Camera iperbarica ‘a singhiozzo’ per mancanza di personale. “Pazienti trasferiti”

La Uil denuncia l'ultimo paradosso della sanità molisana: accade all'ospedale 'Vietri'. "Un piccolo gioiello tutto nostro, acquistato all’epoca con ingenti risorse, che viene usato soltanto in alcuni orari", sottolinea Tecla Boccardo.

La camera iperbarica dell’ospedale ‘Vietri’ di Larino funziona ‘part time’. Tutto a causa della mancanza di personale sanitario in grado di far funzionare la struttura di ossigenoterapia, che doveva essere una risorsa preziosa per la medicina di tutto il centro sud e pagata oltre 3 milioni di euro. In realtà il problema non è nuovo: se n’è cominciato a parlare nel 2016, durante il governo Frattura che era pure commissario alla sanità. 

A denunciarne il funzionamento a singhiozzo è la segretaria della Uil Tecla Boccardo che ha criticato l’ultimo paradosso della sanità molisana, ossia “la scarsa e ingiustificata non-valorizzazione della camera iperbarica di Larino. Una vera e propria eccellenza che non si riesce a far funzionare per mancanza di personale, anche semplicemente reperibile”.

Tanto è vero che l’ospedale ha dovuto trasferire alcuni pazienti fuori regione: “Alcune notti fa, difatti, si è stati costretti a trasferire dal Molise alla Campania due persone intossicate da monossido di carbonio. E pensare – insiste la Boccardo – che ci siamo solo noi a Larino, da Ancona a Bari, a disporre di questa apparecchiatura salvavita e che la stessa è utile nella cura di diverse patologie, oltre a quelle più note.

Insomma, un piccolo gioiello tutto nostro, acquistato all’epoca con ingenti risorse stanziate dal Cipe per costruire un nuovo centro iperbarico, ma che viene usato soltanto in alcuni orari, quando basterebbe almeno la reperibilità di personale addetto per tenerlo a regime”.

Ecco un esempio della carente riorganizzazione della sanità molisana: casi come questo “si aggiungono alla già fortissima mobilità passiva che interessa il Molise, specialmente costiero”.

La sindacalista lancia la sua proposta: “La vera riforma non è solo l’ospedale unico, ma è un sistema a rete unica che ponga al centro la presa in carico del cittadino in tutte le fasi della vita, per garantire prima la salute e poi la cura, limitando la mobilità passiva, implementando la medicina sul territorio con una nuova rete integrata di teleassistenza sanitaria, spostando strutture e servizi dall’ospedale al territorio”.

Per fortuna per la sanità molisana è arrivata una buona notizia: il 31 dicembre dal Ministro per la Salute, ha dato il via libera ai fondi accessori e nuovi percorsi di stabilizzazione per i ricercatori degli Irccs e degli Izs.

“Ora queste economie potranno essere utilizzate per stabilizzare medici, veterinari, e personale delle professioni sanitarie”, osserva la Boccardo.

“Il nostro interesse – conclude – resta in assoluto la garanzia dei livelli di assistenza di qualità e salvaguardia dei livelli occupazionali, attraverso un’adeguata offerta sanitaria pubblica e accreditata, in un contesto come quello della sanità molisana dove la sanità è stata fortemente ridimensionata e ridotta all’osso.

Speriamo che tra nuovi gruppi parlamentari, nuovi assessori e strategie elettorali, qualcuno se ne ricordi in tempo”.