Erri De Luca, grande ritorno a Termoli: “Le Sardine mi piacciono perché dicono basta alla violenza del linguaggio” fotogallery

Lo scrittore amatissimo dal pubblico inaugura il nuovo ciclo delle cene con l’autore dell’associazione Sopralerighe. E rivela, in questa intervista a Primonumero: “Amo la rivendicazione del movimento delle Sardine: è una lezione di civiltà contro l’esibizione dell’oltraggio”. Tra i temi affrontati anche le migrazioni: “I respingimenti non servono a nulla, lo dice uno spostante che ha fatto parte dell’ultima coda delle grandi migrazioni del 900”.

C’era grande attesa per il ritorno a Termoli di Erri De Luca, e in particolare tra i 120 ‘fortunati’ che hanno potuto ieri, 18 gennaio, degustare una ‘speciale’ cena assieme all’autore.

Un esordio perfetto per l’associazione Sopralerighe che ha voluto iniziare così la stagione di ‘Uno scrittore a cena 2020’. Un ritorno, perché lo scrittore napoletano è già stato ospitato in città da parte di Emma Sarcinelli e Donatella Langiano – le donne ‘sopralerighe’ – e può essere considerato una sorta di padrino di quella che negli anni è divenuta una manifestazione culturale di successo.

Abbiamo intervistato Erri De Luca prima dell’inizio della serata, e alla nostra domanda su come si approcciasse a questa modalità sui generis di incontro con i lettori candidamente ci ha risposto: “Non ne ho la minima idea”. Habituè degli aperitivi letterari di casa nelle vicine Diomedee – qui l’intervista alle organizzatrici di Tremitinvita che ci spiegarono come il nome stesso della kermesse fosse un’idea di De Luca -, l’autore de ‘Il peso della farfalla’, di ‘Montedidio’ e di innumerevoli altri successi letterari ci ha raccontato come la sua attività preferita sia quella di ascoltare e di non essere avvezzo a raccontarsi ai lettori-commensali nel corso di una cena.

Erri De Luca emma e Donatella sopralerighe

Uomo del Sud, nato a Napoli, Erri De Luca nel corso della vita si è spostato molto, sia in Italia che all’estero. Si sente un po’ un migrante? E perché oggi c’è questa grande difficoltà a capire la spinta alla migrazione?

“Più che un migrante mi potrei definire uno spostante però, certo, avendo fatto l’operaio per tanti anni in vari posti, anche in Francia, ho fatto parte dell’ultima coda della grande emigrazione italiana del ‘900. Mi chiede perché non si capisce? Non è vero che non si capisce, è vero invece che si cerca di respingere, perché a volte respingere è più comodo. Ma il fatto è che i respingimenti non servono a niente”.

La storia lo ha dimostrato, a suo avviso?

“Sì,  noi siamo stati emigranti e siamo stati molto maltrattati, pensiamo a cosa è successo negli Stati Uniti. Ci hanno detto che portavamo epidemie, influenze, ci hanno accolto male e hanno cercato di respingerci. E cosa è accaduto? Non ce ne siamo certo tornati a casa, no: è successo che quella migrazione è attecchita, perché la necessità delle migrazioni è molto più forte della capacità di respingimento, le ragioni delle sofferenze di chi emigra sono più potenti delle ragioni di chi vuole respingere, che poi alla fine magari ottiene anche dei vantaggi del fatto che quelle persone siano arrivate lì”.

Scrittore ma anche traduttore, profondo conoscitore delle parole. Come giudica il fatto che il movimento delle Sardine nato di recente in Italia porti come istanza anche una modifica del linguaggio?

“Ho partecipato alla loro grande manifestazione del 14 dicembre a Roma e ho scoperto con sorpresa questa loro richiesta, o meglio imposizione. Importante il fatto di equiparare la violenza verbale alla violenza fisica: dunque se la violenza verbale è equiparata a quella fisica vuol dire che va bandita e condannata quanto quest’ultima. Un ritorno alla pulizia del linguaggio, alla igiene del linguaggio: questa loro rivendicazione mi è piaciuta molto. Cominciamo a comportarci intanto da persone civili, facciamo a meno di questa esibizione dell’oltraggio che c’è in circolazione”.

Crede che ci sia nel nostro Paese un risveglio delle coscienze, un ritorno alla piazza?

“Intanto alle elezioni europee di maggio quasi la metà degli elettori italiani non ha votato, è rimasta in attesa di essere convocata da qualche altra cosa. Questo movimento nato in Emilia Romagna ha fornito l’opportunità di pronunciarsi e di manifestarsi: si è visto che questo silenzio finora accumulato era un silenzio eloquente, pronto a manifestarsi e ad essere parte attiva del Paese. Il maggiore beneficio del movimento delle Sardine è aver portato in piazza la voce delle persone che si erano nel frattempo ammutolite”.

Lei è, in un certo senso, il padrino di questa manifestazione. Come è il suo approccio a questo tipo di confronto coi lettori?

“Quando incontro il pubblico è chiaro che devo parlare, ma quando sono a tavola, da commensale, io sto zitto… non posso ascoltare, che è la mia attività preferita, ma devo dire qualcosa mentre gli altri cenano… Vedremo come andrà”

Erri De Luca termoli

È andata benissimo. Con la serata di ieri al ristorante ‘Salsedine’ – dove lo chef Massimo Talia ha proposto un menù di piatti intitolati come alcuni dei capolavori dello scrittore – i tanti convenuti hanno avuto la possibilità di dialogare con l’amato autore. È stata l’occasione anche per sapere qualcosa in più dell’ultimo lavoro di De Luca, il romanzo ‘Impossibile’ uscito lo scorso mese di settembre ed edito da Feltrinelli. Un libro che prende le mosse da un incidente in montagna per sfociare in un lungo interrogatorio tra un anziano accusato di omicidio e un giovane magistrato che crede nell’impossibilità, appunto, delle coincidenze. La montagna, come noto, è una delle passioni di De Luca e diventa, in questo libro, una metafora dell’immenso, del vuoto e dell’esperienza di se stessi. E l’impossibile, definito dal protagonista un avvenimento fino al minuto prima che accada, è in realtà ciò che accade, continuamente, nelle nostre vite.