La resistenza di Martina, prima imprenditrice della moda low cost: “Resto in via Ferrari, ma quanti disservizi”

La ventottenne Martina Messere, giovane imprenditrice campobassana, ha aperto otto anni fa la prima attività di fashion low cost. Mamé è uno dei pochi esercizi commerciali che resistono nella strada più chiacchierata del capoluogo di regione, ma ammette: "È difficilissimo stare in questa zona perché le amministrazioni non ti aiutano per niente: in via Ferrari non c’è nemmeno l'orario di carico e scarico. La fiera mensile? Aiuta solo i commercianti di fuori regione".

Entrando nel negozio di Martina il pensiero va a Anne Hathaway nei panni di Jules Ostin ne “Lo stagista inaspettato”. Una giovane promettente che lancia la sua attività, amandola a tal punto da non essere cambiata dai guadagni. Jules trova tempo nella sua giornata infinita per andare in magazzino e mostrare a chi collabora con lei come piegare correttamente i vestiti della sua azienda di abbigliamento online.

Martina prova su di sé i vestiti che vende e li mostra alle clienti via web ogni giorno. Due donne che si occupano in prima persona di ogni aspetto della gestione dell’azienda, seppur di dimensioni differenti, una reale e l’altra no.

Mamé” è il nickname di Martina Messere, scelto per l’attività che ha aperto otto anni fa quando era appena ventunenne. Da un piccolo negozio di scarpe dal design visibilmente ispirato a Victoria’s Secret, l’attività si è ingrandita a tal punto da richiedere un nuovo locale – volutamente sempre in via Ferrari, accanto al primo. Dal 2016 Mamé vende anche abbigliamento e un anno e mezzo fa ha aperto anche a Termoli.

“Quando ero piccola – racconta Martina – rubavo i vestiti in casa. Con la paghetta settimanale compravo sempre scarpe. A ventuno anni, dopo aver lavorato circa un anno in un negozio, ho detto ai miei genitori: io apro un’attività. Non sono figlia di commercianti e devo dire che sono rimasti letteralmente scioccati. Mio padre non mi ha dato un euro. Non perché non potesse aiutarmi ma perché io volevo cavarmela da sola. Ho preso e sono andata a chiedere un prestito in banca. Ho sempre saputo quello che volevo fare”.

Senza farsi prendere troppo dalle leggi del mercato, Martina è andata dritta per la sua strada. Quando parla della sua attività, traspare adrenalina e positività. “Mia figlia”, la chiama sorridendo seduta sul divanetto del suo negozio in via Ferrari, con l’atteggiamento tipico dei giovani caparbi.

“Vado a caricare personalmente la merce una volta a settimana e ancora oggi, la notte prima di partire, mi metto a letto come se il giorno dopo dovessi andare in gita scolastica. Sento di essere una delle poche persone fortunate a condurre una vita che le piace in un periodo così triste per la nuova e vecchia generazione. Quando la passione è forte, riesci a fare tutto”.

La scelta di aprire un’attività in via Ferrari non è stata casuale. “Pensavo che la forte presenza di giovani in questa strada mi aiutasse in termini di visibilità e di pubblicità”. E inizialmente è stato così. Il fatto che via Ferrari – cuore della movida e a fasi alterne nell’occhio del ciclone per via dei rifiuti lasciati a corredo della strada, – sia poco frequentata di giorno, Martina lo commenta così. “È difficilissimo stare in questa zona perché le amministrazioni non ti aiutano per niente. Ad esempio in via Ferrari non c’è orario di carico e scarico. Devo entrare come una ladra per caricare nel mio negozio perché bisognerebbe comunicare la targa tre giorni prima e non è facile quando hai un’attività in cui da un momento all’altro potresti aver bisogno di far rifornimento. Sinceramente sto provando a rimanere in via Ferrari innanzitutto per scaramanzia – perché questa strada mi ha portato bene – e poi perché è il cuore della mia città. Certo anche i commercianti devono fare la propria parte. Questo è vero. Personalmente, per quanto riguarda i rifiuti, pulisco sempre davanti alla mia attività. Quello che dico è che il centro storico andrebbe tutelato come avviene nelle grandi città. Se il mio negozio va bene – senza voler peccare di vanità – è per il mio lavoro e l’amore che nutro per quello che faccio”.

A questo punto cosa pensi del ritorno al centro della fiera dell’ultima domenica del mese? “Dico che si sta promuovendo gente di fuori per la fiera. Io pago l’affitto e do lavoro a gente del posto. Non c’è stata una persona che è venuta a parlare con me anche se nel mio piccolo creo movimento”.

In effetti Martina il movimento lo crea. E lo fa anche su Instagram dove ha raggiunto 16mila followers. “Chi non si forma, si ferma – annota. – Da marzo ho iniziato a seguire corsi di social media marketing e ho incrementato la pagina Instagram di Mamé. Alle persone piace vedere la verità. Spesso vengono qui anche per chiacchierare davanti ad un caffè”.

Oggi Martina Messere ha ventotto anni.  Dopo l’apertura di Mamé anche a Termoli e la svolta delle vendite online sulla piattaforma Instagram, si sente pronta per nuovi progetti che ancora preferisce non svelare. A differenza di otto anni fa, i suoi genitori ora le dicono che ha fatto bene e che sono fieri di quello che è riuscita a creare.