Cinghiali, emergenza senza soluzione. La Coldiretti sbotta: “Il presidente Promettone non ha fatto nulla”

L'associazione di categoria minaccia di scendere in piazza e accusa la politica regionale di non aver messo in atto provvedimenti capaci di frenare la proliferazione di ungulati

La Coldiretti minaccia di scendere in piazza per protestare contro la mancanza di azioni efficaci per contrastare la proliferazione dei cinghiali che rappresentano un rischio per la sicurezza pubblica e per l’agricoltura locale e stavolta attacca duramente i vertici regionali, a cominciare dal governatore Donato Toma. Va ricordato che il 3 gennaio scorso a Termoli un uomo è morto in seguito a un incidente stradale avuto pochi giorni prima a Montenero di Bisaccia per schivare un ungulato.

“L’emergenza creata dall’aumento incontrollato della fauna selvatica, ed in special modo dei cinghiali, va aumentando con il passare dei giorni senza che nessuno, Esecutivo regionale in primis, se ne faccia carico”. Così Giuseppe Spinelli, Delegato Confederale della Coldiretti Molise, sintetizza la grave problematica creata dall’aumento “incontrollato e spropositato” di cinghiali in Molise. Un’emergenza di dimensioni nazionali, come testimonia il blitz portato da agricoltori, allevatori, cittadini, esponenti istituzionali, sindaci e ambientalisti in piazza Montecitorio a Roma, lo scorso 7 novembre.

La Coldiretti Molise si scaglia contro il Governatore Donato Toma “reo di aver reiterato, nel corso dei mesi, solo promesse, senza mai passare ai fatti”.

“Nell’incontro che avemmo con il governatore Toma il 12 agosto dello scorso anno nella sede della Giunta Regionale – ricorda Giuseppe Spinelli – ci furono date rassicurazioni circa la tempestiva risoluzione del problema; ci fu assicurato che l’Esecutivo regionale si sarebbe attivato rapidamente per porre un freno ad una emergenza che cresce quotidianamente a ritmo serrato in termini sia di danni economici alle imprese che di pericolosità sociale, con cinghiali che ormai distruggono incontrastati interi campi coltivati, spesso attaccando anche gli agricoltori al lavoro, entrano nei centri abitati e provocano sempre più di frequente incidenti stradali anche mortali”.

cinghiale investito

“In quell’occasione – ricorda Spinelli – chiedemmo al Governatore, in attesa dei provvedimenti risolutivi nazionali, che venisse data agli agricoltori, muniti di regolare permesso di caccia, la possibilità di sparare ai cinghiali, all’interno del proprio fondo, durante tutto l’anno e non solo nel periodo di apertura della caccia. Fornimmo inoltre al Governatore una Proposta di Legge Regionale, scritta sulla falsa riga di quella già approvata dalla Regione Marche, che autorizzasse tale pratica”.

Le pratiche per poter contrastare il diffondersi degli ungulati in realtà potrebbero essere molteplici, come già proposto anche dagli stessi cacciatori, tipo la coltura a perdere, o da esperti del mondo animale (sparare agli esemplari giovani), oltre che dagli stessi amministratori che di recente hanno ipotizzato una filiera corta di carne da selvaggina. Il punto è affrontare la questione in maniera seria e continuativi e non con provvedimenti spot che non hanno risolto nulla.

L’attacco di Coldiretti, come raramente prima d’ora è chiaro e senza giri di parole. “Il Presidente “Promettone” (lo chiamano proprio così, ndr) ci assicurò che, qualora non si fosse attivato in tal senso L’Assessore all’Agricoltura, provetto “Cacciatore”, sarebbe intervenuto personalmente con un’apposita delibera. Così non è stato, tanto che, in un successivo incontro avuto col Governatore Toma e l’assessore all’Agricoltura, Caccia e Pesca sportiva, Nicola Cavaliere, a novembre ricevemmo promesse e rassicurazioni analoghe, sempre e solo chiacchiere”.

“Purtroppo – aggiunge amareggiato Spinelli – a distanza di oltre sei mesi, segnati da incontri e rassicurazioni, dobbiamo registrare che alle promesse non sono seguiti i fatti. Da parte nostra abbiamo instancabilmente continuato a denunciare anche alla stampa i problemi e le difficoltà delle nostre aziende, spesso costrette a chiudere i battenti a causa di un immobilismo inspiegabile della politica verso questa emergenza che, lo ribadiamo, ormai non interessa più solo il settore agricolo ma l’intera collettività”.

E non c’è solo la crisi provocata dai cinghiali a mettere in ginocchio il settore agricolo molisano. “Un’emergenza – sottolinea il Delegato Confederale di Coldiretti Molise – che non si esaurisce con gli ingentissimi danni causati dai cinghiali, ma comprende anche una serie di altre problematiche che paralizzano il settore: crisi dei Consorzi di Bonifica, necessità di riorganizzare la zootecnia, ammodernamento e potenziamento di infrastrutture a tutti i livelli, burocrazia lumaca, mancanza di competitività dei prodotti sui mercati italiani ed esteri, puntualità nell’erogazione di fondi comunitari, solo per citarne alcuni”.

cinghiale

Col perdurare di questa emergenza – prosegue il Delegato Confederale di Coldiretti Molise – sempre più aziende stanno chiudendo, e ciò non fa altro che alimentare lo spopolamento specie delle aree interne e l’indebolendo del già fragile tessuto economico della regione. A questo punto, a fronte delle tante promesse fatte ma non mantenute, dimostrando menefreghismo e disinteresse verso la categoria agricola e l’intera collettività – conclude Giuseppe Spinelli – non ci resta che portare in piazza tutta la rabbia dei nostri soci oltre che la nostra delusione e amarezza nella speranza di riuscire, almeno in tal modo, a scuotere le coscienze, ‘qualora ne abbiano una’, di chi governa questa Regione”.