Il testimone: “Ho parlato con Victorine Bucci il 18 dicembre”. Ma in ospedale le telecamere non ci sono

Si cercano riscontri alla testimonianza di due diversi dipendenti della Asrem circa la presenza di Victorine Bucci alle 10 e 30 del 18 dicembre, giorno della scomparsa. Il portiere del Pronto Soccorso, dove si è recata la donna, ricorda che il giorno fosse il 18 perché lui il 17 non è andato al lavoro e il 16 il medico col quale ha parlato non era di turno. Ma restano ancora tanti dubbi, che il sistema di videosorveglianza avrebbe potuto chiarire. Ma in ospedale le telecamere non ci sono: sono state fatte rimuovere per ragioni di risparmio da uno dei direttori sanitari che si sono avvicendati negli anni scorsi.

Vicky era viva la mattina del 18 dicembre scorso, un’ora dopo il ritrovamento del suo telefonino sul vecchio molo del porto, dove è stata ripescata la sua Panda con il suo corpo all’interno? Il portiere che presidia gli ingressi in Pronto soccorso ne è quasi certo, perché ricorda di aver chiesto in proposito informazioni a un medico che non era di turno il 16 dicembre mentre lui, il portiere, non è andato a lavorare il 17. “L’unico giorno possibile è quindi proprio il 18” racconta a Primonumero.it l’uomo, già ascoltato dai carabinieri come la dipendente Asrem dell’Ufficio relazioni col pubblico dove, lo stesso giorno, Victorine Bucci è entrata. Ma era davvero il 18 dicembre, lo stesso giorno in cui una telecamera privata del porto ha inquadrato, prima dell’alba, la Panda rossa di Vicky arrivare sul molo?

Se in ospedale ci fossero le telecamere oggi non ci si ritroverebbe a fare i conti con ricordi confusi o falsi ricordi, inesattezze, dubbi. Il problema è che al San Timoteo di Termoli le telecamere non funzionano. Anzi: non ci sono proprio. “Sono state rimosse alcuni anni fa da uno dei precedenti direttori sanitari che un giorno ha chiamato la ditta e le ha fatte smontare una per una. Tanto nemmeno funzionavano…” confida un altro dipendente che della storia dell’ospedale termolese conosce tutti i dettagli.

E’ un’altra tegola per la Procura, alle prese con una inchiesta complessa e fitta di misteri, una storia piena di buchi e contraddizioni (qui i 5 punti chiave sul giallo di Vicky nella ricostruzione di Primonumero) alla quale si aggiunge l’inefficienza del servizio di videosorveglianza pubblica. Delle telecamere che non sono mai entrate in funzione malgrado l’imponente investimento del “Patto per la Sicurezza” abbiamo già scritto il 4 gennaio, quando nel clou delle ricerche abbiamo raccontato che in porto, la zona controllata dopo la denuncia di scomparsa, il sistema non è attivo (qui l’articolo).

telecamere termoli

Mai come in questo caso sarebbero state preziose, specialmente quella alla rotonda di RioVivo e l’altra poco distante, all’ingresso della marina San Pietro, a pochi metri dall’imbocco del molo circondato da scogli dove è stato ritrovato il telefonino. Entrambe sono posizionate in maniera tale da riprendere la strada e le auto in transito. Ma non funzionano, appunto. Ora una nuova conferma del flop della videosorveglianza arriva dalla impossibilità, per gli investigatori, di reperire immagini valide per sciogliere il dubbio delle testimonianze sul giorno 18 dicembre perchè l’ospedale di Termoli non è provvisto di videosorveglianza. 

Sono due le persone che ricordano di aver parlato con Vicky quel mattino. Un portiere e una funzionaria. Entrambi sono stati sentiti dai carabinieri, che ora faranno ulteriori accertamenti per accertare la veridicità del racconto e spazzare via il dubbio che possano essersi confusi. Intanto l’uomo, col quale abbiamo parlato, si dice certo che quella giovane donna di colore vestita di nero sia entrata nella sala d’attesa del Pronto Soccorso proprio il 18 dicembre perché, rivela, “io il 17 non ho lavorato, non sono venuto proprio in ospedale e quindi non poteva essere quel giorno”. Poteva trattarsi del giorno prima ancora, il 16 dicembre?

Il testimone ricorda di aver spiegato il problema che gli era stato comunicato da Victorine a un medico specifico del reparto. “L’ho vista sulla porta, titubante, come se non sapesse bene dove andare. L’ho chiamata, era molto tranquilla, e mi ha spiegato che le occorreva il referto in inglese rilasciato dal Pronto Soccorso. A quel punto – continua – sono andato dentro e ho chiesto al medico, che mi ha suggerito di accompagnarla all’Ufficio relazioni col Pubblico”.

Il medico in questione, che però non ricorda quell’episodio, era in servizio il 17 e il 18. Il 16 dicembre non ha lavorato al mattino, quindi non poteva essere quello il giorno della segnalazione. E non poteva essere nemmeno il 17 perché quel giorno non c’era il testimone.

Victorine Bucci

Il testimone si dice certo che si trattasse di Vicky: “Ha scritto il suo nome su un foglietto quando le ho chiesto come si chiamava”. Quel foglietto è finito in mano alla dipendente dell’Urp ed è stato consegnato agli inquirenti. Anche la donna ha riferito ai carabinieri di essere quasi certa che si trattasse del 18. La 42enne è stata accompagnata da lei, ma non ha potuto avere alcun referto tradotto perché non è un servizio che offre l’ospedale.

Il medico che avrebbe dato indicazioni tuttavia non ricorda nulla di questo caso. “Probabilmente non ero io, ci sarà stata confusione. Mi sarei ricordato di un episodio simile perché è una richiesta rara, e non avrei detto di mandarla all’Urp perchè non è la normale procedura”.

Il particolare del 18 dicembre in ogni caso è importante perché, se confermato, sposterebbe in avanti la morte di Vicky Bucci, ancora senza risposte né certezze. Una prima valutazione decisiva si attende dall’autopsia che non sarà effettuata prima di mercoledì. Martedì verrà conferito formalmente l’incarico al professor Francesco Introna, direttore dell’Istituto di Medicina legale di Bari.

 

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