Dall’Hotel della Corona al Savoia, dal Giardino al Rosary: tutti gli alberghi del centro tra passato e presente

Finalmente il ritorno degli alberghi nel centro di Termoli. La notizia data da Primonumero pochi giorni fa dell’avviata trasformazione in hotel dell’ex cinema Lumière è da salutare positivamente. Ecco la storia degli alberghi e degli albergatori della cittadina adriatica.

Finalmente il ritorno degli alberghi nel centro di Termoli. La notizia data da Primonumero pochi giorni fa dell’avviata trasformazione in hotel dell’ex cinema Lumière è da salutare positivamente. L’augurio è che non si tratti dell’iniziativa isolata e senza seguito di un imprenditore coraggioso, ma dell’inizio di un’inversione di tendenza rispetto a quanto è accaduto negli ultimi anni, allorché uno dopo l’altro hanno serrato i battenti strutture ricettive come Rosary, Garim, Jet, Glower. Guarda caso tutte poste sul lungomare cittadino. Chiusure precedute nel tempo dagli Hotel Giardino, Savoia, San Carlo situati in pieno centro città.

alberghi termoli foto storiche

Non aiuta certo a ben sperare, in questo senso, la vicenda dell’ex Rosary, per il quale nella primavera del 2018 era stata emessa la determina dall’allora dirigente comunale Barone che concedeva agli imprenditori Larivera tre anni di tempo per ultimare la costruzione di un grande albergo a cinque stelle. Questi i dettagli: cinque piani più interrato per i parcheggi, 48 camere, 24 mini appartamenti per complessivi 192 posti letto, ristorante panoramico di lusso, zona benessere, fitness a altro ancora, per un investimento di 15 milioni di euro. Roba mai vista a Termoli.

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Appunto, perché da allora il progetto è ancora sulla carta. È stato accantonato definitivamente? Oppure lo si è modificato e in attesa di nuove autorizzazioni? Si spera che l’iter si riattivi presto perché la città ha bisogno anche di impianti capaci di assecondare uno sviluppo turistico rivolto a una fascia di mercato diversa da quella abituale. Soprattutto ora che l’attenzione verso le straordinarie bellezze ambientali della nostra regione c’è ed è ampia, sia da parte della stampa nazionale ed estera, sia dei tour operator. Anche se come molisani non abbiamo fatto nulla o quasi per meritarcela.

Ma se questo è l’oggi, nel passato come andavano le cose?

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Se si guarda al periodo dell’Ottocento in cui Termoli era già un centro balneare frequentato, il quadro è in chiaroscuro. Si osservi in proposito cosa scriveva sulla ricettività a Termoli nell’autunno del 1882 l’archeologo francese François Lenormant nel suo reportage “A traverse l’Apulie et la Lucanie. Notes de voyage” pubblicato a Parigi l’anno dopo: “Bisogna avere una fame da lupi per decidersi a mangiare nell’unica locanda che vi si trova, quanto al coricarsi, se io sarò mai condannato a passare una notte a Termoli, preferirò mille volte andare a dormire in aperta campagna, anche a rischio di acchiapparmi un malanno”. Per fortuna non c’erano ancora internet e i social a diffondere un giudizio così liquidatorio.

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Ma come per miracolo, già nel 1888, la situazione era decisamente diversa. Ne dà conto il giornale periodico larinese Il Biferno in una nota che sembra uno spot pubblicitario: “Fra i principali alberghi è da notarsi quello condotto dai fratelli Salvi con annessa Trattoria all’insegna della Corona. I detti Salvi, Alessandro, Giulio e Luigi, coadiuvati dalla buona mamma Virginia, san fare le cose a modo, tanto da contentare tutti i viaggiatori, i quali numerosi accorrono al loro albergo”.

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“In questi ultimi giorni molti viaggiatori Inglesi e Francesi, rimasti per poche ore a Termoli, ne sono ripartiti contentissimi della cordiale accoglienza avuta dai lodati fratelli Salvi che fanno prezzi onestissimi, e con i loro modi gentili sanno accattivarsi la benevolenza di tutti, i quali trovano spesso da essi belle stanze, ottima cucina, buon vino e servizio inappuntabile”. La sede di questo albergo-trattoria si trovava sul corso Nazionale.

Dal pezzo giornalistico emergono due dati di fatto: la presenza a quella data, oltre quello citato, di altri alberghi in città, senza però indicarne i nomi, e il ruolo propulsivo di una famiglia, quella dei Salvi, originaria delle Marche. Una nota dolente, quest’ultima, perché rileva lo scarso o nullo interesse degli imprenditori termolesi verso un settore dal promettente sviluppo.

