Denuncia turni disumani, medico richiamato all’ordine dalla commissaria Asrem. Rischia il licenziamento

Il dottor Giancarlo Totaro in un lettera aperta alla Commissaria Asrem Virginia Scafarto esprime tutto la propria amarezza per il comportamento adottato nei suoi confronti. 'Redarguito' per aver divulgato all'esterno le condizioni al limite in cui si lavora nel suo come in altri reparti del nosocomio termolese, il medico afferma. "Anche se rischio il licenziamento ritengo che sia un dovere morale nei confronti di me stesso, della mia famiglia e dei miei concittadini difendere l'ospedale"

L’ostinazione per un diritto, quello di parlare, per difenderne un altro, quello ad avere una sanità pubblica che funzioni.  È una lettera aperta ‘di fuoco’ quella che il dottor Giancarlo Totaro ha inviato alla Commissaria sanitaria Virginia Scafarto dopo un colloquio avuto tra i due lo scorso 29 novembre.

Il dottore del Laboratorio analisi del San Timoteo era stato infatti convocato e, fuori dall’orario di servizio, si era presentato a Campobasso. “Io credevo di essere stato chiamato per discutere delle problematiche che interessano il reparto”. La convocazione invece si è rivelata una sorta di ‘richiamo all’ordine’. E oggi il dottor Totaro, che mai ha avuto il timore di esprimere le sue posizioni, sente il dovere di dire anche questo.

C’è molta amarezza nella sua lettera e nella sua voce. Quella di chi denuncia le carenze di un ospedale che si sta smantellando pezzo dopo pezzo e che per questo viene redarguito, perché ha divulgato pubblicamente lo stato dell’arte e le sue opinioni. “Io difendo da tempo immemorabile, dal 2000, l’Ospedale di Termoli. Questa cosa evidentemente per qualcuno non va fatta”. Ma lui ne rivendica il diritto e non perde la voglia di ‘lottare’. “Ritengo che sia moralmente doveroso nei confronti della mia famiglia e di tutti i miei concittadini, tutti loro hanno il diritto (e sottolinea questa parola con la voce, ndr) di sapere come stanno le cose”.

Una situazione che è in realtà sotto gli occhi di tutti, con interi reparti che annaspano, in primis, a causa della carenza di personale. Il caso del Laboratorio analisi è emblematico, sebbene non sia il solo, che si ritrova – come riportato anche nei giorni scorsi su Primonumero.it – in una situazione al limite del collasso. Il caso dell’infermiera che si è sentita male due volte nel giro di pochi giorni, tanto da finire al Pronto Soccorso dopo l’ultimo malore che ha avuto mentre era al lavoro, dice tutto. Ed è proprio questo episodio, segnalato dal dottor Totaro a mezzo stampa, che ha innescato la reazione a catena fino alla convocazione del dottore termolese nella Direzione sanitaria del capoluogo. Per il dottor Totaro, sebbene non siano queste esattamente le sue parole, si tratta di un ‘assurdo’. “Invece di pensare al motivo per cui è successo un episodio simile, si pensa a chi lo ha denunciato e divulgato”.

Il dottor Totaro è un fiume in piena di rabbia e dolore ma non vuole passare né da eroe né da vittima che subisce. Il rischio che sta correndo è altissimo e si chiama licenziamento.È una situazione pesantissima, per me e per la mia famiglia. Ma nonostante ciò io sento il dovere di dire le cose come stanno, assumendomi tutti i rischi e tutte le responsabilità”. Richiama il giuramento di Ippocrate e il dovere morale di un medico di battersi per la sua comunità e per il suo diritto alla salute. Pochi lo hanno fatto, di qui un accorato appello ai suoi colleghi a fare altrettanto. “Da medico ritengo mio dovere difendere l’ospedale, se continuiamo a stare in silenzio e a nasconderci ci ritroveremo senza ospedale senza nemmeno rendercene conto”. È un invito ad agire per ‘senso della collettività’, scacciando la paura – seppur legittima – di correre dei rischi. “Non potete immaginare con quale dolore sto correndo il rischio di essere licenziato, non è facile per un medico che si è dedicato a questo lavoro per tutta la vita”.

Richiama i suoi colleghi – a chi come lui ha una responsabilità all’interno dell’ospedale –  a farsi avanti, ad alzare la testa e a farsi sentire. “Chiedo a tutti coloro che fino ad oggi non hanno aperto bocca, e siamo in pochissimi ad averlo fatto, di tirare fuori un po’ di dignità. Se facciamo gruppo possiamo sperare di cambiare le cose”.

Sul colloquio, durato più di due ore, con la dottoressa Scafarto il dottor Totaro vuole mantenere il riserbo. Ma dalla lettera aperta indirizzata alla Commissaria (ma anche per conoscenza al Sindaco di Termoli) si evince anche un altro aspetto. Lungi dall’essere un ‘pianto’ o un ‘lamento’, la missiva chiede conto del perché una simile convocazione sia stata fatta solo a lui e si chiede altresì di tenere eventualmente lo stesso comportamento con tutti gli altri che si sono espressi pubblicamente sulla questione dell’ospedale, denunciandone le carenze. “Mi vogliono forse mettere sul banco degli imputati? Io non mi tiro indietro. Ma se devo essere accusato di qualcosa mi si faccia un provvedimento disciplinare, io ne accetterò le conseguenze”.

Come dire, no ad un bavaglio ‘ad personam’. Il medico si chiede poi, retoricamente, perché si teme che venga fuori la verità, “se si ritiene che tutto sia normale, perché tacerlo?” . E cita quello che lui chiama il ‘metodo Larino’, uno smantellamento silenzioso che somiglia molto a quello che si sta facendo al nosocomio termolese. “Ci stanno riuscendo. Molti reparti, se si va a guardare come lavorano per mancanza di personale, sono già di fatto smantellati”.

E oltre a ricordare l’agonia di tanti reparti – da Urologia a Pediatria, dal Pronto Soccorso al Laboratorio Analisi dove sono rimasti in tre dopo aver perso nel giro di pochi anni ben 17 tecnici, senza che neanche uno venisse rimpiazzato – il dottore in ultimo sottolinea l’ennesimo ‘scippo’. È di pochi giorni fa la nomina a direttore sanitario facente funzioni del dottor Sassi. “Praticamente un direttore a cottimo con Campobasso”. Un altro tassello verso il depauperamento dell’ospedale, per Totaro. “Ci hanno tolto anche un interlocutore che sia interno all’ospedale”.