“Sarà la scienza a parlarci”: Procura al lavoro con i tecnici per ricostruire il caso Vicky. I 5 punti chiave

L'inspiegabile salto della Fiat Panda in mare, il filmato che la mostra entrare al molo, i testimoni che sostengono di averla vista il giorno dopo, il giallo del telefonino sulla scogliera, la relazione controversa con un uomo che l'aveva picchiata: i dubbi da sciogliere sul caso della 42enne morta, in queste ore alla ribalta nazionale.

“Sarà la scienza a parlarci e a chiarire aspetti fondamentali per ricostruire questa vicenda. Il corpo e la macchina ci parleranno”.  A dirlo è il procuratore capo di Larino Isabella Ginefra che sta seguendo con il pubblico ministero Marianna Meo l’indagine sulla morte di Victorine Bucci. Un caso che registra una massiccia attenzione mediatica, con trasmissioni televisive e inviati a Termoli concentrati sull’epilogo drammatico della 42enne di Larino. Vicky è stata uccisa? Oppure si è tolta la vita lanciandosi in mare? O ancora, è stata vittima di un incidente, di una disgrazia? Non c’è alcuna certezza, ma tante stranezze e punti interrogativi che nel corso delle settimane – ancora prima del ritrovamento della Fiat Panda rossa con lei dentro sotto il molo del porticciolo – si erano moltiplicati. I carabinieri di Larino sono al lavoro incessantemente su questo caso che ha ancora tutti i contorni del giallo. Non ci sono certezze nemmeno sugli orari.

Una storia intricata, per la quale una prima importante risposta sarà data dall’autopsia che effettuerà la prossima settimana (il giorno non è stato ancora deciso) il direttore dell’Istituto di Medicina legale di Bari Francesco Introna, lo stesso che ha effettuato accertamenti irripetibili per il caso di Stefano Cucchi. E che ha già fatto capire che il corpo di Victorine avrà la priorità, perché si aspetta con impazienza di conoscere almeno se la donna era già priva di vita nel momento in cui è caduta in mare e a quanto tempo fa risale il decesso. Ed è proprio dall’auto, da quella Panda rossa che è stata disperatamente cercata per settimane, sia in mare che a terra che dal cielo con gli elicotteri, che cominciano i misteri.

La Panda rossa estratta dal mare

L’auto

Da dove è precipitata in mare la Panda di Vicky? La vettura è stata ritrovata a una profondità di circa 3 metri e mezzo sotto il molo del porticciolo, oltre la lunga barriera di scogli che separa l’acqua dalla banchina. Quella zona era già stata perlustrata dai sommozzatori dei vigili del fuoco che nei giorni 19, 20 e 21 dicembre scorsi, subito dopo la scomparsa di Victorine e il ritrovamento del suo telefonino a poca distanza, avevano guardato con l’aiuto di radar e scandagli proprio lì sotto, senza trovare nulla. Il 21 gennaio invece, quando sono tornati gli investigatori con i subacquei del nucleo Carabinieri di Pescara e Chieti, la vettura è stata individuata. Rovesciata su se stessa. Gomme anteriori bucate, senza paraurti e senza la carrozzeria nella parte anteriore, ma con un telaio apparentemente intatto, i cerchioni ancora al loro posto. Per molti sarebbe la “prova” che  la Panda non può aver “saltato” i massi alla fine del molo, perché si sarebbe dovuta sfracellare molto più vistosamente. I finestrini erano chiusi ad eccezione di quello del guidatore, aperto per metà. Da un primo colpo d’occhio, nell’attesa che il perito nominato dalla Procura faccia i suoi calcoli, le sue indagini e presenti una relazione tecnica, sembra che le sospensioni non siano state distrutte, come inevitabile in caso di un forte impatto. Dentro il corpo di Victorine, incastrato tra i sedili anteriori.

Non è possibile escludere che l’auto sia caduta da un luogo diverso, come per esempio il molo nord, e che sia stata portata fin lì dalle correnti marine. Questo spiegherebbe anche perché durante la prima fase delle ricerche subacquee non è stata individuata. Ma questa ipotesi stride contro uno dei pochi indizi certi in possesso degli inquirenti, il video.

telecamera porticciolo

Il video

C’è un video infatti, che mostra la Panda rossa di Victorine Bucci entrare nel molo del porticciolo. E’ stato  girato dalle telecamere di un club nautico privato. La videosorveglianza è puntata sulle barche dei soci, ma una telecamera in particolare è montata con una angolazione tale da inquadrare parte della strada che porta fino alla scogliera, unica via di accesso e di uscita. Secondo il ideo tra le 5 e 30 e le 6 del mattino del 18 dicembre l’auto di Vicky è passata lì. Le telecamere hanno ripreso il momento dell’ingresso al molo ma non quello di uscita. Questo proverebbe che la morte di Vicky risale all’alba di quel 18 dicembre. Ma contro questo elemento esiste una testimonianza che sostiene il contrario.

