Da Salvini a Cotugno. Quando la politica scade nella retorica familista dei figli e nipoti

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    La spesa di 250 mila euro per articoli di promozione turistica del Molise su importanti media nazionali è stata aspramente criticata dall’associazione Forche Caudine (che svolge di suo un meritorio ruolo promozionale) e dal consigliere 5Stelle Primiani per il quale “sarebbe stato meglio far scrivere gli articoli a giornalisti molisani sottopagati”.

    Non entro nel merito della polemica, mi limito solo a commentare col massimo rispetto e solidarietà verso i giornalisti molisani sottopagati, che l’esclusiva degli articoli è di pertinenza dei giornali pagati per la pubblicazione, ma che certe misure hanno l’aria di un assistenzialistico pannicello caldo.

    L’assessore al Turismo Cotugno se la prende e alla contestazione risponde: “Mi oppongo con tutte le mie forze a questo atteggiamento disfattista e demagogico, perché io in Molise sono nato e sono rimasto, in Molise ho investito tutto quello che ho, in Molise sono nati i miei figli e i miei nipoti e vorrei, alla pari di tutti gli altri figli e nipoti, che possano restare e avere un futuro”.

     E’ un eloquio che l’assessore Vincenzo Cotugno dovrebbe tenere assennatamente  a bada in quanto esula dai confini della politica per debordare nel demagogismo che egli imputa ai suoi contestatori. Non si può, ad esempio, scrivere: in Molise ho investito tutto quello che ho sorvolando su quanto il Molise abbia investito su di lui assicurandogli uno stipendio. Né tanto meno si può controreplicare abbandonandosi a penose rivendicazioni come “in Molise sono nati i miei figli e i miei nipoti”. Un assessore ha il dovere di rispondere al mandato che gli è stato affidato, anche se i suoi figli, i suoi nipoti e lui stesso fossero nati in Arabia Saudita.

    E poi, francamente, basta con questa cinica retorica familista in puro stile leghista. Non sono più accettabili argomentazioni politiche basate sugli affetti familiari, come quando nei comizi e perfino al Senato, Salvini si batte il petto a strappacore mettendo avanti i suoi figli. (E guai ai cronisti che li filmassero mentre scarrozzano in mare con i mezzi della Polizia di Stato).

     

     

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