Ospedale unico a Campobasso, meno reparti a Termoli e Isernia: il nuovo Pos affossa il Molise, e i malati “fuggono”

Anche se deve essere vagliato e approvato dal tavolo tecnico, la bozza del Piano operativo 2019-2021 elaborato dai commissari definisce a grandi linee la riorganizzazione sanitaria regionale applicando alla lettera il decreto Balduzzi. Saranno ulteriormente smantellati il San Timoteo e il Veneziale che diventano due presidi di base, a Campobasso ci sarà un unico ospedale di primo livello, il Cardarelli. "Bisogna chiedere una deroga, il presidente Toma deve sbattere i pugni a Roma", dicono i comitati.

Lampeggia ancora il rosso sulla spia del Piano operativo sanitario 2019-2021. C’è allarme tra i comitati per una riorganizzazione che sembra una caporetto per la sanità molisana. “Riorganizzazione non può essere sinonimo di riduzione, ma eliminazione degli sprechi”, le parole in Consiglio regionale del dottor Crudele, presidente dell’ordine dei medici di Isernia, che ha pubblicato il documento sul proprio sito.

Certo, finora non c’è nulla di ufficiale: tra comitati e ordini professionali gira solo una bozza del programma elaborato dai tecnici nominati un anno fa dal Governo Lega-M5S, Angelo Giustini e Ida Grossi.

Impossibile leggere la versione definitiva che non è stata inviata nemmeno ai consiglieri regionali che di sanità discuteranno il 10 dicembre in Aula: il piano è “sub iudice”, come si dice in gergo. Ossia al vaglio dei tecnici ministeriali che potrebbero segnare con la penna rossa e quella blu le parti da stralciare e quelle da conservare del nuovo Pos.

POS Molise – Guarda il Piano Operativo Sanitario

Sebbene in Regione i vari referenti politici sostengano che non sia la versione definitiva, il Pos tutto sommato è questo (pubblicato in calce a questo articolo) ed è un atto di oltre 130 pagine che comunque può essere suscettibile, a questo punto, solo di leggere modifiche. La sostanza è quella che i molisani, le associazioni e i comitati nonché la politica possono già visionare: stabilisce l’esistenza di un unico ospedale di primo livello, il Cardarelli di Campobasso, e di due ospedali di base, che nella pratica sono poco più di Pronto soccorso.

Insomma, stando alle valutazioni degli addetti ai lavori, il piano operativo sanitario dei commissari va a interpretare e attuare alla lettera il decreto ministeriale n. 70 del 2015, meglio conosciuto come “decreto Balduzzi”. C’è un calcolo matematico alla base della soppressione dei reparti negli ospedali: in virtù della popolazione che, come attestato dall’Istat, nel 2018 si attesta sui 308mila abitanti. E’ sulla base di questo dato che i commissari hanno ridisegnato il sistema sanitario regionale.

Un’altra variabile tenuta in considerazione è la mobilità passiva. E’ al top perfino nelle città dotate di ospedali: Termoli, Campobasso e Isernia sono sui primi gradini del podio. I malati ‘fuggono’ altrove per farsi curare, soprattutto se parliamo degli acuti (95%). Nel 2017 quasi un molisano su tre (28%) ha preferito ricoverarsi fuori regione piuttosto che nelle strutture pubbliche.

Forse questo spiega perché, in base alla suddivisione dei posti letto prevista nel nuovo Piano operativo sanitario, è confermato lo sbilanciamento verso il privato che continuerà a mantenere una grossa fetta di posti letto: 429 (ossia il 40,59%) sui 1057 complessivamente riconosciuti nelle strutture sanitarie. Sono invece 628 i posti letto assegnati al pubblico (59,41%). Almeno su questo, però, non ci si discosta molto dal vecchio Pos elaborato da Paolo di Laura Frattura. 

Se i posti letto sono sostanzialmente confermati rispetto al precedente piano operativo sanitario, le specialistiche sono drasticamente tagliate. “A Isernia e Termoli gli ospedali saranno poco più che degli ambulatori”, l’efficace sintesi di un rappresentante dei comitati in audizione in Consiglio regionale.

Tecnicamente saranno “ospedali di base”. In pratica perderanno reparti e dunque posti letto e personale.

