Il ‘mostro’ del muro di Berlino, la tentazione della libertà. L’affascinante tuffo nella storia con Ezio Mauro

Uno strepitoso appuntamento dell'Aut Aut Festival che ieri al Teatro Fulvio di Guglionesi ha portato il giornalista Ezio Mauro, autore e interprete dello spettacolo 'Berlino. Cronache dal muro'

Un giorno i berlinesi si svegliarono e capirono che una notte aveva cambiato per sempre le loro vite. Il racconto di Ezio Mauro portato in scena ieri, 13 dicembre, al Teatro Fulvio si è innestato proprio su quelle vite, esistenze a cui un Muro aveva tolto la libertà.

Lo spettacolo di Ezio Mauro ‘Berlino. Cronache dal muro’ è infatti il racconto di quegli anni nella capitale tedesca, dimezzata dall’oggi al domani. Solo folli progetti potevano sperare di violare quella assurda barriera, quel ‘mostro’ che divise in due una città per segnare una linea divisoria del mondo intero.

Ancora una volta un appuntamento di altissimo valore per l’Aut Aut Festival che, grazie alla sua ideatrice Valentina Fauzia, ha portato a Guglionesi un recital che dal 9 novembre, in occasione del trentennale della caduta del muro, sta girando l’Italia intera.

Con una conferenza teatrale di incredibile vividezza e magistrale intensità, il giornalista ex direttore de La Repubblica e La Stampa ha ripercorso la storia di un periodo che ha contrassegnato la storia del XX secolo. Con Ezio Mauro sul palco uno straordinario Massimiliano Briarava, dalla cui voce il pubblico si è lasciato trasportare lì dove quella pazzia del ‘900 ha avuto luogo.

Ezio Mauro all'Aut Aut Festival

‘Anime prigioniere’, è questo il libro del giornalista da cui è stato tratto lo spettacolo, ed è proprio il senso di prigionia dei cittadini della DDR (la Repubblica democratica tedesca) che ha preso vita dai racconti alternati dei due ‘interpreti’, mentre alle loro spalle scorrevano le immagini di allora. Una narrazione complessa ma affascinante che ha preso le mosse dal 13 agosto 1961, quando nottetempo si decise di ergere quel serpentone di cemento e filo spinato per bloccare la fuga dei cittadini dell’Est comunista verso l’Ovest, l’altrove della libertà.

I due sul palco hanno fatto vivere al pubblico quei 28 lunghi anni in cui una barriera invalicabile ha separato genitori e figli, mogli e mariti, nonni e nipoti, spaccando in due strade, piazze, palazzi e persino cimiteri. Le loro posizioni nello spazio scenico, unite al gioco di luci che indugiavano ora su uno ora sull’altro, hanno reso plasticamente l’idea di quella contrapposizione tra i due blocchi: Est e Ovest, Comunismo e Capitalismo.

Ezio Mauro all'Aut Aut Festival

Il racconto vorticoso – un’ora e mezza senza nessuna pausa – è stato scandito dalle cronache di ogni mese di quell’anno, il 1989, che ha cambiato per sempre il mondo. Le incursioni frequenti dei due narratori negli antefatti del passato (dal secondo dopoguerra) si sono sapientemente alternate al conto alla rovescia, inesorabile, che ha portato alla caduta del regime e del suo ‘simbolo’ per eccellenza.

Gli anni del ‘mostro’ sono stati raccontati non solo attraverso le decisioni dei potenti ma anche con le storie della quotidianità dei tanti ossessionati dal voler superare quella enorme barriera lunga 156 chilometri. Per quasi tre decenni la fuga è stata la tentazione inconfessabile di migliaia di persone, gente comune così come intellettuali esacerbati da uno stato di sorveglianza e controllo perenni. Uomini e donne, giovani ma anche anziani che, animati dalla febbre per la libertà, hanno tentato con i modi più ardimentosi di oltrepassare quel muro: gettandosi dalla finestra, scavando tunnel nel terreno, attraversando a nuoto il Baltico.

Di muro però si moriva e si cominciò a morire sin dal primo giorno dalla sua costruzione. Cercando di valicarlo più di 200 fuggiaschi vi trovarono la morte, in molti casi sparati dai cecchini che lo presidiavano. “Il Muro stava lì a ricordare il confine, la separazione tra la libertà personale e l’arbitrio del potere. Era il divieto assoluto elevato a monumento e trasformava il cittadino in suddito”. Una barriera assurda che solo progetti assurdi, geniali o disperati che fossero, potevano sperare di violare. Come quello, spettacolare e immaginifico, della coppia che tentò di approdare nella parte Ovest della città a bordo di una rudimentale mongolfiera. L’uomo, solo lui, riuscì a volare sul muro, ma il suo sogno poco dopo si infranse sul suolo, dove si schiantò.

Il muro dominava tutto ma c’era sempre qualcosa che passava tra le sue feritoie: sogni, speranze, idee. “Non si può fermare il vento”, le parole di Mauro sono come un sussurro ma hanno la forza di un grido. Memorabile il momento in cui nello spettacolo irrompe la musica di David Bowie che con il suo ‘Heroes’ ha reso immortale il grido romantico di due amanti separati da quel Muro.

Quella che sembrava un’enorme prova di forza del mondo sovietico a poco a poco finì per mostrare tutta la sua fragilità, la sua arrogante debolezza. Gli ultimi frangenti dello spettacolo raccontano la ‘caduta libera’ del regime che nulla più poteva fare per arginare quella richiesta di libertà ormai matura da parte del popolo.

L’onda inarrestabile delle proteste di piazza di quel fatidico autunno non poteva più essere contenuta. Si arriva così, con un coinvolgente finale, a quella notte memorabile impressa nella memoria collettiva di tutti noi.

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foto di Costanzo D’Angelo