Campitello, un disastro firmato Regione: milioni di euro per impianti fatti male e 500 posti di lavoro persi

Oggi, martedì, il voto in Consiglio. La stazione sciistica che doveva essere il fiore all'occhiello del turismo invernale in Molise è in piena crisi: errori di programmazione, impianti mal funzionanti o carenti, finanziamenti pubblici spesi male. E ora i bilanci delle strutture ricettive sono in perdita, 500 posti di lavoro sono andati in fumo. Il futuro è nerissimo: operatori e sindaci chiedono al governo Toma un cambio di strategia nel documento consegnato in quarta commissione.

Un fallimento annunciato. Un disastro senza precedenti: perdite economiche ingenti, alberghi verso il tracollo, un danno di immagine incalcolabile. Chi verrà a sciare a Campitello Matese dopo una stagione del genere?

La stazione sciistica che doveva essere il fiore all’occhiello del turismo invernale in Molise è in piena crisi. E occorre subito un cambio di passo perchè “la Regione non può essere proprietaria e gestire gli impianti sciistici”. A pensarla così sono tutti gli operatori del settore che quest’anno hanno visto andare in fumo gli sforzi fatti per accogliere i turisti che solitamente riempiono gli alberghi: durante le vacanze di Natale si registra sempre il tutto esaurito. Tuttavia, quest’anno chi sceglieva Campitello per la settimana bianca ha preferito spostarsi in Abruzzo.

Errori di programmazione, interventi tardivi e impianti poco funzionati o carenti hanno determinato il flop. Responsabilità che amministratori e operatori addebitano alla Regione Molise, al presidente Donato Toma e all’assessore al Turismo Vincenzo Cotugno, a cui lanciano l’ultimatum. 

E’ tutto messo nero su bianco nel documento consegnato ieri – 10 febbraio – al termine della lunga riunione della quarta commissione convocata dalla presidente Filomena Calenda e alla vigilia del Consiglio regionale dedicato al futuro delle due principali stazioni sciistiche molisane, Campitello Matese e Capracotta.

In calce le firme di dieci sindaci dell’area: in primis da Alfonso Leggieri, primo cittadino di San Massimo, comune in cui Campitello ricade). E poi Roccamandolfi, Campochiaro, Cantalupo nel Sannio, Colle d’Anchise, Guardiaregia, Macchiagodena, San Polo Matese, Santa Maria del Molise. Oltre agli amministratori, hanno sottoscritto il dossier il rappresentante della Dga Funivie srl, i proprietari di alberghi, scuole di scii, rifugi, case vacanze e altre strutture ricettive.

Quest’anno 500 posti di lavoro sono stati persi. E’ come se avesse chiuso una grande azienda (basti pensare che alla Gam lavoravano circa 300 persone).

Le criticità sono state descritte per filo e per segno nel documento. La prima emergenza è legata ai problemi dell’impianto di risalita dovuti alla “scarsa qualità di calcestruzzo utilizzato per le fondazioni quale base di appoggio dei piloni che ha generato problemi di staticità”. L’impianto può portare al massimo 1400 persone per ogni ora di funzionamento. Ne dovrebbe trasportare quasi il doppio (2500). Questo vuol dire che “nei giorni di maggiore affluenza, i tempi di risalita aumentano, si creano lunghe code” che spazientiscono comprensibilmente gli utenti.

Altro punto dolente: il nuovo impianto di innevamento programmato costato 3,5 milioni di euro e realizzato nel 2004 ma per “errori di progettazione non è stato mai possibile attivarlo integralmente”. Questi i motivi: cavidotti elettrici sottodimensionati, materiali di bassa qualità (alluminio invece di rame), pozzetti non a norma e collocati nei punti inadeguati per garantire l’efficienza dell’opera.

Errori progettuali e tecnici – denunciano ancora gli operatori – impediscono il funzionamento della sciovia ‘Capo d’Acqua‘.

E che dire poi di quello che è accaduto di recente. Tra novembre e dicembre, con la stagione invernale alle porte, gli impianti non erano stati ancora oggetto delle necessarie operazioni di manutenzione. Sono stati messi in funzione il 24 dicembre, vigilia di Natale, solo grazie ad una deroga concessa dal ufficio speciale trasporti a impianto e impianti fissi.

Per il resto è storia dei giorni nostri: bilanci in rosso, posti di lavoro persi, alberghi svuotati, turisti che preferiscono altre mete piuttosto che venire a sciare sulle piste di Campitello Matese. “Un dramma socio-economico”, si legge nel documento. “Il comprensorio sciistico molisano resta uno dei pochissimi del centro-sud Italia a non essere riuscito a garantire l’apertura” con “un danno economico e d’immagine permanenti che si trasformerà in perdita di utenti e credibilità“.

Insomma, la stazione sciistica è diventata l’emblema del fallimento per “la mancanza di una politica turistica strategica da parte dell’assessorato preposto”. E il futuro è nerissimo. Le uniche speranze sono riposte nel finanziamento del Contratto istituzionale di sviluppo.

Con questi presupposti e in un clima avvelenato dalla rabbia degli operatori, oggi l’argomento verrà affrontato in Aula. Gli amministratori e gli addetti saranno in via IV Novembre a seguire i lavori.

Dal loro punto di vista è necessario cambiare passo, seguire l’esempio della Regione Abruzzo che a Roccaraso ha investito circa 100 milioni di euro. Mentre per la Maielletta, Passolanciano, Ovindoli e Campofelice sono stati spesi altri 40 milioni nel 2019. Attualmente l’Abruzzo è tra le 40 destinazioni sciistiche più popolari a livello nazionale, il prossimo marzo ospiterà anche le finali di Coppa Italia. Anche la Calabria e la Campania stanno credendo fortemente nello sviluppo dei propri comprensori sciistici.

Insomma il Molise che della sua montagna potrebbe fare un punto di forza sta scivolando verso il baratro. A loro dire, bisogna cambiare modello di sviluppo: impianti gestiti dai privati e di proprietà dei Comuni. La Regione dovrebbe limitarsi a erogare i finanziamenti.

In pratica, un po’ come avvenuto in Piemonte in occasione dei Giochi olimpici del 2006: la Regione ha stanziato importanti fondi per realizzare nuovi impianti di risalita, innevamento artificiale infrastrutture. Strutture affidate poi ai Comuni.

Ieri la riunione della quarta Commissione è iniziata alle 10.30 e si è conclusa alle 16. Le proposte raccolte “saranno presentate in Consiglio regionale. E’ necessario  – ha dichiarato la presidente Filomena Calenda – il coinvolgimento di tutte le parti per trovare soluzioni idonee, mettendo da parte campanilismi e interessi personali. Occorre, innanzitutto, uno sforzo del mondo politico affinché si esca da questa fase e si inizi seriamente a puntare sui nostri impianti”.