Campobasso-Bergamo e ritorno: Marco, il giovane calzolaio che ha scelto la sua città per abbracciare il futuro

“Sono partito più di tre anni fa: fuori ho ampliato la mia esperienza e ho avuto modo di perfezionare la mia tecnica - ci racconta il professionista campobassano - Ora ho deciso di rientrare qui, nel posto in cui sono cresciuto, tra la mia famiglia. Aspettative? Mi aspetto una risposta positiva; sarebbe importante, anche perché purtroppo quello del calzolaio é un mestiere che va a sparire“.

Ritorno al futuro. I chilometri, le distanze, l’esperienza, i giorni: la vita in una valigia, serrata fino all’ asola dell’ultima fibbia. La passione come collante, per tenere insieme contorni e desideri di un sogno. Marco Chiovitti – calzolaio classe 1985 da Campobasso – quella valigia l’ha imbracciata poco meno di quattro anni fa per partire dal capoluogo ed esprimersi professionalmente lontano da casa; a Bergamo, per l’esattezza. Quella valigia, la stessa, Marco l’ha riallacciata adesso, ancora una volta; ma sulla via del ritorno.

Per esprimersi qui, per realizzarsi tra le mura e sensazioni amiche, tra facce e carezze così vicine al suo cuore: quelle della famiglia, degli affetti più cari. Del suo quartiere, della sua gente.

Senza paura, con il coraggio dei grandi. In pura ed eroica controtendenza con quell’odiosa cantilena che vuole città come la nostra già morte, ineluttabilmente aride di possibilità. Da sabato scorso (18 gennaio), infatti, Marco ha spalancato a tutti le porte di quel sogno, custodito così gelosamente all’alba di mille sacrifici: il suo laboratorio artigianale ha infatti aperto ufficialmente i battenti in via Mons. Bologna 55.

“Sono partito più di tre anni fa per andare a Bergamo, con in mano già una qualifica di artigiano calzolaio. Lì ho ampliato la mia esperienza e ho avuto modo di perfezionare la mia tecnica, acquisendo nuove soluzioni sia da un calzolaio più anziano – dal quale ho imparato i segreti di alcune importanti riparazioni antiche – che da un professionista più giovane, specialista dei lavori effettuati sulle scarpe sportive”.

La parentesi bergamasca cosa ti ha lasciato?

“L’esperienza in un’altra città mi ha fatto crescere tantissimo. Sia in termini di maggiore indipendenza acquisita, perché mi sono trovato a gestire praticamente tutta l’attività commerciale, sia dal punto di vista personale, perché ho dovuto imparare necessariamente ad affrontare ogni problematica – da quelle di natura amministrativa a quelle economiche – da solo”.

Qualche lato negativo della lunga permanenza in terra lombarda?

“Forse dal punto di vista umano ero abituato al calore della nostra terra e ho deciso dunque di tornare qui, nel posto in cui sono cresciuto, tra la mia famiglia, per mettere a frutto l’esperienza acquisita fuori”.

Il cambiamento porta sempre con sè tanto entusiasmo e pure una buona dose di legittime incertezze. Quali sono, oggi, le tue aspettative?

“Mi aspetto che ci sia una risposta positiva da parte di tutti; sarebbe importante, anche perché purtroppo quello del calzolaio é un mestiere che va a sparire e questo è un enorme dispiacere per me”.

Hai scelto di chiamare il tuo negozio “Artema”, perché?

“Per diversi motivi. Innanzitutto perché Sant’Artema è un Santo originario di Pozzuoli e poi anche perché ho scoperto nella figura di Attilio Artema quella di un antico calzolaio romano. In ultimo, ho trovato significativa questa sigla perché rappresenta in realtà una sorta di fusione tra due parole che mi rispecchiano particolarmente: ‘arte’ e ‘Marco’, il mio nome. Il laboratorio garantirà ogni tipo di riparazione su scarpe e borse, oltre a un vasto assortimento di lacci. Sarà aperto visivamente al pubblico, in modo che i clienti possano vedermi all’opera durante il lavoro”.

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