Ricostruzione al palo perchè il Governo non nomina un commissario. La beffa: 10 milioni pronti ma inutilizzabili

La nomina del commissario alla ricostruzione post sisma 2018 non è ancora arrivata e i soldi concessi sono inutilizzabili. Intanto completato il lavoro del pronto ripristino per 216 nuclei familiari. In fase di appalto la messa in sicurezza di Palazzo Vernucci e serbatoio di Montecilfone

Una storia all’italiana, sulla pelle dei molisani. Quelli che da quasi un anno e mezzo hanno dovuto abbandonare le loro case, lesionate dal sisma del 14 e soprattutto del 16 agosto 2018. Case che avrebbero bisogno di interventi importanti, decisamente maggiori rispetto a quelli del cosiddetto pronto ripristino che per metà è stato completato. Ma la grande ricostruzione non solo non è completata, non è mai partita.

Nonostante fondi già stanziati e addirittura in parte pronti a essere erogati. Ma per qualche ragione sconosciuta, forse legata alle strategie politiche, la nomina del commissario alla ricostruzione non è mai avvenuta. Senza commissario non c’è struttura commissariale e senza struttura commissariale i soldi restano a marcire in qualche banca. Con buona pace di chi vorrebbe tornare a casa.

Una storia tutta all’italiana, perché non si conosce altro Paese del mondo industrializzato in cui sono i sindaci, nello specifico 18 persone che indossano la fascia tricolore, a dover sollecitare il capo del Governo a mettere una firma su un decreto che i bene informati assicurano pronto da mesi.

D’altronde il terremoto è avvenuto 16 mesi fa, non l’altroieri. Ma l’Italia è il Paese in cui la burocrazia blocca tutto e va semplificata. Lo dice chiunque, poi non lo fa nessuno, una volta passato nella stanza dei bottoni. In quella stanza oggi c’è Giuseppe Conte, cui si rivolge la lettera firmata dai sindaci di Acquaviva Collecroce, Bonefro, Castelmauro, Guardialfiera, Guglionesi, Larino, Lupara, Montecilfone, Montefalcone nel Sannio, Montemitro, Montorio nei Frentani, Palata, Portocannone, San Felice del Molise, San Giacomo degli Schiavoni, Santa Croce di Magliano, Tavenna.

Non chiedono la luna, ma una cosa semplice semplice in quella lettera che vede come destinatari anche al sottosegretario alla Protezione Civile Riccardo Fraccaro e ai parlamentari del Molise. “Considerato che per ristrutturare abitazioni, chiese ed edifici pubblici lesionati il Governo ha previsto un fondo da 39 milioni mediante il cosiddetto decreto “Sblocca Cantieri” e visto che alla data odierna sono in fase di completamento gli interventi di pronto ripristino, mentre permangono forti criticità e incertezze in relazione all’inizio della ricostruzione pesante per via della mancata nomina di un commissario ad hoc chiediamo di procedere alla nomina del commissario al fine di poter mettere in atto tutte le misure necessarie per poter dare avvio agli interventi di ricostruzione pesante”.

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Tramite la Regione l’avevamo chiesta più volte – conferma il sindaco di Montecilfone, Giorgio Manes -. Eravamo sicuri avvenisse lunedì scorso, invece niente”. L’architetto Giuseppe Giarrusso, responsabile della Ricostruzione post sisma per la Regione Molise, è più diretto. “La nomina era prevista da aprile, ma in maniera anche scorretta a settembre è arrivata la nomina per Catania (terremoto del dicembre 2018), ndr, non per il Molise. O siamo considerati di serie B o c’è dell’altro”.

Qualcosa che evidentemente nessuno può dire chiaramente, ma che molti pensano. Cioè che è la politica dei veti ad aver precluso al presidente Donato Toma quella carica, almeno finora. In sostanza con l’avvicendamento di governo, da Conte I a Conte bis, e soprattutto con l’avvento del Pd in maggioranza, quel posto appannaggio di un governatore di centrodestra parrebbe bloccato. Anche se la Lega al governo c’è stata fino ad agosto, quindi il tempo per fare quella nomina ci sarebbe stato eccome. Eppure niente, così come per la Sanità.

Che debba essere Toma il commissario alla Ricostruzione pare cosa scontata a tutti. “Prima di tutto per dare continuità a quanto già fatto – spiega Giarrusso -. Poi perché Toma ha già una struttura amministrativa rodata qui che ha curato la prima fase”.

Siamo talmente al paradosso che “dal Ministero dello Sviluppo Economico ci hanno telefonato per accreditare i primi 10 milioni di euro ma non abbiamo potuto dargli i dati per fare l’accredito, non essendoci la struttura commissariale. Ora però la Tesoreria dello Stato chiuderà il 6 dicembre per queste operazioni e sarà possibile rifarlo soltanto a maggio. Perdiamo sei mesi”.

Pessime notizie per chi avrebbe bisogno di interventi consistenti necessari a rimettere in sesto edifici considerati a rischio cedimento. Notizie leggermente migliori per chi invece ha usufruito dei 25mila euro del cosiddetto pronto ripristino, cioè quegli interventi di minore portata per rimettere in sesto gli edifici.

“Siamo molto avanti – assicura Giarrusso -. Entro dicembre il 50 per cento dei nuclei familiari rientrerà a casa. Parliamo di 216 famiglie, circa 400 persone”. Conferme anche da Montecilfone, uno dei Comuni più colpiti da quelle scosse a cavallo del Ferragosto 2018. “Tredici o quattordici famiglie del paese che avevano l’autonoma sistemazione stanno per fare rientro a casa”.

Restando a Montecilfone, c’è un importante intervento scollegato a quella nomina e ai 39 milioni della ‘grande ricostruzione’ che potrebbe vedere la luce con l’inizio del nuovo anno, vale a dire la messa in sicurezza del serbatoio dell’acquedotto comunale, reputato a rischio crollo e fra i primi interventi richiesti fin da subito dopo le scosse.

L’iter della gara d’appalto di cui si è occupata la Protezione civile è quasi concluso, i lavori inizieranno a breve e conto che possano concludersi in un paio di mesi. La base d’asta è di 250mila euro” le parole dell’architetto Giarrusso.

Per quanto riguarda palazzo Vernucci, grosso complesso residenziale di Guglionesi che è stato considerato non sicuro, costringendo decine di famiglie che abitano nel perimetro di crollo a traslocare, le operazioni sono state seguite direttamente dal Comune bassomolisano. L’iter per i lavori è alla fase della valutazione delle offerte arrivate. Anche per questo cantiere, possibile il via nei primi mesi del 2020.

Intanto si è sempre nell’attesa che la legge Finanziaria dello Stato ufficializzi il prolungamento della fase di emergenza di altri 9 mesi per i 21 Comuni interessati, ponendo come termine non più il 31 marzo 2020, ma il 31 dicembre 2020, erogando anche fondi extra che per i Comuni sarebbero benedetti.