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La testimonianza 

Due dipendenti della Asrem che lavorano a Termoli sostengono di aver visto Victorine alle 10 e 30 del 18 dicembre. La donna sarebbe entrata nel nosocomio di Colle Macchiuzzo e dopo aver chiesto informazioni a un primo sportello è entrata all’Ufficio Relazioni col pubblico per avere un referto medico in inglese. Aveva prenotato, alcuni giorni prima, un volo per Toronto ma poi aveva cambiato idea, decidendo di restare con la mamma a Natale. Per ottenere il rimborso del viaggio aveva bisogno di un certificato medico da addurre come motivazione della disdetta, e le serviva in inglese. In ospedale, dove le telecamere non funzionano e non esiste una traccia scientifica della sua presenza quel giorno, non hanno potuto aiutarla né fornirle il certificato richiesto. I due dipendenti – un uomo e una donna – ricordano entrambi che il giorno in cui si è presentata, mostrandosi tranquilla, era proprio il 18 dicembre. Se questo è vero, se non si tratta di un falso ricordo o di una confusione sulle date, è impossibile che le sia accaduto qualcosa di irreparabile poche ore prima, quando la telecamera ha ripreso l’ingresso della sua Panda sul molo, prima che venisse ritrovato il suo telefonino.

pescheria d'abramo molo termoli trabucco

Il telefonino

Lo smartphone di Vicky è stato trovato il 18 dicembre su uno scoglio davanti alla pescheria dei D’Abramo, che ha aperto alle 6 e 30 del mattino. Alle 10 una signora che stava aspettando di entrare e comprare un po’ di pesce per Natale, e che teneva per mano la figlioletta, l’ha preso e consegnato a Manuel, il giovane figlio del titolare. Fino a quel momento nessuno si era accorto di quel telefonino, con una cover verde fosforescente. Lo ha perso Vicky? Oppure lo ha lasciato lì volontariamente? O ancora, quel telefonino è stato portato sul molo, in un luogo frequentato e con l’obiettivo di farlo ritrovare, da un’altra persona? Tutti dubbi che gli investigatori sperano di sciogliere. Il telefonino è un elemento chiave perché su quell’oggetto si è concentrata la violenta lite notturna tra la donna e il suo compagno, Maurizio, 56 anni, termolese.

via RioVivo

 Il compagno violento

Descritto sia dalla madre che dalle amiche e dagli amici di Vicky come un tipo geloso fino all’ossessione, l’uomo era maniaco del controllo del telefonino della compagna, che le prendeva spesso per chattare con le amiche e provare a scucire loro informazioni, o per mandare messaggi minatori. Quella notte, la notte prima della scomparsa, ne ha inviati due dall’account facebook di Vicky: uno alle 2 e 8 minuti a una amico che vive a Roma e l’altro alle 2 e 44 all’ex marito di Vicky, romano anche lui. Entrambi messaggi, uno dei quali firmato con nome e cognome e numero di telefono. “Romano di merda” “So o marrocchino” “Bastardo”. “Chiama”.

Un uomo, l’ex compagno di Vicky, che l’aveva maltrattata anche in pubblico nei dieci mesi di relazione iniziata a marzo e che l’8 dicembre l’aveva ridotta male: un occhio nero, una botta alla testa, lividi in volto.Lei aveva deciso di non denunciarlo e in ospedale, dove è stata accompagnata dalla mamma, aveva riferito di aver ricevuto percosse da “persona conosciuta”, omettendo di svelare il nome. Ma già durante l’estate Vicky aveva provato a denunciare il suo compagno per maltrattamenti e alla fine non aveva trovato la forza di farlo. Lui le chiedeva anche denaro, i soldi che lei ha guadagnato fino a ottobre, quando ha smesso di lavorare all’hotel Santa Lucia, sparivano in fretta senza che lei acquistasse nulla per sé. I due litigavano, i vicini di casa hanno spesso sentito urla in quel palazzo, e la madre di Vicky ci ha raccontato di aver visto in più occasioni, negli ultimi tempi soprattutto, la figlia triste, con le lacrime agli occhi, che le aveva confidato di voler lasciare Maurizio. Ma poi non è accaduto e anzi, la sera del 17 dicembre Victorine si è vestita bene ed è andata da lui, a Termoli.

La coppia ha cenato insieme in un locale, sorseggiando una bottiglia di vino. Poi altro alcol in alcuni locali del centro. Sono tornati a casa di lui, in via Rio Vivo, intorno all’una di notte. C’è stata una lite violenta, con urla più forti del solito e rumori di mobili sbattuti. Rumori infernali e grida fino alle 3 di notte circa, lo stesso orario in cui Vicky ha creato sul suo telefonino un gruppo whatsapp in cui però non ha mai scritto. Cosa voleva fare? Ed è stata lei a creare il gruppo?

Il compagno, che ieri è stato in Procura per circa due ore, portando anche un messaggio vocale di Vittoria (la chiamava così) ora al vaglio degli investigatori, ha riferito tramite il legale  di aver visto l’ultima volta Victorine poco prima delle 6 del mattino, mentre andava via sulla sua Panda rossa, dopo la notte turbolenta. Un racconto suffragato dal fratello, che è salito dal piano inferiore per “calmare” Vicky che “era ingestibile”, ma che l’ha solo intravista perché nel momento in cui Maurizio è uscito per andare a comprare le sigarette è uscita anche lei. Poco dopo, alle 6 e 5 minuti, l’uomo ha chiamato sulla linea fissa della madre di Victorine a Larino. Un comportamento apparentemente anomalo. Anche su questo si stanno facendo accertamenti e cercando riscontri.