A partire dagli anni Dieci del Novecento, parallelamente alla crescita in loco del turismo del mare, le prime riviste del Touring Club Italiano segnalano nella nostra città la presenza di due alberghi: l’Hotel della Corona e il Vittoria. Nel 1926 sono presenti il Corona con 10 camere e il Moderno con 15 “entrambi con ristorante”. Nel 1934 diventano cinque. Due anni dopo, ad iniziativa di Giovanni Colecchia, abruzzese di Villa Santa Maria, nasce in piazza della stazione il nuovo Hotel Corona, finalmente scrive il podestà Ragni al Prefetto “un albergo degno di un grande centro”.

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La fama di ottimo esercizio acquisito in tanti anni di attività dal Corona non è mai venuta meno, anche dopo il passaggio di proprietà dal Colecchia, ormai anziano, agli eredi di Nicola Sebastiano Crema nel 1980, che dura tuttora. Per ciò che ha rappresentato e rappresenta esso è ormai un pezzo importante della storia di Termoli. Quanto ai Crema, il loro esordio in attività di questo tipo risale però a circa una ventina di anni prima, in seguito alle vicende che hanno accompagnato l’attività dell’Hotel Rosary, primo albergo balneare della città.

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Infatti, correva l’anno 1947 quando Manfredo Sciarretta, un ex falegname che già aveva aperto da alcuni anni uno stabilimento in muratura sulla spiaggia (il Panfilo), decide di lanciarsi nella costruzione del Rosary, “il primo segno di vera rinascita di questa simpatica città marinara che, conscia della sua incantevole posizione, dovrebbe incamminarsi decisamente verso la costituzione di una attrezzata stazione balneare, in nulla inferiore alle altre ridenti cittadine adriatiche”, scrisse entusiasticamente un giornale locale nell’occasione della posa della prima pietra.

Ma quella che era sembrata un’intelligente e, per quei tempi, avveniristica intuizione: l’abbinamento di lido balneare e albergo, cioè svago e ristoro sullo stesso posto, incontrerà non poche difficoltà a essere concretizzata, fino a fallire malamente. Nonostante avesse beneficiato dei fondi del piano Marshall e del terreno gratuito concesso dall’Amministrazione comunale.

Le circostanze vollero che a rilevarlo nel 1962 fosse un altro termolese, appunto Nicola Sebastiano Crema, esattore comunale a Campomarino e Portocannone, nonché commerciante. Questi non solo ne completò la costruzione, ma lo rilanciò fino a farlo diventare una presenza insostituibile nel panorama delle imprese cittadine votate al turismo. Con Manfredo Sciarretta e Nicola Sebastiano Crema fanno finalmente il loro ingresso nel settore alberghiero i primi imprenditori termolesi.

Tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta a incoraggiare gli investimenti in questo ambito sono due fattori: il poderoso sviluppo della nostra economia (tra il 1958 e il 1963 il PIL aveva raggiunto il 6,3%) e le generose provvidenze governative. Boom economico ed esplosione del turismo di massa lasciavano intravedere a chi volesse intraprendere orizzonti di sicuro e consistente profitto anche a Termoli.

Ed è in questo contesto che a lanciarsi nella costruzione di due nuovi alberghi sono altri due imprenditori locali: Michele Di Tomasso e Mario Petti. Il primo, originario di Civitacampomarano, ma già titolare da diversi anni di un frequentato bar in corso Umberto I e di un piccolo albergo, il Centrale, sulla stessa via. Il secondo, appartenente a una delle più note e benestanti famiglie di Termoli, ma neofita del settore.

Nasce così nel 1958 in corso Nazionale, a ridosso del cavalcavia ferroviario, l’Hotel Savoia con 30 camere e ristorante. Nel 1960 in corso Umberto I l’Hotel Giardino con 35 camere e ristorante. Due anni dopo il Savoia, vista la crescente domanda, è sopraelevato di altri due piani, arrivando a 50 camere.

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Come accennato, questi due esercizi da anni non esistono più, essendo stato accordato per entrambi il cambio di destinazione d’uso. Sicché ora sono diventati abitazioni e negozi. Per l’Hotel Giardino, prima di tale trasformazione, vi è stato un intermezzo come sede dell’allora Usl n.4. Con la chiusura pressoché contemporanea dell’Hotel San Carlo, a offrire il servizio è rimasto da allora solo il blasonato Corona.

Ora, dopo tanto tempo, la notizia benaugurante della prossima apertura dell’Hotel Ponentem, 34 camere in corso Fratelli Brigida.

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