Inquinamento dal depuratore: 7 rinvii a giudizio, ma cade l’accusa di danno ambientale

Gli ex sindaci Angelo Sbrocca e Antonio Di Brino a processo con altri cinque indagati nella vicenda delle perdite della condotta sottomarina dell'impianto del porto

Il Gup del Tribunale di Larino Federico Scioli ha rinviato a giudizio sette persone, fra cui gli ex sindaci di Termoli Angelo Sbrocca e Antonio Di Brino, nell’ambito dell’inchiesta sul presunto inquinamento dal depuratore del porto di Termoli relativo alle continue perdite della condotta sottomarina che va avanti almeno dal 2012. Per tutti gli indagati tuttavia è caduta l’accusa più grave, quella di danno ambientale. Per i due ex sindaci restavano le accuse di getto pericoloso di cose (lo sversamento in mare) e abuso o rifiuti di atti d’ufficio, anche se in uno dei due casi per Di Brino è sopraggiunta la prescrizione. In particolare il reato di getto pericoloso di cose è prescritto per Antonio Di Brino.

Dopo l’udienza preliminare di ieri 27 gennaio, è stata fissata al 24 marzo prossimo la prima data del dibattimento che vedrà alla sbarra, oltre ai due ex amministratori, anche i due rispettivi responsabili del Settore Lavori pubblici dell’epoca, e cioè Matteo Caruso per Sbrocca e Silvestro Belpulsi per Di Brino. Belpulsi che di recente è tornato a essere dirigente comunale con la nuova Amministrazione comunale di Termoli.

Ai due ex sindaci e ai dirigenti comunali viene imputato di non aver compiuto gli atti necessari per la manutenzione dell’impianto di depurazione, cosa che avrebbe comportato lo sversamento di liquami e il conseguente superamento dei valori limite di sostanze inquinanti in mare.

Depuratore porto Termoli

Per il Gup devono andare a processo anche i tecnici e responsabili della Crea gestioni, vale a dire Emanuele Blasetti e Paolo Santini, per la gestione del depuratore e le rotture della condotta sottomarina che da anni sta rilasciando in mare i liquami depurati. A processo anche la responsabile dell’Arpa Molise Maria Grazia Cerroni, cui vengono imputati i prelievi fatti in un punto sbagliato dell’impianto di depurazione.

A supportare le tesi del pm Ilaria Toncini c’era la relazione del consulente tecnico della Procura di Larino, l’ingegner Alessandro Iacucci. Tuttavia, in sede di udienza preliminare è stato abbattuto quello che poteva essere considerato il pilastro dell’inchiesta, cioè il presunto danno ambientale. Per il Gup un reato che non può essere imputato agli indagati, quindi è stato deciso il proscioglimento.