Le rubriche di Primonumero.it - In Box

New York Times e Molise, lettera aperta al sindaco di Termoli

Più informazioni su

    Spet.le Sig. Sindaco di Termoli

    è fresca la notizia dell’illustre New York Times che inserisce il Molise tra le mete da non farsi scappare in questo 2020 e una riflessione mi sorge spontanea. Sicuramente non avremo un’invasione di turisti solo grazie a quell’articolo ma più di qualcuno potrebbe lasciarsi prendere dalla curiosità e, chissà, venirci davvero a trovare. Allora perché non farci trovare pronti? Perché non riempire i loro occhi con le nostre bellezze? Perché non inebriare le loro papille gustative con le nostre prelibatezze? Ricordiamoci che se quest’anno saremo in grado di ammaliare 100 persone l’anno prossimo avremo la possibilità di ammaliarne 200 perché dopo l’ottima pubblicità di un articolo comparso sul più autorevole quotidiano d’oltreoceano una pubblicità ancora migliore è quella del passaparola.

    Ma come possiamo far innamorare coloro che avranno il coraggio di visitarci per la prima volta?

    Mi sono soffermato qualche minuto a riflettere su questa domanda ed è quanto è bastato a stuzzicare la mia fantasia.

    Ho immaginato una città pronta ad accogliere tutti: famiglie con i loro bambini, giovani e anziani. Ho immaginato una Termoli pulita, una Termoli nella quale i termolesi non gettano cartacce e mozziconi di sigarette a terra perché è facile trovare cestini e portacicche in tutta la città e perché sono consapevoli di fare una pessima figura con chi verrà a trovarli. Ho immaginato una città con i suoi due lungomari rigogliosi, con palme e aiuole curate, con accessi ai disabili per tutti i lidi balneari e sicuri per i pedoni senza essere costretti a fare slalom tra motorini e scooter parcheggiati selvaggiamente; ho immaginato stabilimenti balneari accoglienti, moderni, curati, vivi di giorno quanto di notte, ricchi di servizi e con personale sempre sorridente e disponibile.

    Ho immaginato un borgo antico che ce l’ha fatta a diventare patrimonio dell’Unesco perché curato, con panchine, fiori, illuminazione e impianti di videosorveglianza funzionanti; un borgo antico pieno di piccoli negozi di souvenir e botteghe artigianali come le vicine Vieste e Peschici; un borgo antico con locali ricercati, eleganti ma ben amalgamati nel contesto; con bar senza tavolini ma con tappeti e cuscini a terra come a ricordare i tempi di Pialì Pascià e sui quali sedersi e sdraiarsi a sorseggiare ottimi cocktail come avviene nel borgo della città di Nettuno. Ho immaginato un borgo antico con palazzi ristrutturati e vicoli percorribili perché non sono stati trasformati in latrine a cielo aperto. Un borgo addobbato con le bandiere delle ormai sempre più famose contrade del palio di San Timoteo (siamo o no una città Timoteana?), con spettacoli ogni sera e artisti di strada ad ogni angolo. Un borgo antico illuminato artisticamente dal castello alle piazze, dalle torrette al muraglione di cinta, lo stesso muraglione che sovrasta una passeggiata dei trabucchi curata, sicura, illuminata e con il verde delle piante tipiche della macchia mediterranea che si fonde alle migliaia di sfumature di azzurro del mare e del cielo. Immagino questa passeggiata che termina con una splendida piazza sul mare dove prendere il sole di giorno e rilassarsi con la brezza marina di sera, una piazza al posto di un depuratore fatiscente, malfunzionante e strutturalmente pericoloso. Una passeggiata che si allunga e prosegue fino all’estrema punta del porto, fino al faro, per ammirare da vicino, nelle calde sere d’estate, lo spettacolo dei pescherecci che prendono il largo fino a confondersi con l’orizzonte diventando stelle che trapuntano il nero mare di notte.

    Immagino un porto pulito, senza decine e decine di cassette in polistirolo gettate nell’acqua; un porto dove sia bello passeggiare magari ammirando i nostri instancabili pescatori mentre preparano i pescherecci o scaricano il pesce o assistendo all’asta del pescato nel mercato ittico; una passeggiata che dalla marina di San Pietro porta fino al parco senza dover affrontare un percorso ad ostacoli tra bivacchi abbandonati e bottiglie di vetro rotte.

    Immagino un centro cittadino vivo, brulicante di gente e negozi, senza auto e con postazioni di bike sharing come quelle di Uber. Immagino un corso nazionale con alberi e panchine accogliente di giorno e di sera. Immagino commercianti sorridenti che non vedono il turista come un qualcosa da spremere ma come una risorsa per il futuro e ragazzi impiegare il loro tempo in cose ben più costruttive del vandalizzare ciò che appartiene ad ognuno di noi. Immagino serate d’estate piene di cose da fare, concerti e spettacoli, mercatini e feste come se fosse sempre la sera del 15 agosto. Immagino un cartellone estivo pronto già dal mese di maggio per poter essere sponsorizzato e permettere a chi interessato di organizzare le proprie vacanze da noi.

    Immagino queste e tantissime altre cose purtroppo.

    Dico purtroppo perché sarebbe bello per una città come la nostra avere già tutte queste accortezze, queste migliorie, senza avere il bisogno di doverle solo immaginare.

    Non richiedono molto sforzo basta un po’ di impegno e di collaborazione tra tutti, politici e cittadini, affinché quello apparso sul New York Times sia solo il primo di tanti articoli che mostrino agli occhi del mondo le bellezze di Termoli e di tutto il Molise.

     

    M.

    Più informazioni su