Il flop della ‘via della seta’ molisana. I cinesi investono in tutta Italia, scappano dalla nostra regione
Uno studio dell’associazione Forche caudine attesta il calo della popolazione cinese: -11% in quattro anni per colpa di un mercato interno poco dinamico. Eppure ben due governi regionali – uno targato Iorio, l’altro guidato da Frattura – hanno stretto accordi commerciali che sembra non abbiano prodotto risultati.
In tutta Italia i cinesi spendono e spandono: hanno investimenti e partecipazioni azionarie in molteplici settori, dalla moda (Krizia) all’energia (Ansaldo) fino all’auto (Fiat Fca). Cinesi sono pure i proprietari dell’Inter. Ma le ‘vie della seta’ italiane non sempre sono legate a successi commerciali o ad avventure imprenditoriali produttive.
Basti pensare agli stranieri con gli occhi a mandorla sbarcati in questo ‘buco’ di regione che si chiama Molise: pensavano di poter restare a vivere qui, in questa regione tranquilla. Alla fine pure loro stanno andando via. E forse anche la loro ‘fuga’ legata a motivazioni simili a quelle di altri extracomunitari e riportate nel Dossier migranti 2019: la crisi economica, un mercato statico.
I cinesi, riferisce lo studio dell’associazione Forche Caudine, erano 282 nel 2016. Sono scesi a 266 l’anno seguente. Poi 253 nel 2018 e 251 nel 2019. Oltre l’11 percento in meno in quattro anni. Nel resto d’Italia la popolazione cinese aumenta (+3,8 percento nell’ultimo anno per un totale che ha raggiunto le 300mila unità nel nostro Paese), dal Molise vanno via. In particolare vanno via dalla provincia di Campobasso, dove ce ne sono di più.
“Probabilmente la crisi e lo svuotamento dei paesi incide. Scarso business. Poche opportunità”: queste le spiegazioni fornite da Forche Caudine.
A Campobasso i negozi cinesi sono visti un po’ come il ‘nemico da abbattere’, la causa della crisi di tante attività commerciali locali. E in parte lo sarà pure. Ma anche le attività gestite dagli stranieri hanno avuto le loro difficoltà: fino a qualche anno fa in città c’erano due ristoranti cinesi, uno in via Montello, l’altro in via Roma. Quest’ultimo ha chiuso. Così come hanno abbassato le serrande anche altre attività che non sono riuscite ad attirare la numerosa clientela che nel capoluogo frequenta i negozi cinesi.
In tutta Italia, la popolazione cinese aumenta. In Abruzzo, osservano ancora da Forche Caudine, si è passati “dai 4.263 del 2016 ai 4.377 del 2019. Ben 114 in più. Con la provincia di Teramo che fa la parte del leone ospitandone circa la metà. Ma la crescita si registra anche in altre regioni abbastanza simili alla nostra, come la Basilicata (da 798 a 906). Rilevante l’incremento costante in Lombardia: oltre settemila in più negli ultimi quattro anni (da 62.057 a 69.112). Nel Lazio sono oltre tremila in più”.
Eppure qualche tentativo per attirare investimenti cinesi e aprire una via della seta ‘Molise-Cina’ pure sono stati fatti. Risultati prodotti? Forse nessuno.
La prima iniziativa in tal senso risale al gennaio 2010: dieci anni fa, all’hotel Europa di Isernia l’incontro tra l’allora governatore Michele Iorio e una delegazione cinese della regione del Nanhu “interessata ad allacciare rapporti istituzionali, commerciale e culturali con il Molise”, si legge nelle cronache e ricordate da Forche caudine. La delegazione era guidata da Jinren Lu Randy, funzionario del governo cinese che si occupa di investimenti per conto del distretto di Nanhu. Era composta – riportavano i giornali molisani – da Xujing Bao, imprenditrice nel mondo della moda, e Huang Enrico, V. Director per i Rapporti Italia-Cina – Small e medium enterprises Association. Iorio aveva incontrato gli stessi imprenditori a Sydney. Tra gli obiettivi: “La creazione di stabili rapporti commerciali tra gli imprenditori cinesi e quelli molisani soprattutto nel campo della moda e dell’agricoltura e la concretizzazione di comuni progetti di interscambio formativo ad alto livello scientifico tramite le Università del Nanhu e l’Università del Molise”.
Un altro accordo di cooperazione tra Molise e Cina è stato siglato a marzo 2015 nel settore agricolo dall’allora governatore Paolo di Laura Frattura. La delegazione cinese a Palazzo Vitale era guidata dal viceministro Guo Yingguang e composta da rappresentanti del governo e delle amministrazioni pubbliche della provincia di Shanxi. Le dichiarazioni: “Una straordinaria occasione di crescita, cooperazione e scambio di conoscenze nel settore agricolo. Con l’intesa siglata oggi, ne siamo certi, gettiamo basi comuni e solide per costruire nuove opportunità per le nostre imprese. Mi auguro che questo sia il primo di una lunga serie di incontri tesi a favorire concreta collaborazione fra Cina e Molise”.
Un articolo dell’epoca riporta: “Piantagioni di mela, produzione di birra, succhi di frutta e vino, i settori di maggior interesse della delegazione cinese che, nell’arco della giornata, ha visitato con grande entusiasmo alcune aziende agricole a conduzione prevalentemente familiare”.
Cosa hanno prodotto tali accordi? Forse quasi nulla. Il polo della moda, ad esempio, non è pervenuto nonostante l’esperienza dei cinesi nel settore. Basti pensare alla Chinatown di Prato.



