Sfascio sanità: reparti soppressi, accordi interregionali inesistenti. Il privato assorbe il pubblico

Le criticità sulla riorganizzazione sanitaria denunciate questa mattina - 4 dicembre - dai comitati che sono stati ascoltati dalla Quarta commissione in Consiglio regionale. Dagli ospedali di Larino e Venafro che "rischiano di essere ridotti ad ambulatori" ai posti letto insufficienti al pronto soccorso di Isernia fino alle difficoltà per i malati del basso Molise e dell'Alto Molise a causa dello smantellamento del S. Timoteo di Termoli e del Caracciolo. Gli accordi di confine per le prestazioni sanitarie nelle regioni vicine non vengono ancora formalizzate. Ombre pure sul Cardarelli di Campobasso: torna in auge l'integrazione con la ex Cattolica, che attualmente è una società per azioni, la Gemelli spa. Mentre il Piano operativo è ancora top secret.

Partiamo da un presupposto: il Piano operativo sanitario 2019-2021 è sconosciuto a tutti, ad eccezione di chi l’ha redatto, ossia i commissari Angelo Giustini e Ida Grossi. I due tecnici nominati dal Governo fra sei giorni (il prossimo 10 dicembre, ndr) saranno in Consiglio regionale per discutere della riorganizzazione della sanità molisana.

In pratica, finora il piano è secretato, non è a disposizione nemmeno dei consiglieri regionali. Tanto meno dei comitati che questa mattina (4 dicembre) sono stati ascoltati in Quarta commissione consiliare convocati dalla presidente Filomena Calenda per segnalare tutte le criticità del sistema sanitario regionale, uscito con le ossa rotte dai dodici anni di un commissariamento che non è ancora terminato.

Nell’aula di Palazzo D’Aimmo, a raccontare le difficoltà di pazienti e operatori sanitari, dall’Alto Molise fino alla costa, sono i rappresentanti delle varie associazioni che si sono istituite sul territorio da Venafro a Termoli, passando per Larino e Agnone, oltre che Campobasso.

In quarta commissione vengono ascoltati anche alcuni medici che forniscono testimonianze preziose sulle difficoltà vissute quotidianamente per assicurare servizi sanitari adeguati ai cittadini, così come prevede il diritto alla salute garantito dalla Costituzione. Anche loro hanno potuto soltanto leggere la bozza del Programma operativo sanitario che è ancora suscettibile di modifiche al tavolo tecnico romano.

Stando alle prime informazioni contenute nel documento, il Cardarelli di Campobasso continuerà ad avere un ruolo centrale: in gergo tecnico, sarà l’hub del sistema sanitario regionale. La novità del piano è l’integrazione con la vicina ex Cattolica, un progetto di cui si parla da anni ma poi sfumato per una serie di questioni di natura tecnico-giuridica. Secondo il Pos 2019-2021 questa volta l’ospedale del capoluogo dovrebbe essere integrato con la Gemelli Molise Spa, che a differenza della Cattolica è una società privata. E questo è il primo elemento di preoccupazione per il presidente dell’Ordine dei Medici di Campobasso Carolina De Vincenzo, che riferisce in Consiglio regionale altri due elementi sulla struttura di contrada Tappino: sul tavolo c’è l’ipotesi (anche se piuttosto remota, a detta di qualcuno) che l’edificio in cui attualmente si trova il Cardarelli sia trasformato in una Casa della Salute con un finanziamento di 23 milioni di euro. Invece per trasformare il Cardarelli in un Dea di secondo livello occorrono 230 milioni di euro. Soldi che dovrebbero essere stanziati nel bilancio regionale e che evidentemente non ci sono.

Altra criticità del Cardarelli: la Stroke Unit aperta ma “monca – sottolinea la De Vincenzo – perché si può curare soltanto l’ictus ischemico e non quello emorragico in quest’ultimo caso bisogna rivolgersi agli ospedali di fuori regione”.

Tra le criticità evidenziate la gara di appalto per il Centro unico di prenotazioni che pare sia finito in un cassetto anche se permetterebbe di accorciare le liste di attesa.

Infine una conferma: anche nel Programma operativo 2019-2021 emerge lo sbilanciamento del budget a favore del privato. “Oltre il 40% dei posti letto per acuti è attribuita al privato e per noi è irrazionale dal momento che l’80% dell’attività per le acuzie viene svolto nel pubblico”.

