L’amarcord di Smargiassi sulla Termoli degli anni Cinquanta e Sessanta

L’ultima, in ordine di tempo, opera di Antonio Smargiassi, presentata sabato 7 al cinema Sant’Antonio, ripropone sul filo della memoria fatti, persone e personaggi della Termoli degli anni Cinquanta e Sessanta. Il libro è diviso in due parti: Cronaca (e) Racconti, che ne costituisce anche il titolo. Dunque non un saggio storico, ma un amarcord personale, intenso e non breve, con il quale l’autore ripercorre l’evoluzione della nostra città dagli stenti del dopoguerra agli esordi del miracolo economico.
Una sorta di film in cui si intrecciano senza sosta fatti di vita popolare, economia, politica, cultura, con i loro piccoli e grandi protagonisti: poveri e “signori”, le due categorie sociali in cui era divisa la società locale a quel tempo, con le loro abitudini e comportamenti. E come in un film, alla rappresentazione della vita vera si mescola la fantasia dei racconti, anch’essi però attinti dalla vita vissuta di quegli anni.

L’autore dice che «questo libro intende porsi come ponte tra “Gente di Termoli” e “Gente di mare”», altre sue due opere basate sulla stessa trama dei ricordi personali o di vicinato «tenuti insieme dal fragile filo della memoria collettiva e da sbiaditi ricordi di famiglia».

E su questo hanno fatto leva i relatori per soffermarsi, come il prof. Gianni Di Giandomenico, su come era Termoli dall’inizio di quel ventennio preso in esame, alla fine degli anni Sessanta. «Il libro» – ha detto – «disegna la topografia dei luoghi descritti quasi casa per casa». Rammenta lo spopolamento del centro storico o Borgo Vecchio, come lo si vuole chiamare, e le iniziative anche personali che ne impostarono le basi per la sua rinascita.
I progetti artigianali, lo zuccherificio, la Fiat, il turismo, il Premio Termoli di pittura, tutto quanto fatto in quegli anni per rendere Termoli una città moderna e progredita, è merito di una classe politica illuminata. Di Giandomenico non ci sta ad accettare le critiche di quanti ieri si opponevano a tutto questo e oggi mettono sotto accusa quella classe politica. E qui il giudizio su costoro diventa tutt’altro che diplomatico.

Smargiassi

Padre Enzo Ronzitti, a capo della parrocchia più popolosa di Termoli (SS. Pietro e Paolo), circa 11 mila abitanti, ma nato e cresciuto nel centro storico, afferma che nel libro di Smargiassi «ho trovato anche la mia storia e rileggerla fa bene a tutti. Ripercorrere la vita del Borgo Vecchio di allora significa rivivere la storia di molti, se non di tutti».

E da lì, anch’egli, sempre sul filo della memoria personale rammenta le povere case di allora composte di una stanza con unico divisorio dove vivevano più persone. Quando si andava con le sedie a vedere la televisione a casa di donna Gigina Campolieti, una delle pochissime che allora la possedevano. «La più parte tutte persone che si conoscevano e che avevano le porte di casa sempre aperte, anche perché dentro non v’era nulla da rubare». Il racconto – aggiunge – fa diventare protagonisti le persone semplici. «I paranguele, ossia i racconti popolari erano fatti veri e noi non possiamo procedere nella vita senza conoscere la storia vissuta».
Ultimo intervento quello dell’autore, che sollecitato dal moderatore dell’incontro, il giornalista Rai Antonio Lupo, ha detto che ha «voluto con questo libro recuperare il vissuto perché tutti possano valutare quanto fossero più duri rispetto a oggi i tempi passati». E di «averlo voluto fare senza l’ausilio di nessuno, «solo con la mia memoria, perché il libro fosse veramente mio».
A nome dell’“Associazione Andrea di Capua” che ha editato il volume, in sostituzione del suo presidente Roberto Crema, assente giustificato, ha portato il saluto l’avv. Angelo Marolla, il quale fra l’altro ha tenuto a sottolineare che: «il libro di Smargiassi ha il compito di far rivivere il passato prossimo della città, e rappresenta il racconto della nostra vita. È un tuffo nella vita trascorsa per riscoprire solidarietà e vicinanza».

In apertura, il sindaco di Termoli Francesco Roberti ha recato il saluto dell’Amministrazione da lui guidata e fatto gli auguri all’autore: «Quello di Smargiassi è un libro di storie e proprio sotto Natale si raccontano le storie». Come dire che è il tempo giusto per opere come queste. Il sindaco poi ha approfittato della circostanza per augurare ai presenti Buon Natale.
Elisa Amoruso ha letto negli intervalli dei relatori alcuni brani del lavoro di Smargiassi.