Annessione costa molisana all’Abruzzo, Roberti: “Non mi interessa”. Contrari gli altri sindaci

Le risposte (e i silenzi) alla indagine di Primonumero.it presso tutti gli amministratori locali. Per il primo cittadino di Termoli “ognuno fa come crede, ma l’argomento non mi appassiona. Se si ragiona per macroregioni allora è un altro discorso”. Scena muta dal resto della Giunta. Silvestri e Di Pardo fermamente contrari

Un coro di no, o ancor peggio una sfilza di bocche cucite, con rare eccezioni. Gli amministratori molisani non condividono la proposta lanciata dal Comitato San Timoteo di chiedere l’annessione dei quattro paesi della costa molisana, e magari di qualche altro centro del basso Molise, al vicino Abruzzo. L’idea aveva trovato l’appoggio della sindaca di San Salvo e i distinguo del primo cittadino di Vasto.

Dal Molise invece silenzio tombale, finora. “È un argomento che non mi appassiona, non ho nulla da esprimere come pensiero su questo – dice il sindaco di Termoli Francesco Roberti, sollecitato da primonumero.it sull’argomento -. Non mi interessa, ognuno è libero di fare come gli pare. Se si parla di macroregioni invece il discorso è diverso. Quale? Non stiamo qua a fare il domino”.

Conferenza Roberti contro Pd

A differenza dei colleghi Magnacca e Menna quindi, Roberti non intende dar seguito a quanto proposto dal comitato San Timoteo, il cui presidente ha voluto replicare indirettamente al sindaco di Vasto. “Al Sindaco di Vasto Menna sfugge un concetto importante: la nostra proposta è rispettosa dell’articolo 132 comma 2 e non richiede una legge Costituzionale ma è sufficiente una legge ordinaria, una volta ottenuto al referendum un risultato positivo del 50% +1 degli iscritti nelle liste elettorali dei Comuni che chiedono il distaccamento dal Molise e l’aggregazione alla regione Abruzzo, previo il solo parere delle due regioni interessate. Quanto propone il Sindaco Menna di accordi di confini per il settore sanità e turismo, se pur positivo, sarebbe auspicabile anche per altri settori importanti: trasporti, infrastrutture, pesca, e altro”.

Comitato san Timoteo e Nicola Felice

In sostanza per Felice “quello che dice Menna è il ricongiungimento delle due regioni, la nostra aggregazione avverrebbe invece tramite legge ordinaria”. Poi aggiunge: “Spetta alla classe dirigente politica e amministrativa di avere volontà e capacità di individuare la soluzione che si ritiene ottimale. Certo è che il silenzio assordante, forse tattico, da parte della classe dirigente e politica tutta, non giova al dibattito, nè smorzerà la volontà e l’entusiasmo del popolo”.

Silenzio assordante, scrive Felice. Ed è probabile che l’assenza di dichiarazioni da parte di molti si debba interpretare come volontà di non disturbare gli amministratori regionali, governatore in testa. In effetti dalla Giunta termolese, sindaco escluso, non arrivano dichiarazioni. Gli assessori Ferrazzano e Barile hanno preferito non rilasciare dichiarazioni, mentre gli altri assessori Ciciola, Colaci e Mottola hanno scelto di non rispondere affatto alle domande di primonumero.it, al pari del presidente del Consiglio comunale Michele Marone e degli ex sindaco Antonio Di Brino e Angelo Sbrocca.

Si sono espressi in maniera contraria invece altri due sindaci della costa, vale a dire Pierdonato Silvestri e Roberto Di Pardo. Netto il primo cittadino di Campomarino. “Io sono fermamente contrario perché è la più grossa scemenza che la mente molisana può partorire -. Siamo una regione, i nostri padri politici, cioè Lapenna, D’Aimmo, Sedati, hanno costruito una regione di spessore elevatissimo che è stata il fiore all’occhiello dell’Italia. Poi siamo usciti dall’Obiettivo 1 dell’Unione europea (meno contributi comunitari, ndr) ed è successo il finimondo. Ma è assurdo cercare riferimenti altrove, abbiamo tutte le capacità per uscire da questo stallo”.

Silvestri sindaco Campomarino

Per Silvestri “questa cosa è un’azione di disturbo politico, ma a me piace parlare chiaro. Non è spostandoci in Abruzzo che salviamo il San Timoteo o risolviamo il problema della sanità. Ma lo sappiamo che se andiamo via dal Molise ci toglieranno il commissariato di polizia o la sede della Capitaneria di porto? È una cosa fuori dalla grazia di Dio. Se dobbiamo fare casino è un conto, se c’è invece la volontà di fare il referendum io sono contrario, spostate il confine un po’ più a nord”.

Altrettanto chiara la posizione del collega di Petacciato. “Non sono d’accordo con l’idea di staccare la costa molisana dalla regione per aggregarla all’Abruzzo. La vedo come una provocazione, lo fanno per l’ospedale. Ma non è che l’ospedale di Vasto sta messo meglio. Hanno chiuso il centro trasfusionale e ci sono reparti con meno personale del San Timoteo”.

Di Pardo sindaco Petacciato

Per Di Pardo bisogna prospettare qualcosa di diverso. “Sono per le macroregioni, in particolare la Marca Adriatica con Molise, Abruzzo e Marche. Occorre riformare il Titolo V della Costituzione”. L’argomento non ha trovato disponibile a rispondere il primo cittadino di Montenero di Bisaccia, Nicola Travaglini.

