La psicosi che fa più male: “Io trattato come un appestato perché vivo in Veneto”

Il racconto di un 33enne di Guglionesi rientrato dalla provincia di Vicenza sabato scorso. “Amici e conoscenti hanno preferito salutarmi da lontano o non incontrarmi. C’è una vera fobia, ma io sto benissimo”

Succede che la paura del contagio sia ben più presente del morbo stesso. Perché finora di casi di persone infette da Covid-19 in Molise non ce ne sono. Di episodi di discriminazione e psicosi del tutto ingiustificata ce ne sono diversi, alcuni davvero deprecabili.

Come quello che è capitato a un giovane di Guglionesi. Giovanni, 33 anni, da qualche tempo vive per motivi di lavoro in Veneto, nella provincia di Vicenza. Dato l’annullamento di molti eventi e la chiusura degli uffici pubblici in Veneto (ecco cosa fare se si torna in Molise dalle regioni del contagio), sabato scorso ha deciso di fare rientro in Molise. “Dove ho trovato un’ignoranza incredibile, non me l’aspettavo” confessa.

 

Giovanni, quando è tornato in Molise e con quale mezzo?

“Sabato pomeriggio, attorno alle 14,30 in treno. In quel momento non c’era ancora stata alcuna comunicazione delle autorità regionali per chi rientrava dalle regioni del contagio”.

 

Quindi inizialmente come si è comportato?

“Alla stazione di Termoli non c’era alcun controllo, ma verso le 17,30 sono iniziati ad arrivarmi dei messaggi da parte di persone che mi segnalavano di dover comunicare all’Asrem il mio rientro”.

 

È quello che ha fatto?

“Esatto. Ho provato a chiamare il 118, ma lì non sapevano nemmeno del comunicato della Regione. Così sono stato rimpallato per quattro volte fra uffici Asrem e Carabinieri, finché mi hanno passato un responsabile al quale ho lasciato le mie generalità e i miei contatti. Mi hanno assicurato che se ci fosse stato bisogno mi avrebbero ricontattato.”.

 

Vicenza però non è compresa nella cosiddetta zona rossa.

“È così, anche se io sono passato anche da Padova, da dove ho preso il treno. Mi aspettavo di trovare dei controlli, invece nulla. Fra l’altro ho un amico rientrato da Milano che mi ha riferito la totale assenza di controlli sanitari all’ospedale di Pescara”.

 

Che altro ha fatto per sentirsi più sicuro?

“Mi sono messo in contatto con dei medici ma ho capito che c’è molta impreparazione e ancor meno strumenti come tamponi e tute per evitare il contagio. Perciò non vedo il senso di questa ordinanza”.

 

È stato ricontattato dall’Asrem?

“Sì, domenica verso mezzogiorno. Io pensavo di dover fare il tampone, chiaramente andando in struttura, non chiamando il 118. Ma mi hanno detto che non dovevo fare altro, visto che non rientravo nella zona del cordone di sicurezza in Veneto”.

 

Però ha avuto altri problemi in questi giorni.

“Assolutamente sì. Molti conoscenti, amici e persino familiari hanno iniziato a tempestarmi di messaggi dicendomi di farmi visitare. Molti di quelli che sanno che vivo in Veneto hanno cercato di evitarmi. Anche per strada o nei locali, hanno preferito salutarmi da lontano evitando i contatti nonostante mancassi da Guglionesi da un paio di mesi”.

 

Questo le ha fatto male?

“Ci sono rimasto malissimo. C’è molta ignoranza, è una vera fobia. Sono rimasto senza parole. Non è un comportamento normale. Sono stato trattato come un appestato, sembrava avessi la lebbra”.

 

Che farà adesso, rimarrà in Molise o rientrerà in Veneto?

“Lì purtroppo molte attività sono sospese per una settimana, quindi rimarrò in Molise ancora per qualche giorno”.

 

Com’è la situazione lì? La gente la vive diversamente rispetto al Molise?

“Quando sono partito c’era qualcuno con la mascherina ma non c’era paura. Adesso, sentendo qualche amico che sta lì, si percepisce qualcosa in più. Molti locali sono chiusi, i supermercati sono stati assaltati, c’è poca gente in giro”.

 

Vuole rassicurare chi in questi giorni l’ha trattata con così grande diffidenza?

“Posso dire che sto bene, chiaramente venendo dal Veneto potrei aver avuto più possibilità di contrarre il Coronavirus, ma non ho alcuna sintomatologia”.

 

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