Gli allucinati del crack e i pusher sprovvisti: “L’ho finito, dove ca… lo prendo?”, “Te lo porto io, con questo non ti supera nessuno”

Rilevante la richiesta: giovanissimi, molti anche minorenni, bussavano alla porta dei maggiori indagati - nell’ambito dell’inchiesta della squadra mobile - alla disperata ricerca della sostanza. Eppure i danni provocati dalla coca fumabile sono devastanti e la dipendenza è rapidissima. Gli effetti aumentano fino a stimolare paranoia, allucinazioni e deliri

Sembrava poco richiesta, almeno a Campobasso. Invece le relazioni della squadra mobile su decine e decine di pedinamenti, appiattamenti e intercettazioni parlano chiaro: dopo la cocaina “cruda” è il crack una delle sostanze più gettonate.

Quella che spesso è oggetto di discussione tra gli indagati. “Con questo – si sente in una delle conversazione tra trafficanti e spacciatori finiti sotto misura – nessuno ti passa avanti, quindi il crack te lo porto io e resta un affare tra me e te”.

Per un’operazione come “Pinocchio”, che segue “Lungo mare”, “Drug market”, “Pensa” ci sono altre organizzazioni che sono già passate al contrattacco. Perché il consumo di droga è un fenomeno pauroso.

L’offensiva – e lo aveva annunciato anche il capo della procura Nicola D’Angelo proprio durante la conferenza stampa – è massiccia. La presenza di spacciatori e trafficanti è capillare: per uno che finisce in carcere o ai domiciliari c’è pronto un altro che colma il vuoto, sostituisce le pedine dell’ organizzazione finite nella rete di polizia e carabinieri.

Il boom, perché di questo si tratta, viene collegato anche al vertiginoso aumento di consumo del crack, la cocaina popolare, il nuovo flagello che da mesi ha infranto le fragili barriere dei giovani molisani facendo schizzare in alto il consumo di droga e la diffusione degli stupefacenti.

I clienti fermati dalla squadra mobile di ritorno dalla “casa dello spaccio”, (via quiricio, via Toscana o Campodipietra) in questi ultimi sei mesi hanno comprato anche duecento euro di cocaina a settimana per uso personale. Poi cento euro ogni cinque giorni, 50 euro ogni due giorni. Fiumi di soldi e di morte.

Vite appese ad un filo in più di un’occasione e l’indifferenza degli stessi che a cambiare condotta non ci pensano un istante. Anzi: perfezionano i metodi per sfuggire ai controlli. E acuiscono l’ingegno per depistare eventuali indagini.

Così Massimiliano, un consumatore, chiede ad uno dei pusher finiti in carcere dieci euro di sostanza. Vorrebbe il crack ma non può perché “a Campobasso è troppo costoso” e dice pure che il giorno prima “gliel’hanno proposto a 50 euro una bustina”.

E dopo Massimiliano, alla porta bussano Antonio, e poi Stefano, Matteo, Luana, Nicola… chiedono il crack ma “l’impresa” dello spaccio ne è sprovvista.

“E’ finito – dicono due degli maggiori indiziati – , crack non ce ne sta, dove cazzo lo vado a prendere mo? Non ci sta”.

Tutto però gira attorno alla coca. Che nel caso del crack è “fumata” con un metodo di cottura speciale che la rende simile ad un “pezzo” di cannabis ma più pericolosa per la salute. L’assunzione di cocaina cotta e fumata (tramite una pipa oppure una bottiglia) crea dipendenza anche al primo tiro, rispetto a quella sniffata e si chiama appunto crack.

Lo si capisce già solo dalle pagine dell’ordinanza che i giovani che suonano al campanello di Margherita Mandato, oppure squillano al telefono di Massimo Amoroso o di Matteo Guerra hanno un solo interesse: assumere crack, cocaina, eroina.

Tanti di loro sono realmente insospettabili, molti ancora minorenni.

Pezzi di vita formalizzati in righe dattiloscritte dalle quali viene fuori in tutta la sua crudezza il mondo infernale di questi giovanissimi campobassani. Hanno annullato tutto ciò che è la vita, dai bisogni base come l’alimentarsi a quelli sociali ed affettivi. Si sono chiusi in un mondo di paranoie, allucinazioni ed autodistruzione. Pensano soltanto a come procurarsi il denaro e anche quando gli agenti della Mobile li convocano in questura all’uscita la prima cosa che fanno è stabilire l’appuntamento con lo spacciatore per “un paio di dosi” .