Ma anche fra maggioranza e opposizione al Comune di Termoli la proposta pare non piacere praticamente a nessuno.

“Sono fortemente contraria all’aggregazione con l’Abruzzo – le parole di Daniela Decaro del M5S -. I problemi vanno affrontati e risolti rimanendo uniti. Per un territorio così urbanisticamente parcellizzato come quello molisano, il primo obiettivo da raggiungere è il risanamento del disavanzo. Non dimentichiamo che attualmente tra le regioni in Piano di rientro c’è anche l’Abruzzo a cui una parte dei cittadini molisani vorrebbe annettersi. Allora, concentriamoci sulle soluzioni invece che rischiare di snaturarci e diventare il fanalino di coda di un’altra regione ormai strutturata con le sue problematiche e le sue criticità”.

Quindi ha aggiunto: “In Molise ci sono circa 160 farmacie, di cui 130 in zone rurali. Questo presidio comunitario potrebbe rafforzare il proprio ruolo di medicina preventiva e ambulatoriale. Si potrebbe implementare la figura dell’infermiere di comunità. Si potrebbero potenziare le postazioni di primo soccorso, nonché le auto medicalizzate con medico a bordo”.

daniela-decaro-cinque-stelle-156128

L’esponente pentastellata si è soffermata anche su quelli che ritiene i motivi del disastro sanitario regionale. “Le cause fondamentali del fallimento della sanità in Molise hanno radici diverse che vanno dalla regionalizzazione del servizio sanitario, all’applicazione del Decreto Balduzzi, all’assoluta incapacità delle classi dirigenti regionali a gestire il fenomeno, ed ancora, dalla diminuzione dei fondi del budget pubblico all’aumento di quello alla sanità privata. Dalle sconfitte bisogna ripartire.

Occorre capire che solo l’eliminazione dei finanziamenti alla sanità privata e una gestione razionale di quella pubblica può creare un’inversione di tendenza. Il privato deve autofinanziarsi e lo Stato deve rivedere l’intera politica sul Welfare. Occorre potenziare l’organico, assumere personale, fare concorsi per i primari. Il Molise possiede un’unità mobile di rianimazione pediatrica, cosiddetta ambulanza Sten, donata dai nostri consiglieri regionali MoVimento 5 Stelle, ed allora, potenziamo e sfruttiamo queste risorse. Non è ‘scappando’ che risolviamo il problema. Il Molise è una meravigliosa regione. Insieme dobbiamo risalire la china e lottare per i nostri diritti costituzionalmente garantiti”.

Enrico Miele

Contrario anche Enrico Miele, consigliere comunale di Forza Italia. “Sono per la difesa dell’autonomia regionale, pur riconoscendo che ci sono tanti aspetti da migliorare. Preferisco una Termoli punta di diamante del Molise, piuttosto che Termoli periferia di Vasto (l’asse di sviluppo di norma è sud-nord, in un ipotetico accordo con l’Abruzzo, saremmo poco considerati). Il Molise deve aiutare Termoli, poiché solo Termoli può salvare il Molise stesso, infatti Termoli è a mio giudizio l’unica realtà regionale in grado di crescere”.

Per Miele “con nuovi progetti, con l’Obiettivo 1 e la Zes Termoli potrà migliorare e rivendicare maggiore forza rispetto a Campobasso. Paradossalmente Termoli riceverebbe più importanza in un accordo territoriale con la provincia di Foggia o con il Lazio, ma non con l’Abruzzo; ritengo ad ogni modo preferibile l’autonomia regionale faticosamente conquistata dai padri fondatori del Molise”.

Marcella Stumpo Rete della SInistra

La proposta del Comitato San Timoteo trova il No anche da Marcella Stumpo della Sinistra: “Sono contraria sia perché i problemi a livello sanitario esistono anche in Abruzzo, dunque non risolveremo i nostri problemi intasando i presidi ospedalieri altrui, sia soprattutto perché è nostri dovere lottare per i diritti dei cittadini molisani: dobbiamo cambiare la nostra politica sanitaria, non cambiare regione”.

Unione per Termoli lista Chimisso

C’è anche il No di Maria Chimisso, ex vice sindaco e oggi commissario cittadino del Pd a Termoli. “La proposta, per quanto sia provocatoriamente molto interessante, non mi trova d’accordo. Ritengo che l’agenda Basso Molise e Termoli siano uscite fuori dalla programmazione regionale, ed è ancora più grave perché l’interesse della Regione dipende dallo sviluppo economico della costa.

Mi lascia perplessa l’idea dell’aggregazione all’Abruzzo come àncora di salvezza, perché perderemmo rappresentatività, e aggiungo che mi lascia molto perplessa anche il referendum sul taglio dei parlamentari che ci condannerebbe all’irrilevanza”.

Per la Chimisso serve una ricetta diversa. “Occorre rilanciare lo sviluppo economico del Molise grazie alla spinta alla Zes e cogliere ogni opportunità per il basso Molise. Il basso Molise deve tornare nell’agenda regionale. Se non dovesse succedere, come provocazione dico che allora è meglio andare con qualcun altro”.