Se a Campobasso forse la situazione non è poi così catastrofica, lo sfascio della sanità riguarda gli ospedali più piccoli della regione. Venafro rischia di diventare un ambulatorio, la denuncia di Mario Giannini. Al pronto soccorso d’Isernia invece, riferisce il dottor Lucio Pastore, i medici sono in stato di agitazione per la mancanza di posti letto.
A Termoli, città che triplica la sua popolazione d’estate e con un nucleo industriale pieno di aziende chimiche, invece si stanno gradualmente smantellando i reparti. Il punto nascite chiuderà, mentre “finora ancora non sono stati firmati gli accordi di confine con Vasto e Foggia, i due nosocomi più vicini, per assicurare i servizi sanitari ai pazienti del Basso Molise”, denunciano i comitati.

Altro problema irrisolto: una funzionale organizzazione della rete dell’emergenza urgenza, assolutamente inadeguata dal momento che in Molise la viabilità è disastrata, le aree interne difficilmente raggiungibili in poco tempo, nella cosiddetta “ora d’oro” che è fondamentale per salvare la vita ad un paziente affetto da una patologia tempodipendente. Le strade piene di buche e curve dunque rendono irrealizzabile l’ipotesi di un ospedale Unico come avviene ad esempio nella provincia di Asti, territorio con 200mila abitanti, e citato come esempio dalla sub commissario Grossi durante un incontro con alcuni esponenti dei comitati.

Dovrebbe funzionare meglio l’elisoccorso ma l’elicottero deve comunque arrivare da fuori regione rendendo più lunghi i tempi del trasporto del malato in ospedale.

“L’elisoccorso sarebbe una salvezza per la popolazione dell’Alto Molise rimasta orfana del Caracciolo dove doveva essere attivato il day surgery. In questo ospedale  – racconta Enrica Sciullo, infermiera nonché esponente di un comitato locale – il pronto Soccorso è gestito dai medici del 118 e dei medici del pronto soccorso di Isernia che arrivano ad Agnone a supporto. La radiologia funziona solo di mattina mentre per le emergenze non possiamo rivolgerci a Campobasso perché siamo collegati male. Come facciamo ad arrivarci vivi? I commissari hanno stilato un Pos senza mai venire ad Agnone e rendersi conto del territorio in cui viviamo”. 

Anche il dottor Crudele, presidente dell’Ordine dei Medici di Isernia, in Aula racconta dell’odissea che ha visto protagonista un paziente di Conca Casale colpito da quello che sembrava un presunto infarto: “L’abbiamo dovuto portare a Campobasso dopo la chiusura dell’Emodinamica a Isernia” dopo una folle corsa in ambulanza. “Poi non ci stupiamo se i medici vengono denunciati o aggrediti”.

Se Sparta piange Atene non ride. “Sono originaria della zona dei Monti Frentani, tra Colletorto e San Giuliano di Puglia, una zona collegata malissimo”, racconta Antonietta Baldassarre del Sindacato Soa. “Prima qui punto di riferimento era il Vietri di Larino, ora dobbiamo rivolgerci a Termoli che da solo non ce la fa. Si è visto nel caso del laboratorio analisi: dopo la chiusura di quello al Vietri, è stato sovraccaricato quello del San Timoteo dove gli infermieri per il troppo lavoro svengono”.

Sul banco degli imputati non ci sono soltanto i commissari e la loro riorganizzazione che rischia di mettere in ginocchio la sanità Molisana, ma anche la regione Molise e l’Asrem. Il governatore Toma viene accusato per il pagamento delle prestazioni extra budget ai privati: Neuromed  e Gemelli spa sono le strutture che ricevono più fondi. Un aspetto su cui ha chiesto chiarimenti anche la Corte dei Conti nella recente giudizio di parifica sul bilancio regionale.

“Esiste un organo di controllo sulle prestazioni extrabudget del privato?”, chiede il dottor Pranzitelli del comitato ‘Voglio nascere a Termoli’. “A noi risulta che non ci sia un organo che monitori la spesa”.

Per don Francesco Martino domani, 5 dicembre, in Conferenza Stato Regioni il presidente della Regione dovrà chiedere il ripristino dell’articolo 16, la cosiddetta norma salva Molise, che prevedeva la possibilità di rivedere il decreto ministeriale del 2015 (Balduzzi) che limita fortemente i servizi sanitari in Molise.

A suo avviso va confermato il ruolo del Caracciolo di Agnone come ospedale di area disagiata e abolito l’extrabudget. Secondo il sacerdote per rassicurare il bisogno di salute dei molisani è necessario che anche le strutture convenzionate abbiano un pronto soccorso. Infine la sua proposta inserita in un documento consegnato alla presidente della Quarta Commissione: “I piccoli ospedali di Venafro e Larino devono diventare i presidi di assistenza ospedaliera con riabilitazione e lungodegenza sul modello dei Piot (presidio integrato ospedale territorio) nati in Toscana”.

Fra sei giorni sapremo se e quali di queste proposte saranno accolte dal commissario o se si deciderà di fare orecchie da mercante rispetto alle esigenze espresse dai molisani.