Ha isolato il coronavirus, la ricercatrice precaria di Campobasso assunta allo ‘Spallanzani’

Avrà finalmente un contratto la virologa molisana che lavora all'istituto 'Lorenzo Spallanzani' di Roma: oggi l'annuncio dopo il via libera dell'Asrem. L'ospedale laziale potrà attingere dalla graduatoria dei vincitori e idonei al concorso pubblico per titoli ed esami per un posto da biologo. La sua storia di eccellenza sotto pagata aveva provocato reazioni e polemiche.

I riflettori di tutto il mondo si sono accesi su di lei lo scorso 2 febbraio: il temibile coronavirus è stato isolato a tempo record da una ricercatrice di Campobasso. Tuttavia, proprio durante la conferenza stampa organizzata per annunciare la scoperta, interviste sui giornali e in tv hanno messo in luce un dettaglio non di poco conto: la virologa Francesca Colavita è precaria, guadagna 16mila euro netti all’anno e percepisce uno stipendio mensile di circa 1500 euro. Aveva un co.co.co, poi trasformato in contratto annuo. Un’altra eccellenza ‘sotto pagata’.

Una nota stonata rispetto alle parole del ministro della Salute Roberto Speranza che, nel giorno dell’annuncio dell’importante scoperta scientifica, ha dichiarato che “i medici sono un valore straordinario”.

Nel ‘diluvio’ di polemiche e critiche per un’eccellenza così sottovalutata, simbolo di un Paese che non investe nella formazione e della ricerca, l’annuncio dell’assessore alla Sanità della Regione Lazio Alessio D’Amato: “Francesca Colavita sarà stabilizzata perché rientra nei criteri normativi”. 

Promessa mantenuta una decina di giorni dopo. La ricercatrice campobassana è stata assunta oggi (13 febbraio): l’ospedale ‘Lazzaro Spallanzani’ di Roma ha ottenuto il nulla osta dall’Asrem, l’Azienda sanitaria del Molise. In pratica l’istituto di malattie infettive potrà attingere alla graduatoria dei vincitori e idonei al concorso pubblico per titoli ed esami per la copertura di un posto di dirigente Biologo della disciplina di Microbiologia e Virologia. Francesca  Colavita era diciassettesima in graduatoria.

L’Istituto Spallanzani, riferisce l’Ansa, ha chiesto di poter procedere all’assunzione “in considerazione della vocazione per la ricerca piuttosto che per l’assistenza, nonché per la lodevole attività professionale che ha assicurato nell’ambito dell’emergenza sanitaria attuale di rilevanza nazionale e internazionale”.

Dunque la Colavita, che in passato ha lavorato in Africa durante l’epidemia di ebola, avrà un contratto come si deve e potrà continuare a dare il suo contribuito al mondo della ricerca e della medicina. Anche se, quando si è scoperto che era precaria, aveva detto con onestà: “Mi piace quello che faccio e dove lo faccio ma in Italia è davvero dura fare il ricercatore”.

La 31enne, originaria di Sant’Elia a Pianisi ma che a Campobasso ha conseguito la maturità classica, è una biologa specializzata in virologia e biosicurezza. Ha lavorato sul virus che si è propagato dalla Cina insieme con la coordinatrice del team Maria Rosaria Capobianchi e la collega Concetta Castilletti. Quando l’equipe ha isolato il coronavirus, si è tirato un sospiro di sollievo perchè – come si è visto in questi giorni – è stato possibile approntare le prime terapie. Per il vaccino ci vorranno 18 mesi, ma grazie alla fondamentale scoperta del team dello ‘Spallanzani’ si può fronteggiare meglio e si possono prendere le migliore misure contro quello che dal punto di vista scientifico è definito ‘Covid-19’.