Fiat, parte lo smantellamento di metà azienda per l’ibrido. Tanti vanno via, per molti lavoro dimezzato

Da fine mese e sino ad agosto i contratti di solidarietà interesseranno centinaia di lavoratori. Il tutto in vista della riconversione per l'ibrido, che dovrebbe essere pronta per l'inizio del 2021. Ma permangono molte incertezze e non tutti esprimono ottimismo

Fra pochi giorni partiranno i contratti di solidarietà per una notevole fetta di lavoratori dello stabilimento Fiat di Termoli. Lo ‘scotto’ da pagare prima di quello che pare dover essere il rilancio dell’azienda di Rivolta de Re, quel rilancio che si chiama motore ibrido.

Il 27 gennaio partirà difatti lo smantellamento dell’ormai obsoleto reparto 8 valvole – i cui motori prodotti sono sempre più fuori mercato – ma l’ammortizzatore sociale sottoscritto lo scorso 9 gennaio, e che prevede la stipula di contratti di solidarietà per quasi 1700 dipendenti, potrebbe interessare anche la zona 16 valvole.

E qui la prima incertezza si fa strada perché non tutti credono alla voce di un ridimensionamento del numero dei lavoratori interessati da questo tipo di contratto, che ricordiamo essere più vantaggioso rispetto alla normale Cassa Integrazione. Per Riccardo Mascolo, segretario regionale della Fim-Cisl, sarà così: “I contratti di solidarietà non saranno per 1700 ma per circa 800 dipendenti”. E il motivo è che alcuni degli esuberi dell’8 valvole verranno spostati nel 16 valvole. Il sindacato, tra i sottoscrittori dell’accordo per i Contratto di solidarietà, difende la bontà della scelta, considerata molto garantista per i lavoratori. “Ovviamente noi ci impegneremo per monitorare mese per mese la situazione”.

Come noto lo smantellamento delle due linee produttive dovrà fare il posto ai nuovi motori FireFly 1.0 e 1.5, che dovrebbero vedere la luce a partire da gennaio 2021. Ma, anche qui, il condizionale è d’obbligo e non sono tutti dello stesso avviso. Mentre per la Cisl la previsione è giusta, per qualche dipendente lo scetticismo non manca. Così un lavoratore 40enne da sempre impiegato nel reparto in via di estinzione, l’8 valvole. “Si tratta di smantellare un capannone intero, praticamente mezza azienda. Un lavoro ingente che doveva partire già a novembre e invece è stato posticipato a fine gennaio”. Come dire, se si continua a tergiversare, a furia di rimandi sarà difficile farsi trovare pronti per l’inizio del prossimo anno.

Ma, al netto di qualche preoccupazione, si intuisce un’aria di cauto ottimismo. L’operazione in atto viene vista come un passaggio necessario in vista di una prosperità e sicurezza lavorativa future. Chiaro è, però, che prima di allora ci saranno diversi mesi sofferti in cui i lavoratori si vedranno dimezzati (nella migliore delle ipotesi) i giorni di lavoro. Ma di quanti mesi stiamo parlando? I contratti di solidarietà dovranno andare dal 27 gennaio al 2 agosto. Ma questo tipo di contratto può essere prorogato fino a due anni. È sempre il lavoratore a manifestare il dubbio. “Chi ci dice che non lo prorogheranno fino a dicembre 2020 e poi magari per un altro anno?”. Per il sindacalista Mascolo invece ciò non avverrà e a gennaio 2021 ci sarà la svolta tanto attesa.

Beninteso, è probabile che fino al prossimo dicembre la situazione sarà questa, con circa un migliaio di lavoratori interessati, a rotazione, dalla riduzione dei giorni lavorativi. Lavorare meno per lavorare tutti, come si dice in questi casi. “Nella migliore delle ipotesi lavoreremo 2 settimane al mese”. Se così fosse, si terrebbe quantomeno fede a quanto l’azienda ha comunicato giorni fa ai propri dipendenti. In pratica un impegno a far sì che tutti i lavoratori interessati dai contratti di solidarietà riescano a maturare ogni mese il rateo. Come? Lavorando almeno un giorno in più rispetto ai giorni di stop. Solo così i lavoratori si vedrebbero garantiti diritti relativi a ferie, giorni di riposo e tredicesima. Il contratto di solidarietà però non lo prevede (la percentuale minima di presenza da assicurare è del 30%), e dunque quella di cui ci parla il lavoratore dell’8 valvole è un’apertura dell’azienda, un modo per andare incontro ai dipendenti. Ma sarà davvero così? “Non sono obbligati per legge, sarebbe ‘bontà loro’”.

Questa come altre sono voci che si rincorrono freneticamente, e che restituiscono l’idea di una situazione piuttosto incerta e nebulosa. Nello stabilimento si dice che fra pochi giorni, entro fine mese, ci saranno comunicazioni ulteriori e più puntuali. Così come dovrebbe essere distribuito un calendario personalizzato ad ogni lavoratore che dovrà gestire questa delicata fase. Solo allora si sapranno davvero numeri certi e si avrà contezza del fantomatico passaggio di alcuni lavoratori dall’8 al 16 valvole. L’operaio che Primonumero ha contattato a riguardo non è poi così ottimista. “Mi sembra difficile che al 16 valvole si possa lavorare a pieno regime”.

Intanto non è il segreto di Pulcinella che alcuni lavoratori siano stati incentivati dai vertici aziendali a lasciare il posto con uscite anticipate. Parliamo di operai sopra i 50 anni, più prossimi degli altri alla pensione, ma anche di altri più giovani. Incentivi, variabili e trattabili, cui circa un centinaio di lavoratori ha già detto sì. A ciò naturalmente va aggiunto l’effetto scaturito da Quota 100, che come noto ha fatto propendere molti per la pensione anticipata.

Per chi resta, e vuole restare, ci saranno questi mesi di trepidante attesa nella speranza della svolta futura. “Questa ristrutturazione prima o poi si doveva fare, è necessaria per tenersi al passo del mercato”. E gli auspici per il futuro sembrano esserci tutti. Si attendono però ancora comunicazioni più concrete rispetto ai corsi di formazione che l’azienda è tenuta a fornire ai lavoratori interessati dall’ammortizzatore sociale. “Sicuramente ci saranno – concordano il sindacalista e l’operaio – ma per ora non si sa nulla a riguardo”. Corsi che dovrebbero formare il personale in vista delle nuove produzioni e che, naturalmente, sono visti anche come una boccata d’ossigeno, perché equiparati alle giornate lavorative.

Non tutti, però, manifestano ottimismo. In un comunicato congiunto i sindacati Soa e Flmuniti esprimono tutta la loro perplessità sull’operazione. “Assurdo pensare al futuro con il solo reparto motori, ammesso che la produzione del nuovo prodotto ibrido-elettrico possa sostituire l’8 Valvole in termini di grosse produzioni e di occupazione. Ma ciò non basterebbe comunque a mantenere circa le tre mila unità totali che lo stabilimento di Termoli bene o male ha contato negli anni”. Le due sigle sindacali evidenziano come attualmente i dipendenti totali si attesterebbero su duemila unità o poco più e parlano di “emorragie occupazionali in atto”.