Da Zio Pasquale ai fratelli Muzio: chi si arrende, chi resiste, chi cambia. Commercio cittadino sempre più povero foto

Dopo 'Lupacchioli' (in attesa di nuova gestione) e 'Lo Scarabattolo' di Franco Baranello che si trasformerà in laboratorio, dà l'addio anche 'Zio Pasquale', storico punto vendita e caseificio di via Pietrunto. Il declino è ormai in atto. Ma c'è anche chi resiste, come i fratelli Muzio di piazza D'Ovidio che annunciano "una vendita irripetibile fino a esaurimento scorte".

Una ‘strage’ silente. È quella che si sta consumando in pieno centro a Campobasso. Una ‘moria’ di negozi e botteghe, che si è fatta allarmante. Anche perché ad abbassare le saracinesche sono ormai i titolari degli esercizi commerciali storici, affermati, i più popolari. Tasse aumentate, fatturazione elettronica, mancato ricambio generazionale, centro sempre meno frequentato, centri commerciali che mordono le ultime resistenze. Tante, molteplici e tutte valide le motivazioni delle chiusure. Che però fanno un male cane.

 

Abbiamo raccontato in questi giorni di Lupacchioli, che si spera possa tornare a vivere sotto un’altra gestione. E ancora, dello Scarabattolo di Franco Baranello, il quale non venderà più le sue opere pur continuando nella sua attività artigianale. Non è finita qua, purtroppo: a breve chiuderà con il lucchetto in modo definitivo anche un punto di riferimento di via Pietrunto.

 

Ha annunciato la chiusura, infatti, il famoso ‘Zio Pasquale’, caseificio artigianale che resisteva da 80 anni a pochi passi dalle Poste centrali. Un duro colpo per la cittadinanza, molto affezionata a un posto in cui la genuinità ha sempre trovato posto. E una mazzata soprattutto per il proprietario Antonio Tromba, che è lì dal 1979 dopo essere subentrato a D’Aniello che a sua volta aveva acquisito l’attività dai Di Nucci di Agnone.

 

“Tutto ha un inizio e anche una fine” spiega rammaricato e commosso il proprietario. Che con orgoglio rivendica di essere stato lì, a pochi metri dal Corso, “per quarant’anni, quando venni a Campobasso ma avevo già accumulato esperienza in Puglia. Ora ho 82 anni e devo mollare. E non diamo la colpa ai giovani, che sono anche volenterosi ma spesso si ritrovano a dover combattere con troppi intoppi normativi”. Sulla vetrina un cartello colorato con su scritto: “Zio Pasquale chiude, salutiamo con affetto la nostra bellissima clientela”.

 

Potrebbe non essere finita qua. Perché a qualche passo da piazza Vittorio Emanuele ha messo tutta la merce in “vendita irripetibile fino ad esaurimento scorte”, ‘F.lli Muzio’, da decenni rivendita di pelletterie, coltellerie, casalinghi di ogni genere. In Piazza D’Ovidio i fratelli Antonio e Giuseppe sono stati delle vere e proprie colonne del commercio. Non si parla ancora di chiusura, per fortuna, anche se più passa il tempo e minore è la voglia di combattere. Ma si resiste, come spiega il titolare che “apre la mattina alle 7.30 per chiudere la sera alle 20.30”. Una famiglia di commercianti che da 80 anni è nel settore, il classico mestiere tramandato di padre in figlio. Che ora però non trova continuità.

 

Insomma, un panorama a tratti desolante con qualche oasi di spicco. Come il Bar Centrale dei fratelli Ranallo, che tengono a precisare di “non avere intenzione di acquistare il Lupacchioli, come ci sentiamo domandare da tantissimi cittadini”. A proposito, la riapertura da parte del proprietario del locale è ormai prossima.

FdS