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In base alla bozza inviata ai Ministeri, al San Timoteo di Termoli, per esempio, resterebbero soltanto il pronto soccorso, la Medicina interna, la Chirurgia generale, l’Ortopedia e l’Anestesia. Saranno soppresse invece le unità operative di Ginecologia e Ostetricia. E come un effetto domino saranno chiusi la Pediatria e il Punto nascita, per il quale non è stato possibile attivare una deroga al decreto Balduzzi come avvenuto a Isernia per gli ospedali che registrano meno di 500 parti all’anno. Il risultato è che al Veneziale il punto nascita resta (anche se non si sa per quanto altro tempo), al San Timoteo no.

La mannaia sul presidio sanitario termolese non finisce qui: perderà pure Otorino e Urologia. E non si sa per quale miracolo saranno salvati, almeno per il momento, la Cardiologia e l’Emodinamica, nonché i servizi di Radiologia, Laboratorio ed Emoteca. Non si può tirare un sospiro di sollievo: la mancata soppressione non è un motivo sufficiente per sperare di mantenere i servizi, dal momento che tutte le specialistiche vengono depennate.

È questa la ragione per la quale il comitato San Timoteo, che ha letto con attenzione le carte ed è andato oltre i semplici numeri, fa presente la necessità di chiedere la realizzazione di un’area chirurgica, che sopperirebbe all’assenza di unità operative per le specialistiche e aprirebbe agli interventi anche per i pazienti acuti.

Gli accordi di confine con l’ospedale di Vasto, a cui in realtà gran parte dei termolesi già rivolge, dovrebbero essere salvagente a cui aggrapparsi. Peccato che non siano stati ancora attivati, nonostante siano previsti nella nuova riorganizzazione sanitaria. Stando al cronoprogramma dei commissari, devono essere conclusi entro marzo 2020. C’è  insomma pochissimo tempo per poterlo fare.

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Se Sparta piange, non ride nemmeno Atene.

La sforbiciata colpisce pure il Veneziale di Isernia: continuerà ad essere sede di pronto soccorso, Medicina interna, Chirurgia generale, Ortopedia e Anestesia, oltre ai servizi di Radiologia, Laboratorio ed Emoteca.

Scompare sicuramente Ortopedia e probabilmente nel medio termine chiuderà anche Ostetricia e Ginecologia. Per il momento il Pos 2019-2021 mantiene in vita il reparto esclusivamente perché Isernia ha ottenuto la deroga al decreto Balduzzi rispetto al numero dei 500 parti. Ma la deroga ha un tempo e quando cesserà di essere attiva anche Isernia rischia la chiusura immediata del punto nascita.

Infine, Larino e Venafro vengono definiti ‘ospedali di comunità’ ma in pratica quasi ‘scompaiono’. Mentre nella bozza del piano operativo il Caracciolo di Agnone diventa “ospedale di zona disagiata” con un punto di primo intervento gestito dalla centrale operativa del 118, un ambulatorio polispecialistico (con cardiologia, geriatria, fisiatria, otorinolaringoiatria, oculistica, ortopedia, dermatologia, reumatologia, odontoiatria, chirurgia ambulatoriale complessa), Emodialisi, punto prelievi e ambulatorio radiografico.

Dalla polverizzazione della sanità molisana dovrebbe salvarsi solo il Cardarelli di Campobasso (hub, ossia cuore del sistema sanitario) che sarà dotato pure di Radiologia interventistica. Anche se è stato interrotto il servizio di convenzione con i neonatologi da Roma a Campobasso.

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Inoltre, tra le righe della bozza del Piano operativo c’è un progetto che ha fatto scattare l’allarme tra medici e comitati: si torna a parlare di ospedale unico in contrada Tappino, come nel Programma elaborato dall’ex commissario Frattura. Ma con una differenza sostanziale: la Cattolica non esiste più, il Cardarelli dovrebbe essere integrato ad un’azienda privata, ossia la Gemelli Molise spa. 

Prima che il Piano operativo venga approvato, è necessario chiedere a Roma una deroga al decreto Balduzzi, come per altro il governatore ha assicurato che intende fare. E’ l’unico modo per evitare la ‘macelleria’ sanitaria che il Pos dei commissari prevede in applicazione dei principi matematici stabiliti dalla legge. “Il presidente Toma deve puntare i piedi ai tavoli romani“, chiedono a gran voce i comitati. Del resto, se non lo fa lui che rappresenta tutti i molisani, chi dovrebbe farlo? Certo, Paolo Frattura diede forfait alla Conferenza Stato-Regioni del 5 agosto 2015, quando il decreto Balduzzi venne approvato senza proroghe per il Molise. E ora i molisani stanno pagando a caro prezzo quell’assenza.

 

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