Accadde oggi: 8 anni fa a Campobasso la mega-festa sotto un metro di neve

Centinaia di ragazzi invasero pacificamente il centro cittadino per dar vita a un evento unico: i pub aperti dal primo pomeriggio fino a tarda notte. E poi, sfide a palle di neve, corse con i sacchi, un bancone costruito con neve e ghiaccio… Nel capoluogo in quelle ore circolavano pochissime auto, la coltre bianca aveva ‘sepolto’ le strade e per oltre una settimana si visse immersi in una ‘bolla gelata’.

L’indimenticata Mia Martini cantava l’intensa ‘Nevicata del ‘56’. Ne fece tanta di neve, quell’anno, tanto da essere ricordata anche dai romani, evento più unico che raro. Rara a Campobasso, la dama bianca, non lo è mai stata. Nei ricordi di tutti ci sono pupazzi, palle di neve, ruzzoloni, scuole chiuse. Recentemente, però, si è superato più di qualche record: esattamente 8 anni fa il capoluogo veniva ‘sepolto’ sotto centimetri e centimetri di coltre bianca. Era il 3 febbraio del 2012 e nevicò ‘come Dio comanda’ per una decina di giorni, senza sosta, senza respiro.

Neve 2012

Questo, più o meno, lo ricordano tutti i campobassani. Ma in quei giorni successe anche qualcosa di inusuale: un gruppo di ragazzi, in maniera spontanea e animati da un entusiasmo incredibile, decise di organizzare una fantastica ‘festa della neve’. Partita in sordina, alla fine fu un successone. Si partì dal primo pomeriggio per terminare a tarda notte.

Pub aperti, sfide a palle di neve, corse con i sacchi, ‘pegni’ in caso di cadute con cicchetti. Insomma, una giornata senza auto, senza telefonini, senza altre distrazioni se non amicizia e divertimento. E la città sembrava sospesa in una bolla di sapone. Però tutta ghiacciata… Gli organizzatori? Domenico Aceto, Andrea Pietrunti, Gennaro Niro e altri volenterosi.

Neve Villa de Capoa

In queste ore facebook rilancia quei momenti, qualcuno ha condiviso il ricordo. E i commenti si sono moltiplicati. C’è chi svela aneddoti, “tornammo a casa in otto in una panda…”, oppure “presi una palla di neve in occhio davanti al Gandalf, l’alone mi rimase per cinque giorni”, “c’era tantissima gente per le strade, quasi come a Corpus Domini…”. Mitico e ingegnoso il bancone costruito con la neve e con il ghiaccio che resistette per ore grazie alle temperature più simili alla Groenlandia che al Molise.

 

Insomma, storie incastonate in un evento che è già storia. Anzi, leggenda per certi versi. E sì, perché in quei dieci giorni sembrava davvero tutto ‘resettato’, ci si riappropriò della natura, della città, riscoprendola a piedi, altro che auto. Circolavano solo i temerari, quelli con le catene e chi azzardò le chiodate. Campobasso in quelle ore da bella si trasformò in magica…

Foto di gruppo Domenico Aceto