Perché non possiamo essere concittadini della Segre

Sindaco Roberti,
il Consiglio Comunale ha deciso che discutere sulla possibilità di dare la cittadinanza onoraria alla senatrice a vita Liliana Segre è inammissibile.

Voglio esprimere il mio apprezzamento per questa posizione espressa dalla sua maggioranza. Come potevano immaginare gli sprovveduti consiglieri di opposizione che la nostra cittadina che ha omaggiato della cittadinanza onoraria Benito Mussolini, che conserva capolavori toponomastici come Corso Vittorio Emanuele III ed effigi littorie su scuole pubbliche, di poter consentire ad una scampata ai campi di concentramento nazisti di essere termolese onoraria? È inammissibile. Tecnicamente. Politicamente. Storicamente.

Hanno fatto bene i suoi consiglieri a ritenere la proposta talmente surreale da non doverla neanche discutere nel merito. A volte la burocrazia e la tecnicalità amministrativa si sintonizzano con l’intimo sentire di una comunità, senza la necessità di affrontare inutili battaglie culturali e di principio. Termoli non ha velleità antifasciste. Non le ha mai avute né durante il ventennio, né dopo, durante gli anni della Repubblica.

In questo voto si rispecchia bene la maggioranza di cittadini che l’hanno votata e forse anche qualcuno che non l’ha votata. Non vi è scandalo quando la banalità, non solo del male, riveste il quotidiano scorrere delle nostre vite. Liliana Segre nulla ha da spartire con la storia di Termoli. Sarebbe stato una vergogna renderla nostra concittadina. Non lo merita, davvero. Avete fatto bene a preservarla da questo disonore. È stata una scelta necessaria, oltre che giuridicamente ineccepibile. E ora a nessuno venga in mente di rimuovere gli ostacoli giuridici (le norme del regolamento comunale), materiali (il retaggio storico del fascismo nella città) e politici (i riflessi pavoliani dei consiglieri di imitare le pose ambigue in tema di antifascismo dei leader nazionali dei partiti destra) che hanno reso inammissibile il voto.

Per meritare di essere concittadini di una donna che è stata testimone dell’orrore della ideologia più aberrante della Storia ci vuol ben altro di un voto in Consiglio Comunale. Non ci possono essere scorciatoie, veloci riposizionamenti seguendo l’onda mediatica del momento. La comunità di Termoli, tutta la sua classe politica e dirigente deve fare un lungo percorso di analisi e riflessione su cosa davvero significhi essere antifascisti nel XXI secolo. I conti con la propria storia, con la propria intima identità prima o poi andranno affrontati. Evidentemente non da questa generazione al potere. Dopo oltre 80 anni dalla emanazione delle leggi razziali dobbiamo comunicare a Liliana Segre che per noi è ancora troppo presto poterci considerare suoi concittadini.

Eppure non è mai troppo tardi poter trovare il coraggio di ascoltare la testimonianza di chi ha vissuto l’orrore perpetrato da uomini contro altri uomini inermi.
Sindaco Roberti, inviti comunque la senatrice Segre in Consiglio Comunale. Non potrà omaggiarla della cittadinanza onoraria, ma potrà offrire l’opportunità ai suoi ligi consiglieri e alla città tutta di ascoltare dalla sua viva voce dove conduce il cieco ossequio a legge e norme sbagliate.