Empori e ristoranti cinesi svuotati, i dipendenti italiani: “Ci licenziano”

La psicosi da contagio sta mettendo in crisi anche gli empori presenti a Campobasso dove la clientela si è diradata o è sparita. Mentre c'è chi si ingegna come può, il ristorante Sakura ad esempio ha affisso un cartello con la scritta 'qui stiamo tutti bene', alcuni dipendenti sono stati posti in aspettativa o hanno perso il posto di lavoro. "Da circa un mese le attività sono ferme, non si vende": racconta un commesso. Nonostante la paura sia infondata perché la merce in vendita è quella arrivata nei porti italiani sei mesi fa l'allarme resta alto. E nelle farmacie le mascherine continuano ad andare a ruba.

Noi qui stiamo tutti bene: balza agli occhi quanto scritto sulla vetrina del ristorante cinese-giapponese Sakura di via Gazzani a Campobasso. Un avviso che, seguendo l’esempio di altri imprenditori dagli occhi a mandorla in altre città italiane, mira a ridimensionare la psicosi da contagio da Coronavirus, o meglio da Covid – 19 come lo ha ribattezzato l’Oms.

Per due settimane non abbiamo avuto clienti, non è venuto nessuno temendo forse la paura di un contagio che non esiste”, dicono a Primonumero dal locale al centro del capoluogo molisano. Eppure il timore di entrare a far parte della lunga lista di contagiati o, peggio ancora, di morti, c’è. E così a rimetterci è anche l’economia.

Per fortuna al Sakura la clientela “sta ritornando pian piano”. Insomma titolari e personale (anche italiano) ammettono che qualche prenotazione in questi giorni, complice anche la festa di San Valentino, c’è stata. Ma il settore è in crisi. E si sente.

Va anche peggio al ristorante cinese di via Monte Santo: la sera di San Valentino, quella per eccellenza in cui coppie di innamorati affollano le cucine orientali, i clienti si contavano sulla punta delle dita.

ristorante cinese Campobasso

Eppure gli esperti in questi giorni lo hanno ribadito più volte: il Covid -19 non si trasmette con il contatto, ma solo attraverso starnuti o la tosse, come ha rimarcato pure l’infettivologo Claudio Ucciferri intervistato da Primonumero.it nei primi giorni dell’emergenza. E pochi giorni fa è stato ribadito dal professor Gianni Rezza, direttore del Dipartimento malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità, dopo la pubblicazione di uno studio tedesco secondo il quale il nuovo Coronavirus resisterebbe attivo sulle superfici circa nove giorni. “La via di trasmissione da temere è soprattutto quella respiratoria, non quella da superfici contaminate. E’ comunque sempre ricordare l’importanza di una corretta igiene delle superfici e delle mani. Anche l’uso di detergenti a base di alcol sono sufficienti a uccidere il virus”.

Le rassicurazioni dei medici però non sono servite. E così i clienti alla fine si sono diradati o nei casi peggiori spariti. La percezione generale del calo degli acquirenti è data anche dalle corsie dei negozi semi o addirittura vuote anche di sabato pomeriggio, il giorno dedicato per eccellenza allo shopping. Certo, sarà anche un periodo fiacco dal punto di vista degli affari, ma chi lavora in uno dei grandi empori del capoluogo di regione conferma. “Da circa un mese le attività sono ferme”, ci racconta un dipendente italiano. “So che alcune attività hanno messo i dipendenti in aspettativa, altri li hanno licenziati. Ovviamente se non si vende…”.

Tuttavia, non ci sarebbero pericoli anche perchè “la merce è bloccata nei porti” e quella che viene attualmente venduta nei grandi magazzini cinesi è arrivata in Italia sei mesi fa”. Tanto è vero, riferisce ancora il commesso, il titolare di qualche negozio cinese avrebbe chiesto agli Uffici Commercio del Comune di Campobasso l’autorizzazione a poter esporre un cartello proprio per informare la clientela che la merce venduta in negozio è stata acquistata mesi prima della diffusione del virus, di cui si è iniziato a parlare un mese fa.

C’è un sistema economico che rischia dunque di andare in crisi, con ripercussioni anche sul tessuto locale dal momento che i primi licenziamenti hanno riguardato proprio i dipendenti italiani.

emporio cina Campobasso

Inoltre, anche se finora non sono stati registrati casi in Italia e in Molise l’unica persona che aveva sospetti è stata una ragazza di Termoli (per la quale i test sono risultati negativi), l’allarme non cessa. E nelle farmacie continuano a scarseggiare le mascherine. “Abbiamo ordinato 36 confezioni, ognuna da venti mascherine, ne è arrivata solo una”, hanno dichiarato all’Ansa i titolari della farmacia Di Toro di Campobasso. “Continuiamo a ricevere numerose richieste anche da fuori regione e di conseguenza siamo stati costretti a razionarle, consegnandole a chi le aveva prenotate o a coloro che, per particolari motivi, ne hanno più bisogno”. Le richieste arrivano “soprattutto da chi viaggia in Italia o all’estero frequentando luoghi affollati, o chi deve recarsi in strutture sanitarie fuori regione”.

Intanto i decessi da Coronavirus, isolato da un team di ricercatrici fra cui la molisana Francesca Colavita, sono oltre 1700. “Il tasso di mortalità del Coronavirus è del 2,29% in Cina e dello 0,55% fuori. Questo dimostra che la malattia è curabile”, ha detto sempre all’Ansa il ministro degli esteri cinese Wang Yi a Monaco.

Tra le terapie più efficaci c’è il plasma delle persone guarite dal Sars-Cov-2, ricco di anticorpi che potrebbero essere d’aiuto nel curare l’infezione nei pazienti.

 

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