Tasse dei cittadini non versate per la sanità, spesa di 80 mln per pagare i molisani che si curano fuori

In Consiglio regionale l'audizione dei commissari alla sanità Angelo Giustini e Ida Grossi che hanno fatto il punto dopo un anno di lavoro e annunciato l'impianto del Programma operativo sanitario 2019-2021. Popolazione anziana ed elevata mobilità passiva gli elementi chiave del piano che è al vaglio del Ministero e del Tavolo tecnico. L'intervento dei tecnici si trasforma in un duro atto di accusa nei confronti della Regione Molise: 28 milioni di imposte pagate dai molisani non sono finite nel capitolo sanità. Il presidente Toma partecipa alla seduta ma va via dopo pochi minuti.

L’audizione dei commissari alla sanità Angelo Giustini e Ida Grossi si trasforma in un duro atto di accusa nei confronti della Regione Molise e delle precedenti gestioni. Tanto è vero che il presidente Donato Toma, dopo aver ascoltato per qualche minuto nell’Aula di palazzo D’Aimmo dove ci sono anche i rappresentanti dei comitati, va via. In realtà si sposterà in una stanza vicina per seguire in videoconferenza i lavori della commissione sanità in riunione a Roma.

Dodici anni di commissariamento e tasse elevate non hanno consentito alla nostra regione di rientrare dal deficit. Per un motivo fondamentale: le imposte versate dai cittadini molisani non finiscono in quella che è definita dai tecnici la “cassa sanità”. In totale, 28 milioni di euro. 

“La situazione è drammatica”, dicono i tecnici che fotografano la situazione dei 12 anni di commissariamento.

Cifre, numeri e rate contratte dall’ente di via Genova sono state fornite da Giustini nel corso dell’audizione: “Nel 2008 venne sottoscritto un mutuo per 30 anni di 97 milioni con una rata di 6,2 milioni annua, questo per appianare il disavanzo 2007. Nel 2016 sempre per debiti pregressi in sanità altro mutuo di 254 milioni con rata annuale per 30 anni di 15 milioni l’anno, e siamo a 300 e oltre milioni accesi come mutuo per questo disavanzo pregresso. Poi la legge di stabilità 190 del 2014 prevedeva per il 2015 di trasferire 40 milioni di risorse affinché il Pos 2015/2018 al 31 dicembre fosse completato, una sorta di regalo che lo Stato dava al Molise. 32 milioni sono stati trasferiti, ne mancavano 8  perché il 31 dicembre 2018 non erano stati raggiunti i 109 obiettivi fissati nel Pos ma solo 85”.

Giustini ricorda anche il contributo di solidarietà versato dalle Regioni virtuose in soccorso al Molise come previsto da un accordo del 2015: “Al Molise sono stati dati in tre anni 73 milioni, 30 nel 2015, 25 nel 2016 e 18 nel 2017″.

Un altro intoppo per il rientro dal deficit: “Al Molise non sono stati mai trasferiti i 15 milioni di premialità perché il Pos prevedeva i famosi 109 obiettivi (Lea, equilibrio economico finanziario, le reti) e tutto questo non stato raggiunto al 31 dicembre 2018. Per cui il Molise mai riscosso 60 milioni”.

Infine, veniamo ai giorni nostri: “Con la legge regionale dell’ottobre 2019 deliberato e approvato 15 milioni da trasferire a sanità, servono a coprire parte del disavanzo, ma dei 15 solo 4,2 sarebbero stati impegnati per le fiscalità del 2018, impegnati ma non trasferiti. Quindi, al momento rimane zero sia per noi che per Roma. Le fiscalità dei cittadini molisani non trasferite nelle casse sanità regionale sono 4.264.000 euro del 2015, 6.393.000 del 2016, 6.352.000 del 2017, 10.635.000 del 2018 a tutt’oggi. cioè, 27.645.000 euro in totale. Di questi mai arrivati in fiscalità e che quindi non completano obiettivi del Pos, abbiamo in arrivo fiscalità del 2019 che raggiunge questo 27milioni, meno gli 11 milioni, residuo a 16,6 milioni di euro che devono arrivare al servizio regionale sanitario”.

Oltre al debito che si aggira sui 60 milioni, in Molise è aumentata la mobilità passiva: spendiamo di più per curare i cittadini che si rivolgono a strutture di fuori regione. La spesa si aggira sugli 80 milioni di euro nel 2018, hanno riferito i commissari. Era ferma a 51 milioni nel 2012. Contestualmente è diminuita la mobilità attiva: il saldo positivo si attestava sui 36 milioni nel 2012, è scesa a 16 lo scorso anno.

Infine la carenza del personale:”Eravamo pronti con i concorsi per le assunzioni, ma i ritardi per nominare la commissione (di competenza della Giuta regionale ndr) che designerà il direttore generale dell’Asrem hanno rallentato le procedure”.

Ad illustrare i dettagli del nuovo Piano operativo, che “è la prosecuzione del Pos 2015-2018 (dell’ex commissario Paolo di Laura Frattura, ndr)”, la dottoressa Ida Grossi: con una mobilità passiva così alta e una popolazione in gran parte anziana, lo smantellamento era probabilmente inevitabile. “Non ci si cura negli ospedali molisani, a Termoli e sulla costa – le parole della Grossi – si preferisce usfruire delle prestazioni negli ospedali dell’Abruzzo”.

Dunque nel Pos sono previsti un ospedale hub, il Cardarelli di Campobasso, e due spoke, il Veneziale di Isernia e il San Timoteo di Termoli.

Confermata la rete del 118 con le sue postazioni e quella delle guardie mediche. Invece attualmente l’elisoccorso è convenzionato con l’Abruzzo e ha sede a Pescara e all’Aquila.

Infine la parola ai consiglieri regionali, ma non ai comitati che restano in silenzio e alla fine, delusi, lasciano l’Aula.