Alla guida col telefono in mano e la testa altrove: la strage silenziosa e le nostre colpe

I due investimenti mortali durante le festività natalizie a Termoli e quello di Vinchiaturo a Santo Stefano riaccendono l’attenzione sul dramma degli incidenti sulle strade, in un periodo nero per l’Italia con stragi continue. La carenza di forze dell’ordine rende impossibile controlli continui e inflessibili, ma è nel comportamento di ognuno di noi che risiede il vero problema

Il periodo natalizio appena trascorso è stato tragico in Italia. Una piccola, quasi invisibile strage si è consumata nel nostro Paese, sulle strade che percorriamo. Le due 16enni uccise in corso Francia a Roma, i sette turisti tedeschi falciati in Valle Aurina, Alto Adige, e poi episodi qua e là, da Senigallia a Foggia, passando per il nostro Molise che fa sempre meno notizia degli altri. Ma anche da noi, fra Natale e l’Epifania, tre persone hanno perso la vita perché investite. Due a Termoli, una a Vinchiaturo.

Tre tragedie, con modalità, circostanze e responsabilità differenti, ma inserite all’interno di un fenomeno molto più generale che si sta rivelando drammatico oltre ogni aspettativa. Si è passati dalle stragi del sabato sera, che sono diminuite ma non debellate, alla continua strage di pedoni.

Non si può generalizzare, ma c’è un elemento che più di ogni altro sta facendo alzare oltremisura il numero delle tragedie stradali. Ce l’abbiamo tutti, lo portiamo in tasca, è un killer che consideriamo amico: lo smartphone. Perché è ormai prassi consolidata quella di guidare togliendo lo sguardo dalla carreggiata per sbirciare l’ultima storia su Instagram o leggere i messaggi in chat.

Non si sa se è questo il caso dei due investimenti avvenuti a Termoli, il 27 dicembre in via Pertini e il 3 gennaio in viale Padre Pio. Saranno i due probabili procedimenti giudiziari a carico dei due indagati per omicidio stradale a stabilirlo. E non si sa nemmeno se a Vinchiaturo, la notte fra il 25 e il 26 dicembre, sia potuto accadere qualcosa di simile. In quel caso l’investitore è persino scappato, salvo poi costituirsi in caserma qualche ora dopo.

Come detto le circostanze sono differenti, purtroppo ad accomunarli c’è la morte delle tre persone investite. Quel che è certo è l’aumento di incidenti dovuti alla distrazione dei guidatori, nonché dei pedoni. Secondo i dati Istat del 2018 ben 36.064 incidenti, pari al 16,4% dei casi, hanno avuto come causa la guida distratta o con andamento indeciso. Ma se si va a generalizzare l’infrazione del conducente e quella del pedone, emerge che addirittura nel 93,7 per cento dei casi le due cause comportano un incidente stradale.

Anziana investita viale padre Pio Termoli

Fra le ragioni più frequenti alla base degli incidenti non si può non citare la guida in stato di ebbrezza o sotto effetto di droghe. Per l’Istat nel 2018 “l’8,7% e il 3,2% degli incidenti rilevati da Carabinieri e Polizia Stradale è correlato ad alcol e droga, in aumento rispetto al 2017 (7,8% e 2,9%). Tra i conducenti sottoposti a controllo con etilometro nel 2018 il 5,1% è risultato positivo”.

In questi giorni si fa quindi un gran parlare delle possibili soluzioni. A proposito della guida dopo aver bevuto, altre nazioni europee hanno già lanciato il dispositivo chiamato Alcolock, un marchingegno montato sui veicoli commerciali che non permette l’accensione del mezzo se chi si mette al volante ha bevuto, per effetto di una sorta di alcoltest incorporato nella vettura. L’Italia ha recepito la Direttiva europea ma non ha approntato i decreti attuativi che renderebbero obbligatorio il sistema sulle nuove auto.

Sul nostro territorio è prassi consolidata quella di additare le forze dell’ordine di controlli scarsi o discontinui. È chiaro a tutti che maggiori controlli e severità inflessibile aiuterebbero a mettere in riga chi non rispetta le norme del codice della strada. Ma va sottolineato, senza dover giustificare nessuno, l’evidente scarsità di risorse in campo per chi indossa una divisa. Per fare un esempio pratico, a Termoli stando a quanto dicono i regolamenti, la dotazione organica della Polizia Municipale dovrebbe essere di 50 persone. Invece negli ultimi anni, soprattutto a causa del mancato rimpiazzo di chi è andato in pensione, il numero degli agenti di Polizia Locale è sceso a meno della metà con 22 effettivi in servizio.

Non è difficile ipotizzare carenze organiche anche in altri corpi militari, come si può osservare anche distrattamente e specie nelle ore notturne, quando una sola pattuglia della Polizia e una dei Carabinieri sono deputate al controllo dell’intero territorio termolese. Si frigge con l’acqua e se l’attenzione viene posta maggiormente per prevenire spaccio di droga e furti, restano ben poche forze per vigilare su incidenti, vandalismo e altri episodi di piccola criminalità.

Autovelox statale 16 municipale Termoli

Così come sono spesso campate in aria le soluzioni prospettate da chi vorrebbe l’installazione di dossi sulle strade per costringere le auto a rallentare o l’utilizzo massiccio di autovelox che dovrebbero fare da spauracchio per gli automobilisti. Si tratta di due soluzioni valide solo in specifici casi e su determinate arterie. Potrebbero essere un aiuto, come l’autovelox mobile entrato in funzione da qualche mese sul tratto termolese dell’ex statale 16, ma di sicuro non risolverebbero il problema.

La questione è più profonda e radicata e risiede in quel fenomeno sociale che vede un po’ tutti approcciarsi alle strade, non solo al volante, senza la dovuta attenzione. Perché non è insolito assistere a gente che attraversa la strada parlando al telefono, magari senza guardare o ascoltare se ci sono auto che arrivano. E in un caso del genere, non c’è rimedio che tenga, non c’è controllo che funzioni, non esiste sanzione che eviterebbe disgrazie.

Chi nella vita passa la giornata in divisa sulle strade assicura di vedere scene da mettersi le mani nei capelli come l’infinita strage di pali e segnali stradali divelti in serie ogni domenica mattina o incroci trasformati in terreni di sfida. Ma ciò che più emerge è una perenne deresponsabilizzazione che i cittadini mettono in atto a proposito delle regole del Codice della strada.

Si tende infatti a dare sempre la colpa agli altri: guidatori, controllori o persino le caratteristiche della strada. Sempre più raro un esame di coscienza, o qualcuno che dica “sì, ero distratto”, oppure “andavo troppo veloce”, “non ho rispettato la precedenza”. Il primo passo per evitare le tragedie stradali è proprio quello.