Sorpresa a Campobasso, una maschera col ‘nasone’ nel centro storico: “Serviva a raccogliere l’acqua” foto

La scoperta è stata fatta grazie alla testimonianza di due operai del luogo, come racconta il presidente dell’associazione onlus ‘Centro Storico’, Paolo Morettini: “Svelato il segreto della maschera di argilla che si trova in vico San Bartolomeo nel borgo antico. Si raccoglievano le acque piovane per incanalarle in una cisterna ubicata all'interno del fabbricato, si otteneva così una preziosa riserva di acqua”.

La Campobasso medievale è una fonte inesauribile di reperti, storia, aneddoti, storie, fantasie, leggende. Un borgo antico che svela, qua e là, anche casualmente, segreti. L’ultimo della serie? Lo racconta il presidente dell’associazione onlus ‘Centro Storico’, Paolo Morettini: “Ho avuto l’occasione e la fortuna di conoscere Antonio, persona per bene, operaio onesto e riservato che abita nel cuore del centro storico e mi ha svelato il segreto della maschera di argilla che si trova in vico San Bartolomeo nel borgo antico”.

 

Cosa nasconderà mai una maschera in argilla nel cuore della Campobasso cresciuta alle pendici del Castello Monforte? “La funzione della maschera consisteva nella raccolta delle acque piovane per incanalarle in una cisterna ubicata all’interno del fabbricato – spiega lo storico campobassano – e ottenere una preziosa riserva di acqua anziché provvedere al rifornimento recandosi presso le numerose fontane presenti nel borgo antico”.

 

Ingegnosi e pratici i nostri antenati, su questo non ci piove. Ma come funzionava effettivamente questo meccanismo in grado di riciclare l’acqua che altrimenti si sarebbe dispersa? “Una eccezionale invenzione – prosegue Morettini –. Il meccanismo, come mi ha spiegato Antonio, era semplice: la maschera era un raccordo del discendente proveniente dal tetto innescato per metà sulla testa e per metà collegato al “nasone” per la fuoriuscita dell’eccedenza dell’acqua della cisterna”.

 

La conferma è arrivata andando a visitare il fabbricato di vico San Bartolomeo dall’interno: “E’ visibile il tubo collegato ad una vaschetta posta alla fine della canalina proveniente dal mascherone che scaricava nel pozzo-cisterna facilmente ostruibile con una ghigliottina o altro sistema che evitava l’ingresso dell’acqua”. Tra l’altro, la casa ‘della maschera’ apparteneva a una famiglia nobile e benestante. La prova? “E’ stato rinvenuto un bagno ricavato nel muro portante, questo dimostra che possedevano due servizi preziosi e rari”.

 

Scoperte e rinvenimenti spesso sono frutto delle testimonianze e dell’esperienza di cittadini, in questo gli operai Antonio e Peppe: “Ottimo esempio che dovrebbe essere seguito dai tanti che hanno l’opportunità di conoscere particolari storie che aiuterebbero ad approfondire la millenaria storia del borgo antico. Il contributo popolare è fondamentale per conoscere tutto ciò che non è scritto sui testi e di cui non si trova traccia negli archivi. Ringrazio i fotografi Paolo Cardone, Giovanni D’Elisiis e Stefano Di Maria”.      FdS