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Lettera aperta al prof. Infantino (colloqui sulla democrazia)

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    di Marcello Antonarelli

     

    Gli sguardi imbarazzati che si incrociavano tra molti presenti dell’auditorio nell’ascoltare il Suo  intervento in occasione dell’incontro  “Colloqui sulla democrazia”, tenutosi  recentemente a Termoli, ben organizzato dal Leo Club locale ed il non poter intervenire vista l’ora tarda per un confronto, mi impone qualche riflessione in merito a quanto ascoltato (nella assoluta convinzione di non poter essere esaustivo).

    Senza basarmi  su dati scientifici,  con  noiose analisi economiche che lasciamo agli addetti ai lavori, ma riferendomi semplicemente a valori e princìpi di carattere tanto generali quanto fondamentali per comprendere la vita di oggi e le contraddizioni che la caratterizzano e che sono emersi nell’incontro,  Le partecipo qualche mio pensiero.

    Nell’ascoltarLa ho inteso un paio di chiavi di lettura del Suo intervento:

    A)- linea guida della Sua analisi sull’attività umana: liberalismo sfrenato ed assoluto, con auspicabile assenza dell’intervento politico e statale che con le sue leggi rischia di ridurre il diritto di ciascuno di noi nell’alveo delle scelte possibili.

    B)- scopo ed obiettivo finale del nostro vivere: crescita della TORTA (termine da Lei usato più volte), frutto e risultato della produzione di ricchezza; torta tanto più grande tanto garante del futuro dei nostri figli.

    Ma mi domando (e mi scuso per la provocazione): ma Lei  è atterrato  sulla terra da poco, proveniente da  qualche altro pianeta? Simpatizza un po’ con  i c.d.“terrapiattisti”; appartiene per caso  ai “negazionisti” storici, evidentemente più numerosi di quel che si crede? Troppi aspetti di questo mondo difficile ed ingiusto sono tralasciati dalla Sua analisi, tutta improntata alla produttività dell’individuo ed alla ricchezza finale; ed anche quando si sofferma su aspetti quali “diritti”, “leggi”, “Stato” (quale soggetto che io vedo come necessario, ma che Lei considera troppo invadente) l’individuo è considerato solo ed esclusivamente sotto il profilo della sua produttività.

    Ma il mondo è un’altra cosa, caro Professore!

      Concentrazione delle ricchezze: alla opportuna domanda a riguardo rivoltaLe, sostanzialmente sul dato che in 26 posseggono le ricchezze di 3,8 miliardi di persone (numero che non toccano solo i Paesi in via di sviluppo, ma anche e sempre in misura crescente i Paesi dell’area produttiva occidentale, Italia compresa), Lei si è limitato ad una battuta: ” vabbè anche in passato è successo, nei secoli scorsi,  ……. niente di irreversibile …….. passerà!…….”  mah!

    E se ne avessi avuto il tempo Le avrei chiesto una Sua opinione sul dato che ¼ della popolazione mondiale rischia di restare SENZA ACQUA; ed ancora sull’ambiente: crisi climatica e disastri ambientali sono oramai sotto gli occhi di tutti:  Lei nega queste circostanze?

     

    Sul fatto che centinaia di milioni di persone che calpestano il terreno del nostro stesso pianeta sono impossibilitati ad accedere a servizi sanitari e scolastici,  non passa minimamente nei Suoi pensieri che possa essere il risultato del liberismo e dell’ individualismo sfrenato che ha caratterizzato i nostri ultimi decenni? oppure nega questi fenomeni e queste (chiamiamole così) disfunzioni o al massimo attribuendoli a fisiologici ricicli storici?

    Sui Beni Comuni: Lei si è limitato a dire (mi permetto di sottolineare, con una superficiale generalizzazione, le cui conseguenze sono un po’ pericolose): “molti politici si riempiono  la bocca con questo termine (facendo finta di dimenticare battaglie civiche a riguardo e referendum popolari); a Suo parere il bene comune non è una meta collettiva, ma una meta individuale da gestire;  l’intervento statale in merito ed a tutela della difesa di detti beni è dello Stato autoritario”.

    Le garantisco che molti sguardi si incrociavano in sala e volevano significare: “ma abbiamo capito bene? Ha detto proprio così?”

