Una tragica fine annunciata, morire a 49 anni per colpa di un cinghiale e delle istituzioni inermi

Il decesso di Andrea Milone, muratore campano trasferitosi a Montenero oltre 10 anni fa, suona come una messa in stato d’accusa verso le Regioni che in questi anni hanno trascurato il problema degli ungulati

Morire a 49 anni, in un incidente stradale, per colpa di un cinghiale. Ma soprattutto a causa dell’inerzia di chi avrebbe dovuto evitare il proliferare di questi animali e non l’ha fatto. Per evitare un ungulato che attraversava la strada Andrea Milone è finito fuori strada domenica 22 dicembre. Un brutto incidente, parso subito grave, che si è trasformato in tragedia dopo 13 giorni di agonia all’ospedale San Timoteo di Termoli.

Andrea aveva origini campane, ma era ormai un molisano acquisito. Da oltre dieci anni si era trasferito a Montenero di Bisaccia con la sua famiglia, la moglie e due figli giovani. Di mestiere faceva il muratore, mentre la moglie è titolare di un negozio a Vasto. La notizia ha scosso la comunità bassomolisana dove i due sono conosciuti.

Proprio sulla strada di confine fra l’Abruzzo e il Molise, tra San Salvo e Montenero di Bisaccia, ha trovato quell’animale che ha attraversato la strada pochi attimi prima che lui transitasse. Ha provato a evitare l’impatto, sbandando e procurandosi fratture multiple. Ferite così gravi che gli sforzi dei medici del San Timoteo non sono stati sufficienti.

Saranno adesso gli inquirenti a stabilire eventuali responsabilità prima e dopo l’accaduto. Ma quel che appare certo è che si tratta di una tragedia annunciata. Quasi tutti i giorni dalle strade del Molise arrivano notizie di incidenti che vedono protagonisti gli ungulati.

Tantissimi cittadini hanno avuto modo di imbattersi in gruppi di cinghiali mentre transitavano in auto, moto o altri mezzi. In tanti casi sono state le vetture a rimetterci, ma in altri frangenti gli automobilisti hanno dovuto ricorrere alle cure mediche.

In tanti avevano tentato di mettere in guardia sui pericoli sempre crescenti, sui danni procurati dai cinghiali non solo alle coltivazioni, ma anche alle auto, con ulteriori rischi in aumento per chi specie di notte si imbatteva in decine di cinghiali lanciati a tutta velocità.

I provvedimenti delle istituzioni, a cominciare dalla Regione Molise ma anche quella dell’Abruzzo, sono stati nulli o insufficienti. È stato lievemente ampliato il periodo in cui è possibile sparare ai cinghiali, è stata lanciata la caccia di selezione. Ma poco o nulla è stato fatto per diminuire la proliferazione, per evitare che gli ungulati continuino a riprodursi con questa frequenza. In molti casi gli ungulati sono arrivati a cibarsi di rifiuti sull’uscio delle case e sono stati avvistati persino sulle spiagge di Termoli.

E mentre i coltivatori hanno visto i loro raccolti saccheggiati, persino i risarcimenti per danni subiti hanno iniziato a latitare. Come se il problema fosse solo economico. Adesso però c’è di mezzo una persona deceduta. Come al solito si deve sperare che sia una tragedia a suonare la sveglia.