Patto politico-mafioso alle elezioni, le due inchieste non sono chiuse: si lavora per dimostrare “lo scambio”

A due anni dall'iscrizione nel registro delle notizie di reato segnalate in Procura, le indagini dell’Antimafia proseguono tuttora. Gli inquirenti sono all'opera per provare l’esistenza di un “baratto elettorale” avvenuto in due distinte realtà della regione e in altrettanti casi

Tecnicamente si chiamano  articolo 416, 416 bis e 416 ter del codice penale.  All’osso: associazione a delinquere, associazione di tipo mafioso, scambio elettorale politico-mafioso (fra l’altro recentemente modificato).

Il procuratore generale Guido Rispoli li cita tutti e tre nel suo intervento all’Unimol durante il convegno “Mafia e droga in Molise”. Ad ognuno associa i numeri che prossimamente saranno illustrati in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, e lo fa per dimostrare l’evoluzione del crimine in Molise e per richiamare l’attenzione sui rischi altissimi che corre la regione e che sono racchiusi anche in questi numeri.

Eccoli: i procedimenti iscritti per associazione a delinquere sono passati da 9 a 14, per associazione di stampo mafioso da 2 a 3, per scambio elettorale politico-mafioso restano 2.

Le indagini, su questi ultimi due episodi già ricorrenti nelle pagine della relazione dello scorso anno, dunque non sono chiuse, e si lavora ancora. Obiettivo: dimostrare le dinamiche illegali che avrebbero contraddistinto alcune operazioni durante la campagna elettorale (verosimilmente per le Regionali).

E’ citando questi numeri che il procuratore generale ha un sussulto che si trasforma in avvertimento perché sono numeri importanti rispetto alle dimensioni della regione, perché dimostrano un’evoluzione dei tentativi di insediamento del “crimine organizzato” e quindi sarebbe “pericolosissimo abbassare la guardia”.

Il capo della Distrettuale antimafia, Nicola D’Angelo, non svela i contorni di questa “vicenda  elettorale”, si trincera nel silenzio. Ammette l’insistenza e non solo l’esistenza dei due procedimenti iscritti e quindi laconico chiude: “Stiamo lavorando”.

Significa che l’indagine è complessa. Perché la mafia è cambiata,  lo dicono gli esperti durante il convegno . “Non usa più le pistole”, ma si serve degli affari che prendono forma, per esempio, pure nella corruzione. Non più nel sangue.