Il caso Termoli: il consiglio nega cittadinanza a Liliana Segre per “inammissibilità”

Alla proposta delle minoranze di conferire la cittadinanza onoraria alla senatrice Liliana Segre la maggioranza ha opposto ragioni tecniche di 'inammissibilità' che a tratti sono parse pretestuose. Alla fine la mozione non è stata neanche discussa e a nulla sono valsi gli appelli del primo firmatario Scurti (Pd): "Andate oltre il regolamento"

Termoli non darà la cittadinanza onoraria alla senatrice Liliana Segre, così ha deciso il Consiglio Comunale. O meglio, così ha deciso la maggioranza che ieri, 19 dicembre, quando si è trattato di discutere il relativo ordine del giorno ha scelto di ‘non discutere’, opponendo una mozione d’ordine.

La proposta, proveniente dai dem e poi appoggiata dalle altre due minoranze (Rete della Sinistra e MoVimento 5 Stelle) è stata presto ‘liquidata’ dalla maggioranza di centrodestra. Dopo la presentazione della mozione da parte del primo firmatario, Oscar Scurti del Pd, a prendere la parola è stato il consigliere della Lega Annibale Ciarniello che ha illustrato la inamissibilità della richiesta, argomentandola con gli articoli del regolamento comunale sul tema. In pratica, per conferire un’onoreficenza sono necessari alcuni requisiti: il soggetto dovrebbe avere avuto i natali qui oppure dovrebbe essere riconducibile il suo legame con il territorio. “Non è così in questo caso”.

Scurti consiglio comunale

Pronta la replica di Scurti: “Se c’è o meno inammissibilità lo decide il Presidente dell’assise e lo fa eventualmente prima che la mozione arrivi in Consiglio”. Ma al di là degli aspetti tecnici e regolamentari, è parso evidente come la questione fosse oltremodo politica, forse ideologica.

Anche perché a mettere poi benzina sul fuoco della diatriba tra maggioranza e minoranza ci ha pensato il consigliere Francesco Rinaldi. Nonostante l’incipit – non dissimile da quello di Ciarniello – sulla condivisione morale della proposta, i toni si sono presto scaldati. Il consigliere di FI, leggendo il testo della mozione dem, ha contestato a mo’ di dileggio alcuni singoli punti. “Leggo che la senatrice Segre porta la sua testimonianza sulla Shoah da 30 anni. A me risulta che 19 anni fa scrisse il suo primo libro”. E ancora: “La senatrice Segre porta quotidianamente la sua testimonianza anche nel Senato della Repubblica. Ha fatto solo un intervento in Senato”. Poi la conclusione, anche questa ‘animata’: “Se anche la votassimo, la proposta sarebbe poi improcedibile”.

Viste le premesse appena descritte, è subito parso impossibile un cambio di rotta della maggioranza. Ci ha pensato ancora una volta un ‘basito’ consigliere Scurti a difendere l’opportunità di quel voto. “Vi invito ad andare oltre. Non si può liquidare questa questione con ragioni di regolamento”. Ricordando il dovere morale della memoria – specie ora che sembra di assistere ad un ‘revanscismo’ antisemita dai contorni preoccupanti e ad un esacerbarsi del clima d’odio, ndr – il consigliere del Pd ha invitato gli altri componenti del Consiglio a dare un messaggio politico forte. “Le parole di odio rivolte, recentemente, contro la senatrice e, attraverso lei, contro ogni minoranza presente nel nostro territorio italiano richiedono una chiarissima e indiscutibile dichiarazione di tutela dei diritti universali delle donne e degli uomini”.

Ma l’appello è caduto nel vuoto e la voce di Scurti – visibilmente contrariato – è rimasta isolata nel silenzio generale. La pregiudiziale proposta da Ciarniello alla fine passerà con tutti i voti della maggioranza e dunque la proposta di conferimento della cittadinanza onoraria alla senatrice superstite di Auschwitz non verrà neanche discussa, tantomeno messa ai voti.

Mentre da Nord a Sud d’Italia si susseguono le richieste – spesso, anche se non sempre, accordate all’unanimità dai Consigli comunali cittadini – Termoli pare andare controcorrente. Anche rispetto ad altre città della regione come Campobasso e Petacciato. Dopo il capoluogo e proprio due giorni fa, infatti, il Comune costiero guidato da Roberto Di Pardo ha deciso di onorare la senatrice a vita, che oggi vive sotto scorta.

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