Quel filo rosso della destra che vuole la cittadinanza a un dittatore ma la nega a una testimone della Shoah

C’è un robusto filo rosso che lega la decisione della maggioranza al Consiglio comunale di Termoli di negare – giovedì 19 dicembre – la cittadinanza onoraria a Liliana Segre, alle argomentazioni con cui la destra si è fieramente ma inutilmente opposta alla revoca di quella a Mussolini nel luglio 2015. Ed è il rifiuto dell’antifascismo e dell’antirazzismo, che, si badi bene, non sono appannaggio di una sola parte politica, ma valori a fondamento della Costituzione repubblicana italiana.

Rifiuto mai espresso esplicitamente, perché ritenuto sconveniente, ma intimamente radicato in essa. Una destra, sebbene articolata in partiti e formazioni politiche diverse, sostanzialmente una e unita ogni qualvolta si è trattato di misurarsi con i temi e i simboli della storia d’Italia sotto il regime di Mussolini.

L’impegno con cui si è andati questa volta alla ricerca del cavillo per rifiutare di onorare un testimone vivente della Shoah è commovente, e merita di essere additato ai posteri, insieme al nome di chi più si è cimentato in questa orgogliosa fatica. Che poi quest’ultimo sia un esponente della Lega di Salvini (quella di Bossi era dichiaratamente antifascista), rende il tutto politicamente coerente con certe pulsioni presenti oggi in quel partito.

Non c’è un altro modo per spiegare l’atteggiamento tenuto dalla destra nell’ultimo Consiglio comunale dell’anno, cui si è accodata supinamente anche quella consistente parte di orientamento cattolico in esso presente, alla quale, forse ingenuamente, un distinguo da quelle posizioni, così come in tema di immigrazione, è lecito chiederlo. Non fosse altro perché si richiama spesso agli insegnamenti della Chiesa.

Va detto invece con forza che opporre un arzigogolo al riconoscimento di annoverare tra i cittadini di Termoli una persona dalla storia di Liliana Segre, è, prima ancora che un atto politico biasimevole, mancanza di rispetto verso un essere umano che ha vissuto sulla propria pelle l’orrore dei campi di sterminio e che oggi con la sua presenza onora il Parlamento italiano. Nello stesso tempo è negare valore alla sua testimonianza e a quella dei tanti italiani che hanno avversato la dittatura fascista.

Anche in questa circostanza sono riemersi toni e argomenti ascoltati quattro anni fa. Ad esempio, un consigliere di Forza Italia rieletto si è ancora una volta voluto distinguere. Se l’altra volta esibì, rivolto al pubblico, un cartello con su scritto “La storia non si tocca!” (cioè la cittadinanza a Mussolini resti per sempre), questa volta, secondo i resoconti di stampa, ha commentato con sarcasmo gli argomenti posti nella mozione proposta dall’opposizione che indicavano i meriti della senatrice Segre.

Ancora una volta il Consiglio comunale di Termoli, almeno nella sua parte attualmente maggioritaria, ha perso una straordinaria occasione per dare un colpo a quel retaggio politico e culturale che fa della nostra città la culla del fascismo più irriducibile e violento del Molise. Quella capace di organizzare sin dall’inizio ben cinque squadre d’azione responsabili, attraverso le famigerate spedizioni punitive, di distruzioni e brutalità su uomini e cose sia in Molise che in Abruzzo.

 

(foto Quirinale.it)