Tra addii e tradimenti, M5S lacerato. Di Marzio verso il gruppo misto: “Mai con la Lega”. Federico: “Chi esce, si dimetta”

Quasi due anni dopo le Politiche e il pieno di consensi conquistato in tutta Italia, M5S è sull'orlo di una crisi di nervi. Malpancisti e dissidenti non si nascondono più: ieri l'addio di Pasquale Grassi, ma anche il senatore molisano nonchè direttore (in aspettativa) del Cardarelli sta pensando di mollare Luigi Di Maio. Antonio Federico contrattacca: "Chi non crede più nel progetto, si dimetta".

Luigi Di Marzio venne scelto direttamente dal capo politico del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio. “Non è una persona competente, ma super competente”, aveva detto l’attuale ministro degli Esteri presentando i candidati in corsa alle Politiche del 2018. Il direttore sanitario dell’ospedale Cardarelli, attualmente in aspettativa, è stato schierato sul seggio uninominale di Campobasso alle Politiche.

M5S, lo ricorderete, era all’apice dei consensi. E in Molise fece l’en-plein eleggendo tutti e quattro i parlamentari: due deputati e altrettanti senatori.

Quasi due anni dopo lo scenario è completamente cambiato. Insuccessi elettorali, il calo nei sondaggi e l’uomo solo al comando hanno fatto esplodere il malcontento.

Il Movimento 5 Stelle comincia a perdere pezzi, logorato da malumori e dissidi. Alcuni parlamentari stanno pensando di andare via dopo aver rotto con Di Maio. Proprio oggi, ad esempio, il senatore Ugo Grassi ha fatto le valigie per passare alla Lega di Matteo Salvini: “Me ne vado – più o meno queste le sue parole -perchè i vertici del Movimento pensano di guidare il Paese con la granitica convinzione di essere i depositari del vero e di poter assumere ogni decisione in totale solitudine”.

Probabilmente non sarà l’unico a dire addio alla creatura fondata da Beppe Grillo. Due, tre, forse cinque parlamentari.

Nei palazzi della politica e stando alle indiscrezioni riportate dalla stampa nazionale, il gruppetto di dissidenti insomma potrebbe essere più ampio. E annoverare anche il senatore molisano Luigi Di Marzio. “Quoque tu?“, avrà pensato forse Luigi Di Maio.

Ieri il dottore-parlamentare molisano era regolarmente in Aula. Primonumero è riuscito a intercettarlo al telefono per pochi secondi. “Se passo con la Lega? Assolutamente no”, la sua breve risposta prima di riagganciare. Certo, la sua posizione è critica. E non lo nasconde. 

Il giorno prima, al Corriere della Sera, lo stesso Di Marzio ha dichiarato: “Sono un anziano, alla mia età ho bisogno di una weltanschauung, di una visione del mondo. Non si può cambiare idea così, come si è fatto sul Mes. Non c’è più il senso della complessità, solo chiacchiericcio”. Forse andrà al gruppo misto: “Non è ancora detto, non è escluso che possano convincermi, che possa esserci un momento catartico. In tutti i casi devo potermi presentare al mio direttore generale (dice guardando verso l’alto, ndr), con qualche credenziale. In modo che mi possa dire: non hai capito proprio tutto, ma almeno ti sei applicato”.

In attesa che la crisi ‘mistico-politica’ di Di Marzio si risolva, c’è chi come Antonio Federico che getta acqua sul fuoco: “Ho letto delle ricostruzioni fantasiose in queste ore”. E sull’approdo del senatore Grassi alla Lega, accusa: “Forse è stato folgorato sulla via di Damasco: se non credi più nel progetto, allora è doveroso dimettersi”. In parole povere, lasciare la poltrona e la lauta indennità guadagnata dai parlamentari. “E’ legittimo cambiare idea – insiste il deputato campobassano – ma se non ci si dimette, allora è legittimo pensare ad un tornaconto personale“.

Chissà se il “mercato delle vacche” – per utilizzare una definizione di Di Maio – è solo agli inizi. A rischio non c’è solo il Movimento, ma la tenuta del Governo Conte.