    L’intervento dello Stato, la ridistribuzione delle ricchezze (anche tra coloro che Lei ha definito “handicappati, poveri” ecc. ecc.) sono a Suo dire  percorribili comunque solo ed esclusivamente nei limiti della produzione e crescita della TORTA, senza lasciare nulla alla politica (ed alle leggi fatte dagli uomini), ma con il primo obiettivo di fornire benessere all’individuo “pensando al capitale come idee che vanno mobilitate positivamente” (evidentemente questo pensiero non può che leggersi come una collettivizzazione di beni e servizi solo entro il limite della produttività dell’azione individuale).

    Ma buon Dio!!!!!!!

    Caro professore, Lei sembra  atterrato oggi sul pianeta proveniente da chissà dove,  arrivato non ad una stazione ferroviaria, ma con un UFO interplanetario in qualche radura, accolto da una  “illuminante” scuola austriaca di economia morale a Lei tanto cara, negando evidentemente o facendo finta di non vedere le diseguaglianze tra gli uomini, il disastro ambientale, le ingiustizie figli di uno sfrenato  liberismo (e non liberalismo) il cui fallimento è oggi sotto gli occhi di tutti.

    Lei tralascia il particolare che le norme fondanti del nostro vivere civile e delle nostre  libertà sono state fatte da uomini che hanno sì regolato i nostri diritti, ma questo non vuol dire “pericolosamente ingerenti sulle sfere individuali”, ma semplicemente interpreti di valori sacrosanti; le stesse tutele date da norme fatte da uomini che garantiscono a Lei stesso di andare in giro per l’Italia a presentare il suo libro e di insegnare alla Luiss.

    Lei vede gli uomini solo come macchine produttive, non come creatori di norme che ci garantiscono il vivere sociale e libero.

    Sulla libertà e sui diritti alle scelte cui ognuno di noi ambisce, nei limiti della non interferenza sulle  sfere altrui, c’è la COSTITUZIONE ITALIANA che ne garantisce la tutela, come avviene in tutte le democrazie del mondo (se la nostra Carta è la migliore vuol dire che i nostri padri pensavano a garantirci un futuro di  libertà, giustizia sociale, pari opportunità) .

    Mi sarebbe piaciuto conoscere la Sua opinione, Professore; in particolare se considera anche le norme fondanti della nostra libertà e del nostro vivere civile, come limitative delle opportunità e libertà di scelta individuali.

    Ricordo a me stesso (ma voglio dirlo: ricordo anche a Lei) che la COSTITUZIONE è fatta di norme, scritte da  uomini che, interpreti delle battaglie di chi ci ha rimesso anche la vita per i nostri diritti e per la nostra libertà, hanno legiferato,  senza che questo rappresentasse  una “ingerenza” alla sfera privata incontrollata cui Lei fa riferimento; il buon legislatore non è ispirato a Dio, pericolo che Lei vede evidentemente in ogni Stato moderno, bensì fonda la propria attività su valori in cui le persone credono: e non sempre (anzi: per nulla) questo valore è rappresentato dalla “TORTA”, bensì dalla giustizia sociale, dalle pari opportunità, dal garantire cultura, istruzione, sanità, libertà.

    Chi insegna all’Università e nelle scuole in genere, dovrebbe essere più cauto ed attento nel descrivere il mondo d’oggi, nella valutazione e nel bilanciamento dei valori che accompagnano la nostra vita (e questo vale per tutto il pensiero umano, da destra a sinistra,) perché altrimenti si rischia l’indottrinamento.

    Perciò, come ho detto e scritto anche con precedenti interventi, confido nel senso critico di giovani e studenti, in piena libertà e senza manipolazioni.

    Personalmente ritengo “il dubbio” (esito di ogni confronto) una ricchezza per nuove conoscenze e comprensioni (il Cardinale Martini diceva che incontrare e confrontarsi con un ateo è una fortuna,  è costruttivo e di ausilio per cercare la strada in cui incamminarsi); ma dalle Sue  parole, caro Professore, ho ricevuto soprattutto certezze.

    E chissà perché La immagino mentre si gusta una bella fetta di TORTA, con un sorriso ironico convinto che il sottoscritto non ha capito niente!

    Con rispetto e buon appetito!

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