Caschi per alleviare le sofferenze dei malati di tumore: “Un aiuto per salvare i capelli”

Nei tre principali ospedali pubblici molisani - il Cardarelli di Campobasso, il Veneziale di Isernia e il San Timoteo di Termoli - sono state attivate le apparecchiature acquistate con 130mila euro stanziati dalla Regione Molise su proposta della garante Leontina Lanciano. I caschi refrigerati consentono di mitigare gli effetti della chemioterapia sui malati: "E' un aiuto soprattutto per le donne", spiega il dottor Giglio. "Almeno non aggiungiamo l'impatto psicologico determinato dalla caduta dei capelli".

“Dottore, perderò i capelli?”. E’ una delle prime domande che i malati di cancro, soprattutto le donne, rivolgono ai medici quando devono affrontare la chemioterapia, la cura per distruggere le cellule tumorali che ha effetti pesanti anche sui bulbi piliferi. Un trauma che si aggiunge al dolore e alla paura di non superare una delle patologie che continua a provocare vittime (1 su 4, secondo gli ultimi dati di Eurostat) in assoluto.

Medici reparto Oncologia Cardarelli Campobasso

Per salvare i capelli c’è una possibilità in più: il casco refrigerato. “E’ un aiuto per le donne che si devono sottoporre al trattamento chemioterapico per le neoplasie”, spiega il dottore Gianfranco Giglio dell’Unità operativa di oncologia dell’ospedale Cardarelli di Campobasso. “Questo apparecchio riduce la temperatura del cuoio capelluto e dunque diminuisce la concentrazione del farmaco. Lo scopo è mitigare gli effetti della chemioterapia riducendo la caduta dei capelli che altera l’aspetto del volto e la propria identità”.

Lo sconforto, il senso di vergogna peggiorano infatti lo stato d’animo e la reazione delle malate che combattono contro un cancro.

“La prima domanda che viene posta da chi deve effettuare un trattamento a noi che quotidianamente svolgiamo questo lavoro è: dottore, mi cadranno i capelli?  Poter dire oggi – continua il medico – che c’è la possibilità di ridurre o evitare la caduta dei capelli è un input per la paziente ad accettare meglio il trattamento. All’intervento chirurgico che si potrebbe affrontare o la notizia di soffrire di una neoplasia non si aggiunge almeno l’impatto psicologico determinato dalla caduta dei capelli”.

Caschi oncologia Cardarelli Campobasso

Ci sono tre apparecchiature, con nove postazioni attive da oltre un mese, a disposizione dei pazienti molisani e di chi arriva da fuori regione per curarsi anche all’ospedale Veneziale di Isernia e al San Timoteo di Termoli, oltre che nel nosocomio del capoluogo. Nell’edificio di contrada Tappino questa mattina (21 febbraio) si è svolto l’incontro con la stampa locale alla presenza del governatore Toma, del dirigente Gallo, del commissario Asrem Scafarto oltre che del personale che opera nel reparto che si trova al quarto piano.

Per una volta una buona notizia per la sanità pubblica molisana, indebitata fino al collo. Un servizio in più per alleviare le sofferenze dei malati. “Il Molise è l’unica regione del Centro Sud a coprire interamente tutte le strutture pubbliche con queste nuove attrezzature nel settore oncologico”, puntualizza Leontina Lanciano, la garante dei diritti della persona che ha proposto l’acquisto dei caschi refrigerati alla Regione Molise. Proposta accolta dal Dipartimento della Salute guidato da Lolita Gallo che ha promosso il progetto di ‘Umanizzazione delle cure’ . Infine, l’investimento da 130mila euro da parte della Giunta regionale e l’acquisto dell’Asrem.

“La Regione ha mantenuto l’impegno”, rimarca il presidente Donato Toma. Dunque, “un investimento di circa 130mila euro che dovrebbe rivelarsi come valido ausilio per mitigare gli effetti collaterali della cura chemioterapica e sul quale siamo pronti ad investire sempre di più”.

Oncologia Cardarelli Toma Gallo Scafarto Lanciano

Nel 60% dei casi la paziente ottiene un beneficio. E c’è un aspetto psicologico non trascurabile: “Se la paziente che deve sottoporsi a trattamento chemioterapico sa che esiste questa possibilità per mitigare gli effetti della chemioterapia – dice ancora il dottore Giglio – c’è un miglioramento dell’autostima, evoca comportamenti positivi nella stessa persona e si accetta meglio la chemioterapia”. 

Come funziona il casco refrigerato? “In media – spiega – viene applicato 30 minuti prima, viene tenuto durante tutta la terapia e 90 minuti dopo. Cioè un tempo sufficiente per abbassare la presenza del farmaco sul cuoio capelluto ed evitare che quella parte sia lesa dalla presenza del chemioterapico”.