Secondo giorno di protesta in carcere: “Calpestati i nostri diritti”. Asrem studia soluzioni per gli infermieri

In una lettera 75 detenuti rendono noti i motivi del loro malcontento: "E' vero che dobbiamo espiare una condanna, ma chiediamo il rispetto della nostra dignità". Intanto l'Azienda sanitaria regionale ha avviato le riunioni per tamponare la carenza di personale sanitario.

La notte è trascorsa in maniera tranquilla dopo una giornata abbastanza agitata: quattro detenuti feriti, uno di loro trasportato in ospedale. Tuttavia, questa mattina (28 gennaio) è ripresa la protesta dei detenuti del carcere di Campobasso. Alle 9 fino alle 10 il rumore degli arnesi battuti sulle grate delle celle è risuonato ancora una volta in via Cavour.

Più o meno in quegli stessi momenti nella sede dell’Azienda sanitaria regionale sono iniziate le riunioni convocate dal commissario Virginia Scafarto. Sul tavolo le soluzioni  per cercare di reperire infermieri da poter inviare nel penitenziario per l’assistenza sanitaria: è dal 31 dicembre, quando sono scaduti i contratti di due operatori sanitari, i reclusi non hanno più accesso, ad esempio, ai farmaci salvavita. Manca il supporto psicologico e quello dei medici del Sert per i reclusi tossicodipendenti.

E questo è uno dei motivi della protesta iniziata ieri. Le altre ragioni del malcontento sono state espresse in una lettera firmata da 75 persone recluse e inviata nelle redazioni giornalistiche attraverso l’associazione Antigone Molise: “I detenuti della casa circondariale e reclusione di Campobasso (prima, seconda e quarta sezione) daranno voce alla totale mancanza del rispetto dei diritti della Persona, causa la carenza del personale operante (tutto) all’interno di codesto istituto”.

La protesta, esplicitano, sarà pacifica. Tuttavia sarà un modo per ‘alzare il volume’ su una serie di problematiche. In cima alla lista la “disastrosa realtà dell’Area sanitaria, degnamente diretta dal dottor Pasquale Del Greco” che però deve fare i conti con “la carenza di personale medico”. Il che complica la già difficile vita nelle celle: molti detenuti sono tossicodipendenti o sono affetti da problemi psichici rilevanti. 

Problemi rilevanti sono anche quelli relativi all’Ufficio Matricola (che recepisce le varie istanze depositate dalle persone detenute e che però vengono ‘smaltite’ con tempi assai lunghi causa mancanza di personale) e all’Ufficio Sopravvitto che si occupa alla consegna dei prodotti acquistati dai reclusi: anche qui tempi lunghi e inadeguati alla soddisfazione dei bisogni delle persone detenute).

I reclusi lamentano carenze all’interno dell’Ufficio ragioneria, del centralino, così come nel magazzino e nella cucina. In alcune camere poi ci sono “ancora castelli a tre letti pur essendo ciò vietato dalla Corte Suprema dei Diritti dell’Uomo.”

Le 75 persone che hanno firmato la lettera ammettono di essere “colpevoli e che dobbiamo espiare una pena per aver commesso dei reati e rispettare le regole previste dal codice penale”, ma al tempo stesso “lo Stato – rimarcano – dovrebbe garantire il rispetto della dignità umana e metterci nella condizione di poter riconquistar il diritto di appartenere on modo concreto alla nostra società”.

La protesta nel carcere di Campobasso si svolgerà tutti i giorni effettuando “una battitura alle finestre alle ore 9 alle ore 10, dalle 14 alle 15 e dalle ore 20 alle 21, per un totale di tre ore giornaliere. I reclusi si impegnano a non far degenerare la situazione: “Avremo totale rispetto degli operatori di Polizia Penitenziaria e garantendo un comportamento pacato e civile senza atti di sommosse e impedimento nel far svolgere il vostro lavoro.”

Al tempo stesso Antigone Molise rilancia l’appello verso le istituzioni preposte al mantenimento delle condizioni di civiltà, legittime e dovute, all’interno degli Istituti di pena, “certi del supporto fattivo e collaborativo degli Uffici del Garante Regionale per la Tutela dei diritti delle persone detenute e delle tante voci di singoli operatori e delle Associazioni di volontariato operanti sul territorio, in particolare dell’Osservatorio sulla Repressione e di Cittadinanzattiva”.

Anche la Fp Cgil  chiede interventi per potenziare un organico troppo ridotto, “che non permetterebbe la gestione delle emergenze, come l’ultima registrata la notte tra il 18 ed il 19 gennaio. All’interno dell’istituto di pena sono reclusi anche malati cronici.

Sicurezza e salubrità dei posti di lavoro devono diventare una priorità anche nel comparto sicurezza e per questo chiediamo di tornare ad investire nel sistema carcere per garantire assunzioni di personale”.