Transumanza: vinta la scommessa Unesco, tocca alle istituzioni. Un Patrimonio da saper gestire

Ottenuto il riconoscimento di Patrimonio dell'Umanità dall'Unesco, ora per la transumanza si apre una nuova sfida, che saranno soprattutto le istituzioni a dover gestire

E’ stata la settimana della transumanza, soprattutto di quella molisana, che, grazie alla famiglia Colantuono e a Nicola Di Niro, direttore dell’Agenzia Asvir Moligal, ha giocato un ruolo di primissimo piano nel riconoscimento dell’antica pratica agropastorale nella Lista del Patrimonio Intangibile dell’Umanità. Talmente di primo piano che i ringraziamenti dell’Italia, nell’ambito del Comitato Intergovernativo Unesco di Bogotà, sono stati pronunciati dallo stesso Di Niro, il molisano che ha lanciato per la prima volta l’idea di un lavoro d’assieme per l’ipotesi di una candidatura, nel lontano 2009 a Campobasso.

Sui tratturi molisani si è fatto il classico percorso netto ed è innegabile che la grancassa mediatica dopo l’ultima transumanza dei Colantuono, in primis le tre pagine del New York Times della domenica, ha fatto parecchio rumore. Lo splendido reportage dell’editor Maria Russo sulla sua esperienza dalla Puglia al Molise, fianco a fianco con i mandriani dei Colantuono che accompagnavano il lungo viaggio di 300 bovini, ha contribuito a far conoscere il fenomeno transumanza e a preparare lo sprint per l’Unesco dopo la candidatura formulata l’anno prima a Madrid dai Ministeri di Italia, Austria e Grecia.

Già, far conoscere la transumanza. Impresa ardua. Il vero miracolo, probabilmente, è stato proprio questo: sdoganare il microcosmo dei pastori e le loro millenarie, lente ed ecosostenibili pratiche.

Ed è qui che si prepara il terreno per una nuova sfida da vincere, con l’Italia e il Molise sempre avanti a tutti. E’ la sfida dell’organizzazione, della condivisone, della prontezza di riflessi, della capacità di gestire la candidatura.

L’Unesco infatti è la più importante forma di promozione per un territorio. Accende i riflettori del mondo su una pratica. Uno spot immenso, meritato sul campo da chi mantiene in vita le buone tradizioni. Il riconoscimento nella lista del Patrimonio dell’Umanità ha l’effetto di una bomba. Un esempio? Il paesaggio vitivinicolo Langhe Roero e Monferrato, che comprende una serie di località situate nelle aree vitivinicole del Basso Piemonte, dopo lo status di Patrimonio dell’Umanità ha incrementato la richiesta di flussi turistici del 350 per cento! Anche il Monte Etna per lo stesso effetto ha aumentato le presenze del 49 per cento. Pantelleria, poi, non sa come gestire gli arrivi in aeroporto. E pure in Cilento, terra emblema della Dieta Mediterranea (paesaggio e buon mangiare con i crismi dell’Unesco) l’effetto è stato incredibile. I casi si esplosione di popolarità sono numerosi, non solo in Italia.

Che succederà adesso alle transumanze del mondo e ai tratturi molisani, in particolare? Riusciranno le nostre vie delle migrazioni stagionali di armenti a farsi valere concretamente, una buona volta, al di là della meritoria opera della famiglia Colantuono, che è il manifesto di come poterli adoperare, ma che è un unicum e soprattutto si svolge una volta all’anno? Ma soprattutto: l’Italia e tutte le regioni della transumanza saranno in grado di gestire l’eventuale impennata dei flussi turistici?

Il momento è favorevole. Il Decreto legge clima, approvato pochi giorni fa in via definitiva dalla Camera, ha istituito i cosiddetti ‘caschi verdi per l’ambiente’, una task force di esperti con il compito di salvaguardare e promuovere i valori naturalistici dei siti riconosciuti dall’Unesco, stanziando 6 milioni di euro in tre anni per supportare le comunità e i territori chiamati a gestirli.

A livello regionale, ci sono invece gli ingenti fondi previsti dal Cis Molise per la valorizzazione dei tratturi. Per di più, la Regione Molise vuole ridare dignità al comparto turismo, dedicando al settore risorse importanti, un assessorato vero, gestito dal vice presidente della Giunta Vincenzo Cotugno e un Piano Strategico del Turismo nel quale si parla per la prima volta della necessità di fare sistema, di accoglienza, programmazione e di dotazioni infrastrutturali. Tanto lavoro da fare. Un’altra sfida all’orizzonte, non facile e piuttosto importante.

Vinta la scommessa Unesco, con il super dossier preparato dal Professor Pier Luigi Petrillo, che fa parte dell’organo tecnico di sei esperti mondiali Unesco che esaminano le pratiche (essendo autore del dossier sulla transumanza Petrillo non ha chiaramente partecipato all’esame) e con il consenso unanime dell’Organo di Governo della Convenzione, a Bogotà, ora bisognerà saper gestire questo ben di Dio che è la visibilità data dallo status Unescano con tanto di promozione a ‘best practice’.

La transumanza dei Colantuono e le transumanze citate nel dossier hanno fatto breccia nel colosso Unesco perché sviluppano la giusta relazione con l’ecosistema e valorizzano la biodiversità dei territori: manifestano quindi una relazione ideale d’armonia tra uomo e ambiente.

Sulla polvere e l’erba silente dei tratturi di D’Annunzio è stato fatto un enorme lavoro di squadra tra pastori, singoli operatori e istituzioni di Italia, Grecia e Austria. Ma siamo solo a metà del percorso. Attenzione, perché l’Unesco dà, ma, nel caso in cui una pratica non sia gestita correttamente, o di marketing fine a se stesso, può pure togliere. E’ l’unica sanzione prevista dall’Organismo delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura, e può avere effetti altrettanto eclatanti, ma al contrario…