione al Palazzetto della piazza che da un controllo risultava in catasto di proprietà Tua Spa”.

Se questa vicenda è finita bene, perché il perito ha ammesso la confusione e il Palairino è tornato fra i beni immobili del Comune di Termoli con atto notarile, non altrettanto può dirsi di tutto il resto della piazza, chioschi compresi. Ora le banche “richiedono la restituzione dei finanziamenti anticipati, ipotecando le aree pubbliche e minacciando  di venderle all’asta” dichiara ancora il dottor Giovanni Monti, che però in tutto questo tempo ha lavorato a una transazione riuscendo a concordare con le banche creditrici la restituzione del 50 per cento del loro credito, ammontante all’incirca a 500mila euro. “Se il Comune di Termoli pagasse, verrebbe scongiurata immediatamente la vendita all’asta di beni immobili pubblici, che finirebbero nella speculazione privata” conclude.

 

Il problema è che il Comune di Termoli non paga. Sostiene di avere difficoltà a reperire la cifra richiesta, dichiara di temere un intervento ostativo della Corte dei Conti, si appiglia a controlli e verifiche da fare. Ma il tempo è scaduto: a dicembre la banca Unicredit, attraverso la propria partecipata Securitisation, ha notificato un atto di precetto al Comune guidato dal sindaco Roberti, intimandogli di pagare in un’unica soluzione il credito di 231mila euro (dimezzato rispetto all’importo iniziale grazie alla mediazione del liquidatore) con avvertimento che “in caso di mancato pagamento si provvederà ad esecuzione forzata sui beni mobiliari ed immobiliari oggetto della garanzia ipotecaria”.

Per chi non mastica il linguaggio della burocrazia finanziaria la sintesi è questa: se il Comune non paga, Piazza del Papa finirà all’asta pezzo a pezzo, passando da area pubblica ad area in mano ai costruttori, che potranno riconvertirla come meglio credono e secondo logiche a loro vantaggiose. E peccato se non potrà tenersi più in quel luogo il tradizionale mercato del primo sabato del mese. L’intera area, difatti, è ipotecata.