Da cortile di un carcere a luogo di apertura: il murale che invita a non alzare muri

L'iniziativa è de La Città Invisibile, centro diurno per senzatetto di Termoli, che ha coinvolto tre artisti per realizzare l'emblematico murale

Se alzi un muro pensa a ciò che resta fuori, è questa la scritta che campeggia, ora, sul muro esterno de La Città Invisibile, il centro diurno in piazza Olimpia che ogni mattina accoglie chi non ha una propria casa.

Un murale in cui giganteggia una mano con una penna e, poco distante, quella frase di Italo Calvino. Un monito, dal valore universale, che d’ora in poi sarà lì a rammentare, a chiunque la osserverà, quanto la costruzione di muri – siano essi reali o mentali – sia una strategia fallace e poco intelligente.

muro la città invisibile

“Quando si alza un muro è per chiudere fuori qualcuno. Ma si può chiudere fuori? Il fuori è un posto infinito, un posto aperto; il dentro è un posto chiuso, limitato.
Quando erigi un muro, non stai chiudendo qualcuno fuori, ti stai chiudendo dentro.
Scegli se essere libero fuori o chiuso dentro, scegli se erigere muri o aiutarci ad abbatterli”, scrivono su facebook i volontari della struttura che annunciano con entusiasmo la conclusione dell’opera.

Un’idea condivisa dai volontari e da alcuni amici artisti che hanno pensato di fare di quella parete, un vecchio muro grigio che per tanti anni ha delimitato il cortile dell’ora d’aria di quello che fu un carcere, un simbolo di liberazione, apertura e rinnovamento. Ne abbiamo parlato con Francesco De Lellis, tra i volontari che hanno seguito passo passo la realizzazione dell’opera che è stata iniziata subito dopo Natale per concludersi, appunto, oggi 7 gennaio.

Ora quella parete è un tripudio di colori e, soprattutto, di suggestioni ed associazioni mentali. Quella penna, ad esempio, ha molto a che fare con l’idea di raccontare, scrivere e riscrivere storie. “È un po’ quello che facciamo qui, in questo luogo si scrivono storie”, ci racconta Francesco e – aggiungiamo – si propongono narrazioni differenti, controcorrenti rispetto al senso comune.

A dare vita alla parete sono stati tre artisti, tutti termolesi: Alessandro Cristina, Rosario Di Vincenzo e Chiara Scarpone. Due di loro vivono fuori ma hanno accolto di buon grado l’idea, co-costruita nel tempo confrontandosi con gli amici de La Città Invisibile. E gli utenti? “Non hanno partecipato materialmente ma, in questi giorni in cui gli artisti erano all’opera, sono stati incuriositi e ne hanno seguito la realizzazione”. Ne sono nati, ne siamo certi, momenti di confronto autentico, mediato dal potere immaginifico dell’arte. I tre disegnatori, incuranti del freddo pungente di questi giorni e del periodo di feste natalizie, hanno scelto di esserci e di dire la loro.

Su La Città Invisibile incombono le ombre di un probabile trasferimento di sede. Nel frattempo, si continua a pensare all’oggi e al domani. In quel cortile, che nei periodi caldi tornerà a rianimarsi accogliendo eventi di vario tipo come nello spirito del centro, l’invito a costruire ponti e non muri è e resterà più evidente che mai.