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Lo Sposalizio della Vergine Maria e di San Giuseppe – Tradizione sempre viva a San Martino in Pensilis

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    Approfondimento a cura di don Nicola Mattia

     

    La memoria liturgica dello Sposalizio della Vergine Maria e di San Giuseppe, in alcuni antichi calendari (prevalentemente locali, soprattutto ispanici) si trova, al 23 gennaio. Il dato biblico di questo evento, è chiaro:

    In Mt 1, 18 – 25 S. Giuseppe riceve in sogno l’annuncio dell’angelo che lo invita a sposare Maria e dare una paternità umano al bambino che lei porta nel grembo. Giuseppe, racconta il vangelo, si desta dal sonno e obbedisce all’angelo.

    In Lc 1, 27 Maria è “Promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe”.

    Anche i vangeli apocrifi parlano dell’evento.

    Questa celebrazione liturgica risale al XV secolo quando Giovanni Gerson, cancelliere dell’Università di Parigi, si adoperò con tutte le sue forze per ottenere il riconoscimento ecclesiastico a una festa già nel cuore della pietà popolare francese.

    La festa ebbe grande fortuna tra gli ordini religiosi; i primi ad accoglierla nel loro santorale furono i francescani nel 1537. Ad essi seguirono i Servi di Maria e i Domenicani poi gli altri.

    Grande impulso alla festa dello Sposalizio della Vergine lo diede San Gaspare Bertoni nel 1823 a Verona nella comunità degli stimmatini.

     

    Grandi artisti del calibro di Giotto, Perugino, Raffaello, Piero della Francesca e altri si sono cimentati nella raffigurazione dell’evento biblico.

    L’opera d’arte più conosciuta è sicuramente quella di Raffaello conservata oggi nella Pinacoteca di Brera e risalente al 1504.

    Era la pala d’altare per la cappella di S. Giuseppe nella Chiesa di San Francesco a Città di Castello.

     

    La fede del popolo di Dio, ha visto in questo matrimonio un evento fondamentale nella storia della salvezza. La festa della santa Famiglia si affianca a questa festa; qui è la celebrazione delle nozze, l’altra, consecutiva, quella della famiglia. Due aspetti interdipendenti, ma distinti e complementari, sia nella vita degli uomini, sia nel progetto di salvezza della Trinità. Uno mette in risalto l’amore sponsale, l’altro il nucleo familiare.

     

    L’attuale contesto antropologico, culturale e religioso che vede un acceso dibattito sia sul matrimonio che sul sacramento del matrimonio e altre forme di unione di vita tra esseri umani adulti, rende questa festa, con tutti gli spunti che la liturgia, con la proclamazione della Parola di Dio e le preghiere della Chiesa, quanto mai attuale.

     

    La comunità di San Martino in Pensilis, vive una particolare devozione a San Giuseppe. A questo santo ha innalzato una chiesa che, soppressa dal Vescovo di Larino, Giovanni Andrea Tria, ha trovato casa nella chiesa di San Martino alla quale la comunità ha cambiato nome preferendo al santo guerriero divenuto monaco l’umile falegname di Nazaret.

    Le prime tracce della “Festa dello Sposalizio di San Giuseppe” (cosi è definita in paese anche se i più anziani in dialetto la chiamano “lo sposalizio” in forma assoluta), risalgono agli inizi del 1800 e si trovano nel libro della cronaca della Congrega di San Giuseppe e della Buona Morte eretta con regio decreto vescovile da Mons. Pianetti (vescovo di Larino  1706 – 1725) e con Regio assenso agli statuti nello stesso periodo, presente in San Martino in Pensilis fino al 1984.

    Al testo citato si aggiunge la tela che raffigura la scena dello “Sposalizio” e che sembra risalire alla fine del 1700.

    Nella messa dello Sposalizio della Vergine e di San Giuseppe si rinnovano le promesse matrimoniali e si presentano alla comunità le coppie di fidanzati che durante l’anno civile celebreranno il loro matrimonio in Cristo e nella Chiesa. Non manca un segno della carità della comunità che arricchisce la celebrazione liturgica.

    Un canto tradizionale in dialetto sammartinese racconta “L’allegrezza di Maria quando era sposa”, ne definisce lo splendore “Era più bella essa che nà rosa”.  Narrando la nascita del bambino Gesù, con un testo che si ispira ai vangeli apocrifi, canta il miracolo del fuoco nelle mani di Giuseppe la notte di Natale, e annunzia che è “Nat lu magazzin delli rose”.

    Nelle case si allestiscono “Gli altari della Sposalizio” con l’offerta di dolci tipici del matrimonio.

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